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kaFanA balcani: europa o quasi, commenti dal margine 2012-08-07T08:24:57Z WordPress http://blog.osservatoriobalcani.org/feed/atom lucy <![CDATA[Del carcere e di Goliardo]]> http://blog.osservatoriobalcani.org/?p=635 2012-08-07T08:10:00Z 2012-07-30T19:38:02Z anarchiciHo scoperto di non essere l’unica ad andare a controllare ossessivamente la cassetta delle lettere. Lo fanno anche gli altri e si controllano e consolano a vicenda “Ma a te ti ha scritto? e tu gli hai scritto? Quando? Eh sai in carcere è tutto più complicato, poi l’hanno trasferito. C’era questo mio amico che era dentro gli scrivevano tantissime persone e lui diceva sempre che era fondamentale, che è la noia che ti uccide. Vedrai ora ti risponde”. Eppure è difficile mettere da parte questa sensazione di essere stati abbandonati.

Ho scoperto poi che in carcere quando si spedisce una lettera bisogna mettere dentro uno o due francobolli perché così il detenuto può rispondere e ha delle spese in meno. Però è sempre bene scrivere da qualche parte in bella vista “questa lettera contiene due francobolli” perché le guardie rubano e forse ci pensano un attimo in più con questa didascalia nella lettera, “é una mini assicurazione - mi dice uno - certo se la guardia vuol rubare ruba lo stesso, ma almeno sa che il detenuto sa”. (che possa fare il detenuto quando sa è un mistero, ma insomma..).

Invece c’è anche un altro modo più sicuro: dentro la busta si inserisce un’altra busta affrancata con l’indirizzo del mittente. Quella è veramente difficile da rubare. Io ho scelto quest’ultimo metodo, ma ho messo anche un francobollo in più libero nella busta. Ho solo paura di aver superato il peso della lettera ordinaria e che poi me lo rimandino indietro.
Nel frattempo si aspetta, ci si ritrova e si parla dell’ultima volta che si è visto il detenuto di quello che gli si è detto. Poi ci si accorge che alla fine non è morto e ci si scambia informazioni sulla famiglia, sull’avvocato, sul carcere. Che alla fine c’è carcere e carcere c’è cella e cella e la sezione dei definitivi è sempre un po’ meglio di quella dei detenuti in attesa di giudizio. Che alla fine i “politici” sono tenuti un po’ più in considerazione e però speriamo non rompa troppo i coglioni perché è sempre meglio che il direttore del carcere ti veda di buon occhio piuttosto che come un rompiscatole. Perché dal direttore dipende quasi tutto rispetto alla vita dentro.

E poi ho scoperto gli anarchici a Roma. Un botto.  E tanti nel quartiere più radical chic della capitale.
Per me gli anarchici erano solo quelli di Carrara del FAI, quelli che provai a convincere a farmi vedere l’archivio di Goliardo Fiaschi, anarchico che aveva fatto la resistenza a 14 anni e nel dopoguerra era andato in Spagna con uno che si dice volesse fare un attentato a Franco.
Goliardo Fiaschi e l’anarchico Facerias furono fermati nel 1957 a Barcellona dalla Guardia Civil. Lo spagnolo fu ammazzato sul posto, il carrarino fu condannato a 20 anni con un processo farsa. Estradato dopo 8 anni in Italia (illegalmente perché non c’era l’estradizione tra Italia e Spagna), Goliardo finì di scontare la pena nel suolo patrio per un processo che gli fu fatto in contumacia per una rapina compiuta alla fine degli anni cinquanta, per la quale lui si dichiarò sempre innocente. Uscì solo nel 1974.

Di Goliardo mi piacevano varie cose, che fosse riuscito a resistere 18 anni in galera senza aver fatto niente scrivendo lettere su lettere ai vari presidenti della repubblica e soprattutto quest’ossessione per i cuori. Disegnava fogli e fogli pieni di cuori colorati, assolutamente inquietanti e chissà che cazzo volessero dire. Poi mi piaceva il fatto che fosse tornato a Carrara, avesse aperto un circolo culturale, messo su un archivio che ora stanno cercando di sistemare, ricominciato le sue battaglie politiche per l’ambiente e quant’altro e che poi abbia deciso di morire, in un letto d’ospedale, a cent’anni esatti dall’attentato di Gaetano Bresci ad Umberto I - quello sì riuscito -  il 29 luglio del 2000.

Bhe il gotha del Fai Carrarino non mi lasciò mai scrivere la biografia di Goliardo Fiaschi ne’ mi permise di andare nel suo archivio. Non si fidavano perché non ero una di loro. Inizialmente mi dissero di sì che però dovevo fargli leggere quello che scrivevo. Poi dissero no, con la scusa che doveva uscire prima la sua autobiografia - ovvero ore di intervista dettate ad un altro ricercatore che poi anche lui abbandonò l’impresa. Chissà che fine ha fatto l’autobiografia di Goliardo.

