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	<description>Bosnia Erzegovina, commenti a margine</description>
	<pubDate>Thu, 08 May 2008 09:13:24 +0000</pubDate>
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		<title>Sarajevo, contro-manifestazione cittadina: europa e antifiscismo</title>
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		<pubDate>Thu, 08 May 2008 09:11:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>vale</dc:creator>
		
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		<description><![CDATA[Hanno mentito ieri, mentono oggi, se mentiranno domani dipende solo da noi.
Indispettiamoci , mostriamo il cuore.
Partecipa alle proteste, domani 9 maggio alle 12:00 davanti al palazzo del governo cantonale: dimissioni!







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			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><strong>Hanno mentito ieri, mentono oggi, se mentiranno domani dipende solo da noi.</strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong>Indispettiamoci , mostriamo il cuore.</strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong>Partecipa alle proteste, domani 9 maggio alle 12:00 davanti al palazzo del governo cantonale: dimissioni!</strong><span id="more-103"></span></p>
<p style="text-align: center;">
<a href='http://blog.osservatoriobalcani.org/archives/103/pic0027cw0/' title='manifestazione 9 maggio'><img src="http://blog.osservatoriobalcani.org/wp-content/uploads/2008/05/pic0027cw0-150x150.jpg" width="150" height="150" class="attachment-thumbnail" alt="" /></a>
<a href='http://blog.osservatoriobalcani.org/archives/103/dscf1854dh4/' title='manifestazione 9 maggio 1'><img src="http://blog.osservatoriobalcani.org/wp-content/uploads/2008/05/dscf1854dh4-150x150.jpg" width="150" height="150" class="attachment-thumbnail" alt="" /></a>
<a href='http://blog.osservatoriobalcani.org/archives/103/dscf1857jt4/' title='manifestazione 9 maggio'><img src="http://blog.osservatoriobalcani.org/wp-content/uploads/2008/05/dscf1857jt4-150x150.jpg" width="150" height="150" class="attachment-thumbnail" alt="" /></a>
</p>
<p style="text-align: center;">
<p style="text-align: center;">
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		<title>balkani, zenith e lo specchio di dorian gray</title>
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		<pubDate>Wed, 07 May 2008 10:22:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>vale</dc:creator>
		
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		<description><![CDATA[Approfittando del weekend, un lungo ponte di 4 giorni, me ne sono andata in giro con amiche/i, amori e figli e mi sono tenuta lontana dall&#8217;informazione. Non ho acceso il computer, nè la TV. Ne ho approfittato per passeggiare fra Kreševo, Fojinica e la Pionirska Dolina (lo zoo di Sarajevo, ehm il giardino zoologico!).
I balkani [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://blog.osservatoriobalcani.org/wp-content/uploads/2008/05/100_16521.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-102" style="border: 1px solid black; margin: 10px; float: left;" title="giornate cantone sarajevo ... prospettiva cittadine/i" src="http://blog.osservatoriobalcani.org/wp-content/uploads/2008/05/100_16521-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a>Approfittando del weekend, un lungo ponte di 4 giorni, me ne sono andata in giro con amiche/i, amori e figli e mi sono tenuta lontana dall&#8217;informazione. Non ho acceso il computer, nè la TV. Ne ho approfittato per passeggiare fra Kreševo, Fojinica e la Pionirska Dolina (lo zoo di Sarajevo, ehm il giardino zoologico!).</p>
<p>I balkani sanno entrare nel sangue e nei desideri, sarà la loro abilità di generare scrittura del/sul/nel disastro, sarà la fascinazione di confrontarsi con i paradigma della complessità, sarà la gioia segreta di sentirsi don chischiotte/giovanna d&#8217;arco &#8230; sicuramente hanno un sapore che tendiamo a tramutare nel nostro sapore, con il rischio di assorbircene/intossicarcene nel tentativo di spiegarli a noi stesse.<span id="more-97"></span></p>
<p>sarajevo, belgrado, pristina, skopje, &#8230;, sono la soffitta, la stanza segreta, il luogo dietro ed oltre lo specchio. In questa primavera piovosa scandita dal ritmo della macropolitica dell&#8217;accessione &#8230; animata dalla congiuntura turistica del ponte del primo maggio e della pasqua ortodossa mi sono ricordata di <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Il_ritratto_di_Dorian_Gray" target="_self">dorian gray</a>. Per meglio dire mi sono ricordata dell&#8217;immagine segreta di dorian gray,  i balkani da sempre sono per me legati a questo gioco dell&#8217;essere e dell&#8217;apparire. E alla strana congiuntura che rende possibile il guardarsi quando pensiamo di guardare altr@ da noi.</p>
<p>Metaforicamente l&#8217;immagine riflessa nello specchio, il quadro relegato in soffitta siamo noi. Un noi pubblico, civico e politico. Sono i nostri stati, le amministrazioni i servizi alle e contro le cittadine.</p>