Ma ecco in quel bar nel quartiere radical chic in dei momenti sembrava un po’ di essere nel circolino culturale di Carrara negli anni cinquanta. Perché lì puoi chiedere che vuol dire essere anarchici e sentirti rispondere che vuol dire lottare per la fine dello sfruttamento dell’uomo sull’uomo. Allora ti guardi intorno per vedere se ci sono gli scooter o gli iphone, per assicurarti di non essere stato risucchiato in uno squarcio spazio temporale all’inizio del secolo scorso.
E poi succede che anche lo Stato sembra essere rimasto alla stessa epoca, fedele a certe tradizioni. E, ancora nel 2012, se deve incolpare qualcuno di qualcosa di veramente grosso, prende un paio di anarchici e li sbatte in galera. Perché in fondo sono sempre figli di un dio minore.

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lucy <![CDATA[Riflessioni dall’altra parte del check point]]> http://blog.osservatoriobalcani.org/?p=624 2012-08-07T08:10:06Z 2012-06-14T23:59:26Z foto-2-0011Israele mi innervosisce sempre non c’è verso, perché è come una madre isterica a volte sorride ma a volte ti dà dei marrovesci assurdi. E non sai mai in quale momento stai per entrare. E a lei piace così, piace la tensione, non conosce altro, ne ha fatta una forma di sopravvivenza. Perché secondo lei è normale vedere tutti questi ragazzi vestiti da militari con la mitragliatrice a tracolla, mentre ascoltano l’ipod, aspettano l’autobus, chiacchierano..Perché secondo lei è normale fargli fare due anni di militare, gli uomini farli ritornare una volta l’anno per il “dovere”, e mandare questi ragazzi in un bus al check point di Qalandia,  prendere un po’ di passeggeri palestinesi scegliendoli a caso e mandarli al tornello.  La tua vita dipende dal ditino della soldatessa-ragazzina che fa te, te, te e te giù. Me? yes you (Naturalmente in quanto straniera che vieni dalla parte palestinese sei un obiettivo facile). Adesso ho capito perché l’autista del bus mi ha fatto pagare solo metà corsa, l’altra al prossimo bus al di là del check point.
E allora tutti in fila davanti ad un tornello fermo che solo dopo un po’ inizia a far passare due per volta. Ma quanto dura in genere? chiedo. Ma quanto pare a loro, non si sa. Rabbia, si respira rabbia. Ogni tanto viene il soldato dall’esterno delle sbarre indica con l’antenna della ricetrasmittente qualcuno per farlo passare avanti, donne famiglie o persone, dice qualcosa, ogni tanto qualcuno risponde, qualche ragazza con i libri in mano per andare all’università magari o qualche ragazzo che assume la stessa aria da bullo del soldato per competere in bullaggine, peggio. Poi scatta il meccanismo in cui ti avvicini al tornello e dalla rabbia passi alla voglia di uscirne e assumi qualsiasi atteggiamento che possa facilitare il passaggio dall’altra parte, collabori. Poi a vedere il documento ci sono due ragazze carine, che sorridono e sono tranquillissime e dici però vedi dai Israele non è così cattiva, sono ragazze, sorridono. E il cervello ti va in pappa.

Poi vai di là, più lontano dagli arabi e dai check point (leggi tel viv) ed è ancora più assurdo vedere lo stile di vita occidentale, la grande

fotocittà, la spiaggia i locali, i giovani alternativi che fanno finta che il conflitto non esista, salvo poi girare armati e vestiti da militare. Aleggia per le strade di Tel Aviv una rimozione gigantesca, protetta da alcune parole d’ordine e frasi “la sicurezza”, “e ma vedete voi in Europa come ci avete ben difeso”, “noi non abbiamo nessun altro posto dove andare”, “tutti ci odiano”, “Tutti ci vogliono fare la pelle e cacciare nel mare”. (Sono un po’ i serbi del medio oriente, ma con la bomba atomica).