<p>Quando siamo nei nostri luoghi, prede dell&#8217;occidente sofisticato, non riusciamo a guardare negli occhi l&#8217;immagine riflessa. Quando vaghiamo/viviamo in questa regione, ancora non troppo occidentale del mondo, ecco che il nostro corpo si sostanzia e lo vediamo con i graffi, le ferite. La magia dei balcani è la capacità di dare spazio pubblico al disastro insieme alla resistenza e alla capacità di ricreare.</p>
<p>In qualche modo, nella mia vita i balcani sono al tempo stesso rifugio ed esercizio di realtà. La corruzione, la fascistizzazione delle nostre società sono qui evidenti ed intriganti. Berlusconi/Brankovic/Dodik/Nikolic&#8230; sono prodotti in serie, modelli dalle stesse prestazioni.</p>
<p>La differenza, la variazione sul tema è costituita dalle persone, e dallo spazio di relazione che questa società da. In fondo è la resistenza dei margini all&#8217;impero; al centro che vende solo macro-agende e disconosce le vite quotidiane si oppongono mille e diversi margini che parlano lingue quotidiane.</p>
<p>Stasera, mentre ancora una volta il pre-potere cittadino festeggierà la propria capacità di furto e disastro ai danni del Cantone di Sarajevo, un concerto di pentole offrirà musica di resistenza e pratica di ri-socializzazione della politica. Nuovamente una micro-agenda opposta alla macro auto celebrazione, alle strette di mano fra politici locali e politici internazionali, venuti qua a fare gli interessi delle proprie oligarchie economiche e politiche dentro un velo sempre più consunto di democratizzazione.</p>
<p>Questa resistenza costruita attraverso azioni di guerriglia urbana, artistica e politica costituisce la migliore pratica per non disperdersi dietro lo strillo del <em>non-esiste-serbia-senza-kosssovo</em> o<em> non-esiste-bosnia-erzegovina-senza-repubblica-srpska.</em></p>
<p>Così, stasera contro-evento: pentole e performance, domani o fra qualche giorno il video, nel frattempo pioggia e cielo grigio.</p>
<p>vale</p>
<p><a href="http://blog.osservatoriobalcani.org/wp-content/uploads/2008/05/100_1636.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-99" title="muzej sarajevo - museo sarajevo" src="http://blog.osservatoriobalcani.org/wp-content/uploads/2008/05/100_1636-300x224.jpg" alt="" width="300" height="224" /></a><a href="http://blog.osservatoriobalcani.org/wp-content/uploads/2008/05/100_1644.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-100" style="vertical-align: bottom;" title="contro-manifestazione" src="http://blog.osservatoriobalcani.org/wp-content/uploads/2008/05/100_1644-300x224.jpg" alt="" width="300" height="224" /></a><a href="http://blog.osservatoriobalcani.org/wp-content/uploads/2008/05/100_1649.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-101" title="effetti contro-manifestazione" src="http://blog.osservatoriobalcani.org/wp-content/uploads/2008/05/100_1649-300x224.jpg" alt="" width="300" height="224" /></a><a href="http://blog.osservatoriobalcani.org/wp-content/uploads/2008/05/100_1652.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-98" title="dani kantona sarajevo - Giornate del cantone di Sarajevo" src="http://blog.osservatoriobalcani.org/wp-content/uploads/2008/05/100_1652-300x224.jpg" alt="" width="300" height="224" /></a></p>
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		<title>Ossessione serba</title>
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		<pubDate>Mon, 05 May 2008 10:34:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator>lucy</dc:creator>
		
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			<content:encoded><![CDATA[<p>Penso di essere malata, mi sta prendendo questa ossessione sulla Serbia che mi preoccupa molto: non faccio altro che leggere il sito di B92  e tutto ciò che riguarda Belgrado e dintorni; mentre tutti gli italiani che conosco si stracciano le vesti per Alemanno sindaco di Roma e il ritorno del saluto romano al Campidoglio, io mi esalto perché Tadic accettava di farsi dare del traditore assistendo alla firma degli Accordi di Stabilizzazione e Accesso all&#8217;Ue, ultima mossa disperata per bloccare l&#8217;avanzata dei radicali e di Kostunica.<span id="more-96"></span><br />
Il sabato mattina sveglio la mia coinquilina urlando indignata &#8220;guarda che succede ti rendi conto???&#8221; e le metto sotto il naso le foto con cui hanno ricoperto Belgrado: Boris Tadic e il primo ministro Bozidar Djelic mentre firmano gli SAA con scritto &#8220;nemici dello Stato&#8221;. Per fortuna stamani è tornata la mia collega serba e sono andata subito a fumare una sigaretta con lei che mi dice che è veramente preoccupata, lei che in genere non lo è mai, e che con suo marito andrà a votare perché questa volta sembra veramente pericoloso. &#8220;Sono tutti pazzi - mi dice - non riesco a credere che la gente possa credere a Nikolic&#8221;. Mi sono sentita finalmente capita.</p>
<p>Forse la ragione di quest&#8217;ossessione viene anche dal fatto che sto leggendo &#8220;Il complotto contro l&#8217;America&#8221; di Philip Roth che scrive in maniera eccellente della divisione di chi ha paura della nazificazione dell&#8217;America e di chi dall&#8217;altra parte grida alla paranoia di quattro ebrei.<br />
Ecco, quanto bisogna ascoltare questi allarmi? Kostunica afferma che chi parla di un ritorno agli anni novanta non sa quello che dice.<br />
Oggi invece esce la notizia che Tadic ha ricevuto minacce di morte e il parallelo ovviamente non è più con gli anni novanta ma con il 2003: l&#8217;anno in cui è stato assassinato Dindjic.</p>
<p>Intanto in Bosnia non si trova di meglio da fare che indignarsi con la firma degli SAA vista come una rinuncia alla cattura dei criminali di guerra (principali responsabili della guerra in Bosnia) e un sorpasso troppo veloce rispetto al lungo e faticoso percorso che la BiH sta facendo verso gli SAA. Questo mi fa molto sorridere perché dall&#8217;altra parte si afferma sempre che tutti trattano male solo la Serbia.<br />
(Così come del resto ho sentito mille volte da una parte ragazzi bosniaci dire che sì che loro in Serbia hanno paura ad andarci mentre per un serbo a Sarajevo non c&#8217;è nessunissimo problema; dall&#8217;altra i ragazzi della stessa età di Belgrado dire esattamente la stessa cosa: che loro hanno paura ad andare a Sarajevo perché magari non succede nulla per il 90% per cento delle volte, ma quel 10% potrebbe essere brutto, mentre figurati per un bosniaco a Belgrado non c&#8217;è mai stato nessun problema).</p>
<p>L&#8217;unica cosa che mi viene in mente in momenti come questi è Benigni, che in &#8220;Tutto Benigni&#8221; (anno 1985) che quando parlava del conflitto in Medio Oriente immaginava di andare là e urlare a tutta gola &#8220;ICCHE C&#8217;EEEEEEE&#8217;!!!DIOBONO ICCHE&#8217; C&#8217;EEEEEE&#8217;?&#8221;.</p>
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		<title>che sarajevo vivo</title>
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		<pubDate>Mon, 28 Apr 2008 21:22:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator>vale</dc:creator>
		
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		<description><![CDATA[Un biglietto del tram a sarajevo costa un 1,60 Km (poco di piu&#8217; di 80 centesimi). 
Si puo usare una volta e non e&#8217; a tempo. Se vuoi prendere l&#8217;autobus devi comprare un altro biglietto. Non esiste il biglietto unico. Le sigarette costano di meno, almeno le marche popolari, di un biglietto di tram/autobus!
Utilizzare il [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Un biglietto del tram a sarajevo costa un 1,60 Km (poco di piu&#8217; di 80 centesimi). <a href="http://blog.osservatoriobalcani.org/wp-content/uploads/2008/04/images1.jpeg"><img class="alignright size-medium wp-image-95" style="border: 2px solid black; margin: 5px; float: right;" title="mappa trasporti saranjevo e dintorni - gras" src="http://blog.osservatoriobalcani.org/wp-content/uploads/2008/04/images1.jpeg" alt="" width="141" height="85" /></a></p>
<p>Si puo usare una volta e non e&#8217; a tempo. Se vuoi prendere l&#8217;autobus devi comprare un altro biglietto. Non esiste il biglietto unico. Le sigarette costano di meno, almeno le marche popolari, di un biglietto di tram/autobus!</p>
<p>Utilizzare il servizio di trasporto urbano, è una esperienza <em>interessante</em> dati i tanti cantieri aperti che rendono le linee inservibili e generano percorsi alternativi. Per chi si muove con i mezzi pubblici il tempo degli spostamenti si dilata, le carrozze sono cosi affollate che a volte non si riesce a salire.<span id="more-88"></span></p>
<p>Per quanto piccola, la città è lunga e impraticabile. Ieri, e non è la prima volta, ho guardato un signore in sedia a rotelle risalire la strada nella corsia delle auto, perchè il marciappiede, recentemente rifatto, non e&#8217; sufficentemente largo da permettergli di percorrerlo. Vivere in questa città richiede braccia, gambe, mani &#8230; la diversità, metaforica e reale è d&#8217;impedimento.</p>
<p>Giovedi sono andata davanti al palazzo del cantone, ero una dei venti corpi/volti che reggevano gli striscioni. Nel pomeriggio ho partecipato ad un incontro di una costituenda coalizione di organizzazioni non governative, quindi ancora un incontro in vista del social forum europeo (settembre maalmo, svezia). Sono arrivata a casa dopo le 8 di sera. Quale spostamento? Probabilmente nessuno eccetto avere forzata la presenza&#8230; Quale consapevolezza? una arricchita visione dinamica dei nostri limiti, delle nostre paure e ambizioni.</p>
<p>Le proteste, i forum pubblici e privati, i gruppi e gli/le individue, tutte noi generiamo e subiamo realtà. In un continuo dibattere, tentiamo di produrre scenari che generino masse pubbliche di donne-ed-uomini-comuni. Si tratta di un movimento difficile. Il brusio dell&#8217;insoddisfazione è altissimo, ma la presenza rimane limitata. Del resto come stupirsi&#8230; Individue/i che cercano di opporsi alla macchina perfettamente oliata e funzionante della corruzione di stato. Esseri umani che ritagliano spazi al lavoro, alle relazioni per opporsi ad un sistema che utilizza una produzione a catena continua. E poi questa continua tentazione di essere centro, protagoniste/i, questo sospettare, temere&#8230; attraversare e visitare per riaggiornare l&#8217;immagine di questo noi marginale e resistente e, naturalmente stancarsene.</p>