E la cosa che fa ancora più specie sono gli ebrei delle altre nazioni che vengono, comprano casa nella terra promessa (contribuendo all’aumento dei prezzi immobiliari in maniera decisiva) e si aggirano con aria sognante per le città di questa giovane nazione che in pochi anni ha fatto tanto.
Quando sono scesa dal pulmann a Tel Aviv mi sono avvicinata a due autisti alla stazione dell’autobus per avere informazioni, uno parlava italiano, la prima domanda che mi ha fatto è “sei ebrea”? Mi ha fatto troppo specie questa domanda, e alla mia risposta negativa mi ha chiesto “e che ci fai in Israele?” Ma non era aggressivo, era sinceramente interessato, anzi dopo mi si è attaccato perché ero Toscana e lui ha  fatto l’accademia d’arte a Carrara e ci ritorna ogni anno a lavorare nei laboratori degli scultori carrarini ed ha studiato con Arnaldo Pomodoro nell’82 e mi ha fatto vedere il suo ultimo quadro sul telefonino chiamato Italia, bello tra l’altro, me l’ha descritto per filo e per segno nelle dimensioni e nella consistenza, ha aspettato che arrivasse l’autobus mio, ha parlato con l’autista, si è assicurato che mi dicesse quando scendere e mi ha fatto ciao ciao con la manina dalla banchina mentre il bus partiva.
Neanche fosse i’ mi babbo.
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lucy <![CDATA[Alice a Erez (attenzione contenuto altamente volgare)]]> http://blog.osservatoriobalcani.org/?p=618 2012-06-11T09:21:47Z 2012-06-11T09:21:47Z tornello1La sensazione di tristezza che ti prende quando lasci Gaza viene mitigata solo dall’incazzatura che ti provoca il controllo a Erez quando entri in Israele, quando ti fanno lasciare tutto quello che hai, ti fanno aspettare davanti a mille porte chiuse, poi l’omino delle valigie indica “1234″ andate. Scatta il verde della porta di fronte a te.. entri in un’altra stanza di fronte al bodyscan, aspetti, tocca a te,  passi, e ti infilano in uno scompartimento tipo quello dei cavalli prima della partenza di una corsa. Un ragazzino da un ufficio in alto guarda la scena prende il telefono e chiama l’omino del body scan e fa rientrare prima la signora palestinese e poi me dentro il body scan, gambe divaricate in senso longitudinale mani in alto palmi rivolti verso di me.  Quindi in una posizione leggermente diversa da quella  precedente. Penso che forse il  mio assorbente interno li ha insospettiti. La signora però mi sembra in meno-pausa, ma forse a pensarci bene no magari c’ha le mestruazioni pure lei.

Poi di nuovo nello scomparto da cavallo. Ancora aspettiamo,  il ragazzino riprende il telefono indica e dice qualcosa,  di nuovo prendono la signora palesitnese e la fanno entrare nel bodyscan. porca troia  inizio a suonare il campanello dello scomparto da cavalli, non ci rientro per la terza volta.. allora mi aprono e mi dicono di entrare nella porta numero 4 (ci sono porte ovunque numerate).  Stanza con le pareti un po’ più alte, e due o tre porte di comunicazione e tre sedie. Mi siedo e aspetto. Ad un certo punto mi sembra di sentire una voce, inizio a girare la testa disorientata tipo ray charles quando canta per capire da dove viene. “voltati” mi volto,  ”Guarda in alto”  forse è così che mosè ha ricevuto le tavole della legge? oppure come alice o mangiato un fungo allucinogeno e  non me ne sono resa conto. “guarda a sinistra. ancora a sinistra”, “in alto”.  E’ lo stupido ragazzino che mi dice di aprire la porta davanti a me e di sedermi sulle sedie di questa stanza  successiva.  Faccio il saluto  militare e mi siedo. Poi arriva una voce femminile  che mi fa entrare in una ulteriore stanza questa non è asettica come le altre, sono su una grata vuota sotto,  c’è  una finestra , uno scanner per valigie e  quello che mi sembra un letto per neonati (?) brutta e degradata.. non mi piace, sembra una brutta stanza per gli interrogatori, c’è  una porta , prendo  il pomello  è aperta, felice esco  sperando di aver finito. e di nuovo la voce dall’altro. “Rientra in quella stanza!”. Cazzo Alice hai sbagliato un’altra volta.
Finché dalla finestra della stanza non arriva una ragazza e attraverso il microfono non mi dice di togliermi la maglietta e metterla sul nastro dello scanner per valigie. Perché sono passata due volte dal bodyscan? é la procedura mi fa. Sì vabbè comunque ho un trattamento speciale. Mi dispiace mi dice.  ’Sti cazzi penso mentre mi tolgo la maglietta. Ma in reggiseno capisco qual è il problema: non ci potevano credere che avessi tutte quelle tette.

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lucy <![CDATA[gazeing]]> http://blog.osservatoriobalcani.org/?p=601 2012-06-07T17:12:38Z 2012-06-07T14:14:57Z carrettoIl caldo di Gaza è bollente, non è solo perché bisogna essere coperte perché altrimenti si offende il pubblico pudore, ma il sole picchia e non c’è un filo di vento, ho l’impressione di essermi bruciata le labbra, l’unico pezzo sporgente del mio corpo. Qui al centro culturale l’acqua minerale si è confusa con quella filtrata e quindi solo desalinizzata, quindi boh. Insomma non sto bevendo da stamattina quindi probabilmente morirò disidratata..

Ogni cinque minuti i gazauoi ti chiedono “allora com’è gaza?” la risposta che mi sono data io è “molto viva” e se uno insiste “la gente di gaza è molto bella”.

sì perché dire che Gaza è bella è un po’ un azzardo. Si può al massimo dire che Gaza è:
— un casino entrarci, ma non per me  il governo israeliano mi ha fatto subito un tesserino temporaneo e ora tutti pensano che sia una spia. Anch’io inizio a pensarlo.
— facile entrarci  perché a Erez, viste le ristrettezze di permessi per entrare e uscire , non c’è nessuno quindi niente coda. Altro che Qalandia per andare a Ramallah da Gerusalemme.

[Qalandia è] L’altro giorno non c’era un bus che andasse direttamente in città tutti si fermavano al check point. Lì scendi, passi due tornelli, e sei nel delirio del traffico dall’altra parte. Ti si avvicina un tipo equivoco “taxi? special taxi only for you..” e indica un minivan evidente  appena uscito da un sequestro di persona finito male, con la plastica dei seggiolini staccata a morsi dal precedente sequestrato, orribile. Non so cosa fare, ho speso troppi soldi in Israele per prendermi un taxi pulito e allora mi sono attaccata a due donnine tipiche, grasse con il vestito nero, il fazzoletto colorato in testa, otto sacchetti di plastica per mano, urlanti e sorridenti. Superiamo il parcheggio, c’è un po’ di odore di gas lacrimogeni perché il coloni hanno dimostrato contro la  minacciata demolizione di alcune case costruite sul terreno privato di un altro (palestinese, che te lo dico a fare), il bus che era dall’altra parte del check point è passato ma non ci fa risalire (boh cose ancora incomprensibili per me). C’è la rotonda ci sono mille macchine, e altri mezzi l’uno sopra l’altro, le donnine ogni tanto si fermano urlano qualcosa a qualcuno, questo risponde e cambiano direzione. Io dietro con il trolley pensando che m si incastreranno le rotelline su quella polvere malefica.  Facciamo mezzo chilometro a piedi, le donnine scartano tutta una serie di offerte “taxi??” “taxi??” io decido che faccio come loro fino che non arriviamo al taxi collettivo,  quello giusto, che ci porta in città.

Gaza è:
un lungo tunnel nella terra di nessuno tra Erez israeliano e  il  check point di Hamas (4 e 4 - ar arba o qualcosa del genere). Il tunnel è un tetto chiuso da grate ai lati. Oltre le grate qualche raro carretto con il cavallo che passa e il conducente che ti guarda come fosse allo zoo. Surreale.

Gaza è:
Il mio ospite israeliano che mi abbraccia, mi guarda con aria contrita. E dopo un po’ di silenzio denso di preoccupazione dice ‘dai andrà tutto bene e tornerai sana e salva a Gerusalemme’.
Mia madre che fa una cosa simile però al telefono e sostituendo Firenze a Gerusalemme e per tirarsi su mi parla di Max.

Gaza è:
viali lunghi di polvere con palazzoni ai lati e tantissimi altri palazzi che vengono costruiti.
macchine con il parabrezza attaccato con lo scotch, carretti trainati da cavalli pieni di bambini sopra. motociclette guzzi o simili guidate senza casco (che te lo dico a fare) e sopratutto TUTTI che suonano il clackson. Continuamente e a caso.
Gaza è:
p1130664Il nuovo lungomare fatto fare da Hamas dove si trovano le mamme con i bambini e però per preservarlo non ci possono passare i carretti con i cavalli come testimonia il cartello.

Gaza è anzi non è:
Pericolosa assolutamente. Ma e i bombardamenti che ogni tanto fa Israele? ma sappiamo dove bombarda. Come? .. siamo di  qui, lo sappiamo.  A Gaza non si sta male c’è sempre dell’azione. (ecco qui mi ha ricordato troppo il kosovo del nord. pazzi sotto (auto)assedio anche loro).

Gaza è un porto con quasi tutte le barche a riva perché la  marina israeliana permette la pesca  - e qualsiasi uscita in mare  - entro tre miglia dalla costa e  e la vera pesca si inizia dopo le cinque miglia. Eppure il  pesce di Gaza è famoso in tutta la Palestina. Oggi il pesce di Gaza è comprato dai pescatori egiziani, direttamente in mare aperto, o quello d’allevamento importato da Israele. Alcuni pesci arrivano dai tunnel del contrabbando con l’Egitto. Diceva un pescatore - ristoratore che compravano anche gli avanotti da israele per allevarli, ma succedeva sempre che chiedevano alla ditta che li preparava per l’esportazione dodici ore di ossigeno per farli sopravvivere e i doganieri israeliani, li tenevano fermi almeno 13 e gli avanotti arrivano tutti morti.

Gaza è Vittorio Arrigoni, che qui si sente e si vede ovunque, nei

vik

graffiti nelle foto e nei ricordi. Un buco nello stomaco per tante persone. “Sono uno dei primi che lo ha conosciuto quando è arrivato nel 2008 - dice A. - cantavamo Bella ciao all’hotel al Deira e poi lui mi sollevava di peso. Quando è successo mi hanno tenuto in prigione per due giorni e mi chiedevano se conoscevo vittorio arrigoni io dicevo no, no, non lo conosco. e loro dicevano che c’erano le mie chiamate sul suo telefonino. Poi mi hanno fatto vedere la foto e ho detto ‘ma questo è vik il mio amico’ per tutti questi anni lo avevo sempre conosciuto come viktor o vik”.