<p>Di fatto, come sempre ogni cosa gira intorno al corpo. A questo nostro essere al contempo corpi reali, fisici e corpi sociali/legali.</p>
<p>Una coesistenza a volte inconciliabile anche al solo livello individuale &#8230;</p>
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		<title>la politica del cambiare piano..</title>
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		<pubDate>Mon, 28 Apr 2008 11:07:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>lucy</dc:creator>
		
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A volte penso che non faccia così bene al mio lavoro di giornalista stare così dentro le cose.. me ne sono resa conto quando è venuto il fotografo ed era eccitatissimo per alcune cose che mi sembravano ovvie: dalla miniera di breza agli sminatori alla sottile depressione che coglie ogni tanto questa città. Nonostante questo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://blog.osservatoriobalcani.org/wp-content/uploads/2008/04/dscn0595.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-93" style="border: 2px solid black; margin: 10px; float: left;" title="24aprile2008ore12" src="http://blog.osservatoriobalcani.org/wp-content/uploads/2008/04/dscn0595.jpg" alt="davanti al cantone giovedì 24 aprile i gradani dimostrano" width="144" height="108" /></a></p>
<p>A volte penso che non faccia così bene al mio lavoro di giornalista stare così dentro le cose.. me ne sono resa conto quando è venuto il fotografo ed era eccitatissimo per alcune cose che mi sembravano ovvie: dalla miniera di breza agli sminatori alla sottile depressione che coglie ogni tanto questa città. Nonostante questo ho fatto del mio meglio per fargli vedere com&#8217;era interessante sarajevo, per mostrargli quanto più complessa è la situazione in Bosnia, che insomma facile lui che sta a Mitrovica dove tutto è molto più chiaro o stai da una parte o dall&#8217;altra del ponte. E allora guardare le cose con una persona che non sa nulla può diventare più interessante. Dallo sminatore che ti dice che la guerra è veramente finita quando gli sminatori se ne sono andati dal paese, al tipo che chiede di mitrovica un po&#8217; guardingo e alla fine dice &#8220;sì sono successe delle cose brutte ma ora dovrebbe essere tranquillo&#8221; e poi quasi di nascosto aggiunge &#8220;sai io sono serbo&#8221;; <span id="more-91"></span>al ragazzino con i dred e mille anelli che lavora nella radio, fa il manager, e che poi sulle proteste a Sarajevo viene fuori che insomma va bene essere attivi ma quel suo amico che è sempre presente con un bambino appena nato va un po&#8217; troppo in là, che bisogna cercare di utilizzare quello che si ha un appoggio uno zio un entratura ai piani alti..che cambiare sì, ma piano. Senza disturbare. Ed è un po&#8217; quello che sembrano fare tutti qui. Sì vogliamo cambiare ti dicono i più saggi ma con molta calma, senza rischiare di farsi male, che le ferite sono ancora aperte.</p>
<p>Altre categorie come al solito che nella mia lentezza ci metto un po&#8217; a capire. Ma quando i tipi del nuovissimo e dirompente partito del regista di No Man&#8217;s Land mi dicono che bisogna aggrapparsi a Dayton, la prima cosa che penso è ma che diavolo di politica è questa che respiro corto, cortissimo. Invece non è così scontato perché spesso chi va contro lo status quo in questo paese è in malafede e manipolatore. Anche i duri e puri di Dosta, i più puliti, gli unici che rifiutano il sistema ormai consolidato di <em>donors</em> internazionali che porta fiumi di soldi sulle ong e sui partiti della Bosnia Erzegovina, non sono dei rivoluzionari, sono pronti a fare un discorso che li porti all&#8217;interno del sistema politico e ti dicono abbiamo grandi idee, grandi progetti.. e ti aspetti che ne so l&#8217;abolizione della nazionalità, una rivoluzione a scuola.. e invece ti viene spiegato che i grandi progetti sono una serie di dighe sulla MIliacka per avere elettricità e rimettere a posto il fiume e.. un parcheggio sotto l&#8217;ospedale per risolvere. Merda, penso, anche il sindaco della mia città, noto per la sua poca fantasia, avrebbe saputo fare di meglio.</p>
<p>E allora dove la differenza.. la differenza vera non è l&#8217;offerta politica e di idee, ma in chi ti dice partecipa che faremo insieme qualcosa e in chi dice invece non ti preoccupare che ti proteggo io dagli altri, da quelli cattivi. La differenza è nel livello di partecipazione, nel numero di persone che decidono di attivarsi e allora forse qualcosa, pianissimo, sta cambiando.</p>
<p>Foto manifestazione del 24 aprile 2008, ore 12 di fronte al palazzo del Cantone.</p>
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		<title>che sarajevo vorrei vivere</title>