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lucy <![CDATA[flusso di coscienza sul settore immobiliare a roma]]> http://blog.osservatoriobalcani.org/?p=591 2012-03-25T21:55:48Z 2012-03-25T01:39:57Z 432212_10150738167715348_518955347_11481262_1575133384_nL’argomento più dibattuto a Roma è la casa. In tutte le salse. Casa da comprare, casa da affittare, camera, monolocale, con giardino, balcone, termo-autonomo, in condivisione o soli. Il piano casa della Polverini…  E le zone, chi teorizza il fuori Roma casetta magari in campagna con lo spazio fuori e chi dice che poi farsi tutto il traffico per lavorare a Roma non ha senso. Roma nord più fine ma collegata male, Roma sud collegata ma coatta? Scegliere in base agli amici o in base alle scuole per i figli? Trastevere e Prati vanno escluse. La Garbatella ex quartiere di case popolari ora è un gioiellino, organizzano visite turistiche al quartiere, quindi è fuori budget. Le pagine di internet più sfogliate sono quelle di Portaportese. A quanto è il metroquadro? qui siamo a 4/4.500 ed è Torpignattara.

Ora i giovani stanno comprando a Centocelle, quartiere popolare per eccellenza, un po’ fuori anche se alla fine ci sono i lavori per la metro C. Certo tutti sanno che non arriverà mai la metro C a Centocelle, che non ci sono i soldi per fare due stazioni in più a tiburtina, figurati se arrivano qui nel profondo est. Ma il quartiere è accogliente, una città più che una borgata, le case costano poco e se sei giovane c’è il Forte Prenestino,  un forte militare occupato famoso per la festa del primo maggio.

Ed anche tu cominci a girare con il naso per aria per vedere i cartelli affittasi, ma anche quelli vendesi. Inizi a visitare case, così senza neanche accorgertene. Ad intrufolarti nei cancelli per dare magari un’occhiata più da vicino. Oggi ho visto su internet una casa che vendono e affittano che avevo visto in una delle prime domeniche passate a Roma passeggiando su via del Mandrione, la via delle puttane descritta da Pasolini, dove c’erano le baracche appoggiate all’acquedotto romano abitate dai rom abruzzesi in condizioni di estrema povertà e precarietà. Le baracche del Mandrione furono smantellate dal sindaco Petroselli e i suoi abitanti mandati nelle case popolari di Spinaceto (quello di Nanni Moretti in Caro Diario “Eh però Spinaceto, pensavo peggio”). Oggi l’acquedotto dalla parte della via è pulito e vuoto, dal lato opposto c’è chi invece si è costruito delle signore case appoggiate, senza nesuna remora, all’acquedotto Felice.

Le uniche case rimase su via del Mandrione sono quelle del lato opposto, a ridosso della ferrovia. Quella che ho rivisto su internet è di circa 60 metri quadri, con un po’ di verde intorno a 600 euro. Un affare. Bisogna solo capire se, vista la vicinanza ai binari, ti fanno fare il casellante.
Anche se a  pensarci bene ho l’impressione che tutte le case che ho visto siano accanto ai binari di un treno, io sto accanto al treno, liena roma napoli. La mia amica sta accanto a termini (tutte le linee), un’altra mia amica sta sui binari del treno all’inizio di via prenestina.
E l’altro giorno invece sono andata a via Montecuccoli e ho visto un appartamento per una mia amica  (sì si fa anche questo) e mi sono resa cosnto che ero già stata lì. Ma sì il palazzo dove hanno girato Roma città aperta. Anche quello accanto ai binari. Anche il portiere Pietro mi riconosce “Ma nun ce semo già visti io e te? Ma certo t’ho fatto vede’ li appartamenti miei! e quelli so’ già affittati ce stanno delle studentesse tranquille tranquille, nun se sentono..” Il Palazzo è super signorile sembra dei primi del novecento, ha un giardino quadrato molto curato con cespugli verdi potati a puntino. Dai quattro lati del giardino partono 4 ingressi anch’essi molto eleganti. Penso ad Anna Magnani che corre per la via e viene ammazzata dai nazisti in un palazzo che invece era popolare, insomma povero. Ma la casa è troppo signorile fuori e un po’ triste dentro non mi convince, poi il portiere è pericoloso, sa sempre tutto. Il portiere sente quello che pensi non gli puoi sfuggire e infatti sente che non sono convinta e mi lancia l’ultima sua carta, l’adulazione “Ma cos’avevi detto che facevi?  nel cinema no?”. Ma non ci casco e poi è sempre accanto al treno.

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lucy <![CDATA[metropolization]]> http://blog.osservatoriobalcani.org/?p=581 2012-08-07T08:24:09Z 2012-03-08T00:13:06Z Finalmente sono una commuter. Finalmente vado in ufficio, parlo dei mezzi che prendo e di quando ci metto. Ed esulto quando ci metto 45 minuti. Finalmente mi lamento del capo, dei colleghi di quanto lavoro e di quanto sia colpa degli altri. Finalmente agogno il weekend e la sera mi addormento sul divano degli amici se esco a cena fuori. Finalmente prendo il tram - schiacciata come una sardina - e la metro - schiacciata come una sardina. La mia aspirazione è riuscire un giorno a leggere dentro la metro come fanno questi commuter vestiti eleganti e mai sudati. Riuscire a sostituire il libro all’occhiale scuro che nasconde un’espressione che sarebbe molto simile all’Urlo di Munch e che dice “Come cazzo fanno tutte queste persone a stare qui dentro?”.
Anche se già il terzo giorno ho iniziato anch’io ad entrare di culo in metropolitana, spingere un po’ e lasciarmi sfiorare dalla porta che si chiude. La settimana prossima, sono sicura, tirerò fuori un libro.

Poi quando dalla metropoli torno a Villa Certosa, mi blocca la vicina che mi dice che mi ha cercato tutta la mattina perché erano arrivati i vigili che portavano via le macchine dalla piazza. “Ma devi ringrazia’ bebo! che se nun c’era lui. Quando so’ arrivati i viggili è scattato l’allarme. Te so’ venuta a chiamare ma non c’eri ho chiesto pure  alla dirimpettaia ma non sapeva se c’avevi ‘a macchina con te o no, ma per fortuna c’era bebbo”.

Bebo devo ancora capire come ha fatto a sapere che quella era la mia macchina e soprattutto come ha fatto a convincere i viggili a non portarla via. So solo che sicuramente li ha fermati perché dallo scorso pranzo sociale del comitato di quartiere ha capito come mi chiamo e non fa altro che ripetere il mio nome, ogni volta che mi vede, tutto contento, “ciao gegì”.

Grazie bebo, è un po’ come quel braccio che esce fuori da un muro scrostato di via di Torpignattara e che con la mano guantata ti porge un mazzo di fiorivia di torpignattara.

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lucy <![CDATA[razzismi]]> http://blog.osservatoriobalcani.org/archives/579 2012-02-13T22:39:05Z 2012-02-13T22:39:05Z razzismo 1 - “no perché a me solo una cosa nun me va.. quanno vengono in 2/300 a pregare qui sul prato”, ma quando vengono? ogni settimana? “no, che c’entra per le feste loro.. all’inizio del ramadan una volta e una volta alla fine..ma nun se vonno adatta’, vonno porta’ le cose loro ..” e ma anche noi quando andavamo fuori, quando emigravamo insomma portavamo le cose nostre..
“bhe ‘n’effetti eravamo anche i cattivi.. negli anni trenta negli stati uniti hai presente al Capone?”

- razzismo 2.”Io lavoro alle poste a Torre Maura, gua’ il problema non sono i rumeni, i cinesi, i bangla.. Il vero problema sono i calabresi! Quanno a un rumeno gli dai un modulo, il giorno dopo quello te lo riporta perfetto, e così il cinese. Al calabrese stai sicuro che glielo devi riempire te, te lo spiattella lì e ti dice ‘non lo so fare, non ci vedo, non lo capisco, non ho tempo’ e te blocca una fila pe’ mezz’ora!”

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lucy <![CDATA[La neve a Roma]]> http://blog.osservatoriobalcani.org/?p=570 2012-02-10T11:55:10Z 2012-02-08T00:08:04Z Quando scrivevo che Roma mi ricordava Belgrado, era per l’aria decadente, da vecchia p1130358signora, per le dimensioni da metropoli… Ma in questi giorni anche la temperatura e la neve hanno completato le similitudini in maniera inquietante. Salvo che la neve a Roma è molto meno e nessuno esce, sono tutti terrorizzati dal ghiaccio. Nessuno tranne me, che ho le gomme termiche praticamente sempre, non si sa mai dovessi improvvisamente fare una scappata nei Balcani e non ho tempo per montarle.
Invece i romani sabato 4 sono stati nei rispettivi quartieri, al sicuro. Anche se in genere ho scoperto che la città è fortemente zonizzata con questo  spiccato orgoglio di quartiere. Io ho scoperto che sono di roma est (sudest) i miei amici possono essere quelli delle borgate più a sud (Centocelle: i fratelli di campagna un po’ come i livornesi per i fiorentini) o a sud ovest (Testaccio: sono i fighetti, quelli che stanno dove ci sono tutti gli attori di Romanzo Criminale, dove posso prendere il caffè con i vips casual, comunque si possono frequentare). Ecco quelli di Roma nord, non ci parli nemmeno. Se per sbaglio inizi a parlare con uno e poi scopri che è di Montesacro, basta sorridere educatamente e girarsi dall’altra parte senza dire niente. Capirà.