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		<pubDate>Sun, 27 Apr 2008 08:10:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator>vale</dc:creator>
		
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			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://blog.osservatoriobalcani.org/wp-content/uploads/2008/04/demon1kw2.jpg" title="appuntamenti in abito civile"><img src="http://blog.osservatoriobalcani.org/wp-content/uploads/2008/04/demon1kw2.jpg" alt="appuntamenti in abito civile" align="baseline" border="2" /><span id="more-90"></span></a></p>
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		<title>due mesi dopo: blog a ritroso</title>
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		<pubDate>Wed, 16 Apr 2008 21:01:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>vale</dc:creator>
		
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		<description><![CDATA[politica, politica e ancora politica. Guardando indietro sembra che quasi non esista altro, invece non è cosi. La mia vita, come quella di tutte si svolge lungo i ritmi, da combinare, dello spazio privato e di quello pubblico. Quest&#8217;ultimo spesso si cristallizza come lavoro, mentre il primo, il privato ruota attorno ad un noi single, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://blog.osservatoriobalcani.org/wp-content/uploads/2008/04/tuzlatermoelektrana.JPG" title="tuzla - termoelektrana"><img src="http://blog.osservatoriobalcani.org/wp-content/uploads/2008/04/tuzlatermoelektrana.thumbnail.JPG" alt="tuzla - termoelektrana" align="left" /></a>politica, politica e ancora politica. Guardando indietro sembra che quasi non esista altro, invece non è cosi. La mia vita, come quella di tutte si svolge lungo i ritmi, da combinare, dello spazio privato e di quello pubblico. Quest&#8217;ultimo spesso si cristallizza come lavoro, mentre il primo, il privato ruota attorno ad un noi single, di coppia e/o moltiplicato per figli e figlie.</p>
<p>Insomma il caos della vita quotidiana ci inghiotte e per salvarci ci aggrappiamo all&#8217;ancora della politica, e la politica ci travolge.<span id="more-82"></span></p>
<p>Esperta, ci/si intesse e fa, di ogni nostra parola, un manifesto, una dichiarazione di intenti. Esauste dopo mesi riemergiamo negli interstizi di una frattura di senso.</p>
<p>Eccomi qui, alcune settimane fa sono stata a Tuzla. E come spesso mi accade, la distanza da Sarajevo è salutare.Per quanto possa <a href="http://blog.osservatoriobalcani.org/wp-content/uploads/2008/04/margins2_109k.jpg" title="margini"><img src="http://blog.osservatoriobalcani.org/wp-content/uploads/2008/04/margins2_109k.jpg" alt="margini" align="right" border="10" height="340" hspace="2" vspace="2" width="269" /></a>amare questa città, devo ammettere che la sua aria è saturata da un estenuante brusio. Credo sia la solita questione del centro, che impone a tutte le sue abitanti un&#8217;unica macro agenda. Allontanandosi dal centro, superando Karaula con soli 120 Km di strada, protetta dalle emissioni della centrale termoelettrica di Tuzla e dall&#8217;hip-hop di frenkije l&#8217;agenda si rilassa. Non è meno importante ma è sicuramente micro. Tuzla, è un margine interessante &#8230; un luogo da cui ripartire con il proprio passo.</p>
<p>La Bosnia Erzegovina è di per sè un margine, e con questo non mi riferisco solamente al fatto geopolitico che la descrive alla periferia di quell&#8217;impero che è l&#8217;Unione Europea, ma al fatto che, come i margini interni di un libro, di fatto, unisce due pagine, due luoghi.</p>
<p>La Bosnia Erzegovina è un pensiero continuo che esercita il paradosso come metodologia per il mantenimento della salute mentale. Ed io che vi abito sono qui proprio per eserciare il mio margine. bell hooks, dice che il margine è vitale per il centro, in quanto lo mantiene in una tensione positiva, nello sforzo continuo  di attrarre il margine. La parte difficile, come intuibile è per il margine, di resistere e declinare l&#8217;attrazione verso il centro.</p>
<p>Dunque le proteste erano un margine rispetto al potere ma sono divenute il centro per molte, tante di quelle persone che se ne sono occupate. La politica delle proteste si è imbevuta di ambizioni e destini personali. Le proteste devono tornare al margine, ogni protesta deve restare margine per essere creativa.  Ma a parte le proteste, c&#8217;è questa questione di Tuzla e di un modo di essere margine rispetto ad un centro essendo al contempo centro in tensione con i propri margini tutta da esplorare.</p>
<p>vale</p>
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		<title>proteste: giornata della citta 6 aprile a sarajevo</title>
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		<pubDate>Thu, 10 Apr 2008 00:23:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>vale</dc:creator>
		
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		<description><![CDATA[3000! Eccoci qua eravamo tremila, forse qualcosa di meno, una oscillacione che puo andare da alcune centinaia ad alcune migliaia.