Invece a Villa Certosa non so quanto ci resterò. Convinta che nella capitale l’inverno non ci fosse mai, ho affittato una casetta con delle gravi pecche di efficienza energetica. Invece Roma si sta trasformando in Belgrado sempre  di più e non riuscire a farsi una doccia completamente calda sta diventando un problema. Che risolvo lavandomi molto meno (perché facevo tutte quelle docce prima?).
Il problema è che sono troppo innamorata del quartiere, della strada. L’altro giorno nel pratino sgrauso dove porto max ho incontrato questo tizio con il cane. Intanto non lo avevo mai incontrato, ma sapevo già tutto di lui guardando solo il cane, femmina pitbull con molte cicatrici. Architetto (o professione analoga) sposato con la scrittrice (o qualche professione intellettuale analoga) sta poco lontano da casa mia. I due hanno preso questo cane che è stato trovato impiccato al fil di ferro, si sospetta che sia stato usato per combattimenti (ok questo ce lo aggiungo io). Lo hanno salvato, la cucciola bravissima con gli umani si sbranerebbe qualsiasi cane (o altro animale) che gli si para davanti e per questo lo tengono sempre al guinzaglio. Per fortuna, mi spiega l’uomo “abbiamo scoperto che è bravissima con i bambini. Anche se ora la portiamo meno a correre perché sai adesso la priorità sono loro, i bambini”. Fa una pausa e poi aggiunge “alla fine è un po’ come lilly e il vagabondo no? lei si sente trascurata perché nascono i bambini”. Annuisco comprensiva.

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Poi mi racconta (anche lui) della lotta che stanno facendo nel quartiere per ripristinare il prato, per farlo diventare verde pubblico perché in questo municipio c’è la stessa densità di abitanti di Hong kong e pochissimo verde, lo spazio vuoto si trova sempre il modo di riempirlo con cemento.  In effetti il prato, quando non c’è la neve, è abbastanza selvaggio, ad ogni passo che fai in quella giungla hai sempre il terrore di incappare in un cadavere. E spesso trovi delle scarpe spaiate e pensi che il cadavere lo hanno già trascinato via..
Il comitato di quartiere era riuscito a far votare il municipio su una delibera di esproprio, perché è ancora privato, fallita per uno o due voti con grande sconforto dei cittadini. E così se ne occupano loro. Ed è proprio quando il tizio mi chiede “Che ce la dai ‘na mano la prossima volta che lo puliamo?” che penso ma dove sono capitata? A Paperopoli? A Sprinfield? A Stars Hollow? (questa è difficile). E allora non voglio lasciare la piccola città.

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lucy <![CDATA[Villa certosa vs Cvetkova pijaca]]> http://blog.osservatoriobalcani.org/?p=560 2012-08-07T08:24:57Z 2012-01-27T01:33:34Z p1130316

Ecco per una fiorentina, Roma è un po’ come Belgrado: esotica e familiare al tempo stesso, dura e stimolante. Ma soprattutto grande. Grandissima.
E Villa Certosa il quartiere dove io e max siamo andati a vivere è un po’ Cvetkova pijaca, o Zvezdara: stesso misto tra casine basse abusive e palazzi anni sessanta, stessi rom che rovistano nei cassonetti, stessa aria di paese dove tutti si salutano in piazza e dopo due giorni tutti sanno chi sei. Di diverso ci sono i bengalesi, un sacco, e i cinesi, tanti di più.

(Anche di cinesi in Serbia e soprattutto a Belgrado ce ne sono parecchi grazie ad un accordo tra la Federazione Socialista Jugoslava e Repubblica popolare cinese che ha abolito la necessità dei visti tra i due paesi nel 1989 e grazie a Slobodan Milosevic e la moglie Mirijana che si sono inventati la chinatown serba nel blok 70 di Novi Beograd).

Villa Certosa è però qualcosa che Zvezdara non sarà mai : the “next Pigneto” come si legge nelle riviste di tendenza. Un quartiere composto da una strada principale e una piazzetta nel mezzo costruito su un terreno, pare, pieno di voragini ma dove le casette abusive diventano preziosi monolocali da affittare o vendere a prezzi incredibili per una zona che è, comunque, ancora popolare. “Io la mia l’ho comprata per venti milioni di lire - mi dice il vicino - quando c’ho messo mano, capirai, l’ho dovuta rifare da capo a piedi. E pensare che ora c’arivano i radical chic. Quando me chiedono se so di case da comprare io nun rispondo gnente, ma mica pe’ boria. Pe’ protezione”. (non si capisce se protezione DAI radical chic o DEI radical chic). Ma il processo di pignetizzazione è ormai iniziato: all’inizio della strada stanno aprendo una enoteca.

Il piano per Cvetkova è a suo modo più onesto: nei prossimi anni butteranno giù diverse file della casine basse carine e abusive, allargheranno il viale e faranno dei bei palazzi a minimo una decina di piani, possibilmente con le vetrate a specchio. A Cvetkova “di tendenza” non hanno ancora capito bene cosa voglia dire. Se dici radical chic invece pensano qualcosa di gay e puoi passare un guaio.