A me siamo sembrate tante/i, ma certamente ancora non cosi tante/i da poter generare dimissioni. Creare quel meccanismo che si chiama opinione pubblica e&#8217; sicuramente un lungo percorso. Il 6 aprile e&#8217; stata una buona tappa, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://blog.osservatoriobalcani.org/wp-content/uploads/2008/04/showthumbaspx.jpeg" title="6 aprile - radiosarajevo"><img src="http://blog.osservatoriobalcani.org/wp-content/uploads/2008/04/showthumbaspx.thumbnail.jpeg" alt="6 aprile - radiosarajevo" align="left" border="3" hspace="10" vspace="10" /></a>3000! Eccoci qua eravamo tremila, forse qualcosa di meno, una oscillacione che puo andare da alcune centinaia ad alcune migliaia.</p>
<p>A me siamo sembrate tante/i, ma certamente ancora non cosi tante/i da poter generare dimissioni. Creare quel meccanismo che si chiama opinione pubblica e&#8217; sicuramente un lungo percorso. Il 6 aprile e&#8217; stata una buona tappa, la squadra ha passata la prova.</p>
<p>Quasi 2 ore di musica, di slogan, di cartelloni, per rovinare il gusto dell&#8217;auto-celebrazione  a chi sente di essere padrone più che amministratore/trice della cosa pubblica. In generale il 6 aprile, apre piu domande che risposte.<span id="more-77"></span></p>
<p>Due mesi di proteste, di presenza sulla strada/piazza, non e&#8217; poca cosa per un gruppo di persone che si sono conosciute attraverso un forum, e che appartengono a generazioni diversi, opzioni politiche diverse e che si sono ritrovate insieme sulla spinta emotiva generata dall&#8217;uccisione di Denis (il ragazzo diciassettenne pugnalato a morte sul tram) ed in reazione al comunicato stampa pagato e pubblicato a nome del Contone di sarajevo che accusava le cittadine/i di essere teppaglia pagata da un nemico esterno.</p>
<p>Due fattori che hanno fatto traboccare i mille piccoli vasi personali, nell&#8217;unico vaso comune delle proteste. Adesso pero il percorso si fa complesso, questo e&#8217; un anno di elezioni (amministrative di ottobre). La pressione politica si fa piu forte, le tensioni dei partiti pressanti. Se guardiamo ai risultati, ancora di quanto richiesto, non abbiamo ottenuto nulla. I due politici siedono al proprio posto. Certo entrambi avvertono la pressione e per la prima volta reagiscono. La sindaca partecipando a dibattiti, parlando, cercando a proprio modo di dimostrare che c&#8217;e&#8217; e che ascolta la cittadinanza anche se naturalmente a dare le dimissioni non ci pensa lontanamente. Il premier del cantone si eclissa, si fa intervistare ma evita accuratamente dichiarazioni pubbliche o qualunque occasione di confronto diretto con la gente-del-forum.</p>
<p>Le proteste hanno promesso di raccogliere almeno 17.000 firme per le dimissione del premier del cantone, tante quanti i voti elettorali ricevuti, e di presentarle alle autorita competenti richiedendo il voto di sfiducia per il governo. Di petizioni ad oggi ne sono state firmate circa 12.000  si tratta quindi di continuare e di sostenere il momento di curiosita, interesse e fiducia della cittadinanza.</p>
<p>Il 6 aprile ha rappresentato per alcune persone un traguardo, per altre una tappa per alcune ancora un punto di partenza. Questi 2 mesi hanno goduto del supporto e della simpatia di molte, il punto adesso e&#8217; di continuare. Ragioni per r-esistere ce ne sono molte, ma si tratta di una struttura con basi volontarie che deve fare i conti con le vite personali di tutte quante le persone coinvolte.  Questa struttura deve anche fare i conti con il riconoscimento pubblico, con l&#8217;entrata nello spazio pubblico, rimanere orizzontali, trasparenti non farsi intrappolare dal gioco facile dei media che cercano sempre portavoci, leader e&#8217; meno facile di quello che sembra.</p>
<p>Resistere al patriottismo, alle bandiere, riuscire a ripensare la propria storia personale in funzione collettiva, o meglio in funzione di una collettivita che non e&#8217; fatta di individue che pensano <strong>esattamente</strong> come noi non e&#8217; scontato. La Bosnia Erzegovina e&#8217; un sistema di sabbie mobili e le migliori intenzioni possono divenire ostaggio delle peggiori pratiche. Annusando le proteste da vicino, frequentandole, vivendole come un momento culturale, sociale di pratica politica si possono individuare punti di rottura e di fragilita&#8217;.</p>