Come dopo ogni spostamento Max ha la vita più dura, deve farsi spazio fra i cani del quartiere, e io ne subisco le conseguenze. L’altro giorno ha azzannato la cagna della dirimpettaia che da una parte ha iniziato un pressing psicologico per convincermi ad andarmene, dall’altra ha un po’ più paura di me. Due giorni prima invece tornavamo io e max con due o tre sacchi di spesa e un lunghissimo palo da tenda appena preso dal cinese, quando dietro l’angolo (è sempre dietro l’angolo) c’è un cane enorme senza guinzaglio scappato da uno dei cancelli che si getta su max. Io ormai non mi spavento neanche più. Un po’ scocciata ho iniziato a posizionare un po’ meglio il palo della tenda e a punzecchiare/allontanare da max l’altro cane. Fra gli spettatori della scena il parapiglia chi urla, chi mi strappa di mano il palo della tenda per usarlo meglio (lasciandomi pericolosamente s-palata) gridando “no ma è bono il padrone manco sa che è fòri, è solo scappato”, mentre un ragazzo bengalese con parlata super romanasi avvicina complice “gua’ nun te preoccupare, cor mi cane fa ‘o stesso”. Alla fine riesco a recuperare il mio palo.

Tra l’altro Villa certosa è super attiva c’è un comitato di quartiere dove si discutono i problemi, dove si fanno progetti da sottoporre al municipio ma soprattutto è un posto dove vanno i vecchini tra le 5 e le 8 di sera. L’altro giorno ne ho fermato uno e gli ho fatto qualche domanda. Soprattutto ero curiosa di sapere che cosa era quel manichino nero con tutta una serie di addobbi bizzarri sul balcone di fronte al comitato di quartiere. “Quella - mi dice il signore sgranando gli occhi - è una ragazza di sangue blu!”, non sono sicura di capire nobile? “Sì sì certo, pare sia figlia di una baronessa. Fa la giornalista, fa anche i film, ha fatto anche un film sul quartiere, ma sai ha delle tendenze “femminili”. Per carità bravisssssima ragazza eh? viene anche ai pranzi sociali del quartiere. Si vede che c’ha classe, che non borgatara..c’ha solo queste tendenze”. Ho capito faccio ma il manichino, il balcone gli addobbi? Il signore mi guarda con tenerezza come se fossi un povera ingenua “Ma quelle so’ ‘e sue fantasie!”.
Ma forse devo ancora perfezionarmi nella comprensione della lingua locale.

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lucy <![CDATA[delitto e castigo]]> http://blog.osservatoriobalcani.org/archives/554 2011-12-07T00:56:27Z 2011-12-07T00:29:30Z Appena tornata a casa, dopo aver fatto chilometri in aereo e in treno, praticamente di fronte Monumento a Mitrovica Nord, chiamato dai locali "barbeque" per ovvi motivial mio portone, mi è cascata la bottiglia di rakja e si è rotta in mille pezzi. Più che altro si è rotta dentro mia borsa dove stava, preziosamente custodita, insieme a varie cose tra cui il portafoglio, i documenti, il cd dell’ong anticorruzione, ma soprattutto il quaderno con tutti i miei appunti, e numeri di telefono, di questa e della scorsa volta a Mitrovica. E siccome era un litro di praticamente alcol puro, si è cancellata un sacco di roba scritta del quadernino, in pratica tutti i bordi lasciando solo il centro un po’ leggibile.
E tutto il giorno che mi chiedo che significato possa avere questa cosa. Che non si può avere il quadro completo della situazione in Kosovo perché è tutto sbavato ai contorni? Oppure che c’è un dio dei serbi che mi guarda e mi fa i dispetti? O forse che devo bere meno rakja?

Non lo so, pensavo solo alle storie che non ho scritto e che mi ricordo, quelle che le persone, gli amici ti raccontano quasi senza chiederle in una specie di atto terapeutico. Tutti quelli che ho incontrato sono stati cacciati di casa, serbi e albanesi, spesso è il vicino di casa o l’amico che dice loro di andarsene.

E mi chiedo quando riuscirò a parlare con i perpretators, con i colpevoli, con l’amico serbo di basket che improvvisamente fa finta di non riconoscere l’amico albanese e lo deporta in un posto militare possibile obiettivo dei bombardamenti o con il vicino albanese che va dal serbo di Pristina dopo la guerra e lo avverte/minaccia ‘adesso e meglio se te ne vai’.

Anche se la storia più bella rimane quella dell’unico IDP (sfollato) da ‘mitrovica nord a mitrovica nord’ che aveva la casa nella confidence zone quella sicura accanto all’Ibar dove la Nato doveva mantenere un certo grado di sicurezza. “Era talmente sicura che siamo dovuti sfollare” mi dice. “E poi quando siamo tornati per vedere se potevamo ritornare o meno abbiamo scoperto che ci avevano rubato la casa. Non rubato in casa, ci avevano letteralmente rubato la casa. Mattone per mattone, infisso per infisso, se l’erano portata via”.

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