<p>Un esempio di questo continuo oscillare fra cittadinanza civile e appartenenta o sentire patriottico puo vedersi attraverso la scelta delle canzoni. La maggioranza delle quali provengono dalla scena musicale rock e hip-hop impegnata su temi civili di denuncia al sistema e  alla sua corruzione. Una delle canzoni trasmessa durante la protesta, <em>vojnik srece</em> (il cantante della felicita), di un cantante pop dino Merlin, si allontana da questa linea e in qualche modo sbilancia il messaggio lungo una linea patriottica (uno dei versi dice <em>&#8220;non e&#8217; peccato morire per questa citta&#8221;). </em></p>
<p>La citta di sarajevo (contestata nella figura della sindaca), premia il I corpo della Armija (esercito BiH durante la guerra 92-95) dopo 12 anni dalla firma del trattato di pace, premio che sarebbe forse stato piu &#8220;naturale&#8221; dare immediatamente a ridosso della guerra, e la protesta civile applaude questi soldati pur fischiando la sindaca. Comprensibile identificazione, ritorno alla memoria collettiva dell&#8217;assedio ma al tempo stesso spia di una continua tensione. O ancora il costante ringraziamento fatto alle forze di polizia per il loro corretto comportamento. Un rituale che si ripete dal 16 febbraio e che se era comprensibile all&#8217;inizio, quando la <em>rulja</em> (teppaglia) dei dimostranti voleva dimostrare a se stessa, alla citta ed ai politici di non essere teppaglia ora, dopo 2 mesi di proteste senza incidentisuona anacronistica e ossequiosa.</p>
<p>Alle proteste di domenica,  il cordone di polizia ha tenuto i/le dimostranti sulla strada ed ha lasciato completamente sgombra la bella piazza davanti al teatro nazionale per il potere/autorita. I/le dimostranti non hanno invaso lo spiazzo e si sono auto confinate alla strada, rispettando la distanza di sicurezza dettata dalla polizia. Quindi grazie di cosa? Di avere fatto il servizio d&#8217;ordine al potere?</p>
<p>Domande, domande, domande&#8230; un nuovo sabato si avvicina&#8230; petizioni? proteste? strada? piazza?concerto?&#8230;da vedere e da partecipare</p>
<p><em>vale </em></p>
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		<title>video e proteste: cittadine e cittadini difendono sarajevo</title>
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		<pubDate>Fri, 04 Apr 2008 14:34:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator>vale</dc:creator>
		
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		<description><![CDATA[la lingua può suonare straniera ma il messaggio e&#8217; chiaro: cittadine/i difendono sarajevo - domenica 6 aprile alle 19.00 davanti al teatro nazionale. Da chi la difendono, la liberano? dalla cattiva politica,  dalle/dai politici, dal malgoverno, dall&#8217;arroganza&#8230; ecco il video:

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			<content:encoded><![CDATA[<p>la lingua può suonare straniera ma il messaggio e&#8217; chiaro: cittadine/i difendono sarajevo - domenica 6 aprile alle 19.00 davanti al teatro nazionale. Da chi la difendono, la liberano? dalla cattiva politica,  dalle/dai politici, dal malgoverno, dall&#8217;arroganza&#8230; ecco il video:<br />
<object width="425" height="373"><param name="movie" value="http://www.youtube.com/v/voHpestG0ys&#038;rel=0&#038;color1=0xcc2550&#038;color2=0xe87a9f&#038;border=1&#038;hl=en"></param><param name="wmode" value="transparent"></param><embed src="http://www.youtube.com/v/voHpestG0ys&#038;rel=0&#038;color1=0xcc2550&#038;color2=0xe87a9f&#038;border=1&#038;hl=en" type="application/x-shockwave-flash" wmode="transparent" width="425" height="373"></embed></object></p>
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		<title>Viaggio in Italia (Sarajevo-Roma)</title>
		<link>http://blog.osservatoriobalcani.org/archives/73</link>
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		<pubDate>Thu, 03 Apr 2008 16:07:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>lucy</dc:creator>
		
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		<description><![CDATA[Eccomi di ritorno da una Pasqua che, nonostante tentativi di ribellione alle feste comandate, non ho potuto fare a meno di passare a casa con l&#8217;agnello fritto della mamma e le uova di cioccolato macrobiotiche della mia amica.
Ovviamente la cosa più interessante è stata il viaggio. 
Sarajevo - Budapest:  tre ore all&#8217;aeroporto passate con una [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em>Eccomi di ritorno da una Pasqua che, nonostante tentativi di ribellione alle feste comandate, non ho potuto fare a meno di passare a casa con l&#8217;agnello fritto della mamma e le uova di cioccolato macrobiotiche della mia amica.</em></p>
<p>Ovviamente la cosa più interessante è stata il viaggio. <span id="more-73"></span></p>
<p>Sarajevo - Budapest:  tre ore all&#8217;aeroporto passate con una ragazza che lavora da anni in una grande organizzazione internazionale che mi ha raccontato mille storie: dai troiai dell&#8217;UNDP a Srebrenica, al lavoro in Kosovo nella enclave serba di Pristina chiamata &#8220;The Cage&#8221;, gli interpreti albanesi che non volevano parlare con i serbi,  uno spreco di energie per mancanza di praticità e di conoscenza del posto, allo studio al master internazionale di Bologna-Sarajevo dove si ritrovano concretamente ragazzi dell&#8217;ex-ju a dibattere sulle materie studiate, ai tentativi di fare qualcosa di attivo in queste enormi organizzazioni burocratizzate e prudenti. Fino al più classico finale su cosa fare e dove andare, Bosnia sì Bosnia no e se non nei Balcani dove?</p>
<p>Budapest - Roma Fiumicino: cercando di dormire accanto a due giovani e dinamici imprenditori italiani che investono all&#8217;est, che non fanno altro che di parlare di navigatore  Tom tom, di come scaricare le nuove cartine da internet, di come la Polonia non sia coperta perché fanno una nuova strada ogni cinque minuti, di congiunture economiche, di nuovi competitors nell&#8217;est, di vita di italiani all&#8217;estero &#8220;ma se me lo dicevi ieri offrivo io cena e mignotte&#8221;&#8230;</p>
<p>Fiumicino - Roma Termini: in scompartimento con la bionda svampita con i riccioli e tre romanacci sanguigni. Mi rendo conto che sono l&#8217;unica ad aver pagato il biglietto (sempre più caro) perché &#8220;tanto sulla navetta il controllore nun c&#8217;è mai&#8221;. Guardando i ragazzi mi vengono in conto le <em>banlieues</em> francesi che per strani motivi conosco assai meglio delle borgate romane, ma l&#8217;abbigliamento è uguale: pantaloni larghi, giacca altrettanto larga aperta su una t-shirt, un cappello da baseball che fa intravedere un panno sui capelli. Piercings su molte parti della faccia compresa la lingua. Suo fratello un po&#8217; più grande è evidentemente più timido con un bomber, jeans e solo qualche orecchino. Il terzo scopro che è lo zio dei due, che vive a Monaco da otto anni, immigrato dalla borgata romana, e che torna a pasqua a casa. Ci racconta della comunità italiana a Monaco, qualche centinaio di migliaia di persone - la seconda comunità dopo i turchi - soprattutto di seconda generazione, ma non lui che se ne è andato da Roma pochi anni fa, &#8220;ma Roma manca sempre&#8221;. Al nipote chiede se lavora ancora dal &#8220;Secco&#8221; o qualche altro soprannome caratteristico, il ragazzo risponde &#8220;ntshc&#8221; &#8220;e perchè?&#8221; &#8220;così perché me ne sono andato&#8221;. E penso alla periferia romana e alle comunità di immigrati in Germania che sono solo altri aspetti del margine di cui pensiamo di parlare anche noi dai Balcani.</p>
<p>Parliamo dei viaggi rispettivi &#8220;E tu da dove arrivi?&#8221; &#8220;Da Sarajevo&#8221; un lungo sguardo interrogativo &#8220;e che sei &#8216;na giornalista?&#8221; &#8220;bhe sì&#8221; &#8220;e per forza a Sarajevo o sei giornalista o sei cecchino e cecchino non mi sembravi&#8221;. Ok scherza. Si sveglia in quel momento la bionda incuriosita &#8220;Ma che a Sarajevo c&#8217;è la guerra?&#8221; &#8220;&#8230;no&#8221;. Interviente il ragazzo &#8220;ma c&#8217;è l&#8217;embargo ancora vero?&#8221; &#8220;??no, veramente no&#8221;. Tutti comunque mi guardano con altri occhi e che non sono più la scema che ha pagato il biglietto della navetta &#8220;Leonardo&#8221; da Fiumicino a Termini. Meno male.</p>
<p>Post-scriptum: quando ho sentito ieri che in Italia c&#8217;era il rischio di rinvio delle elezioni per colpa di uno sconosciuto che ha registrato i diritti del marchio della DC, e che Air France ha abbandonato il tavolo e l&#8217;Alitalia rischia di fallire ho tirato un sospiro di sollievo perchè sono a Sarajevo.</p>
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