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	<description>balcani: europa o quasi, commenti dal margine</description>
	<pubDate>Fri, 10 Feb 2012 11:55:10 +0000</pubDate>
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		<title>La neve a Roma</title>
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		<pubDate>Wed, 08 Feb 2012 00:08:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>lucy</dc:creator>
		
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			<content:encoded><![CDATA[<p>Quando scrivevo che Roma mi ricordava Belgrado, era per l&#8217;aria decadente, da vecchia <img class="alignright size-medium wp-image-572" title="p1130358" src="http://blog.osservatoriobalcani.org/wp-content/uploads/2012/02/p1130358-300x220.jpg" alt="p1130358" width="300" height="220" />signora, per le dimensioni da metropoli&#8230; Ma in questi giorni anche la temperatura e la neve hanno completato le similitudini in maniera inquietante. Salvo che la neve a Roma è molto meno e nessuno esce, sono tutti terrorizzati dal ghiaccio. Nessuno tranne me, che ho le gomme termiche praticamente sempre, non si sa mai dovessi improvvisamente fare una scappata nei Balcani e non ho tempo per montarle.<br />
Invece i romani sabato 4 sono stati nei rispettivi quartieri, al sicuro. Anche se in genere ho scoperto che la città è fortemente zonizzata con questo  spiccato orgoglio di quartiere. Io ho scoperto che sono di roma est (sudest) i miei amici possono essere quelli delle borgate più a sud (Centocelle: i fratelli di campagna un po&#8217; come i livornesi per i fiorentini) o a sud ovest (Testaccio: sono i fighetti, quelli che stanno dove ci sono tutti gli attori di Romanzo Criminale, dove posso prendere il caffè con i vips casual, comunque si possono frequentare). Ecco quelli di Roma nord, non ci parli nemmeno. Se per sbaglio inizi a parlare con uno e poi scopri che è di Montesacro, basta sorridere educatamente e girarsi dall&#8217;altra parte senza dire niente. Capirà.</p>
<p><span id="more-570"></span></p>
<p>Invece a Villa Certosa non so quanto ci resterò. Convinta che nella capitale l&#8217;inverno non ci fosse mai, ho affittato una casetta con delle gravi pecche di efficienza energetica. Invece Roma si sta trasformando in Belgrado sempre  di più e non riuscire a farsi una doccia completamente calda sta diventando un problema. Che risolvo lavandomi molto meno (perché facevo tutte quelle docce prima?).<br />
Il problema è che sono troppo innamorata del quartiere, della strada. L&#8217;altro giorno nel pratino sgrauso dove porto max ho incontrato questo tizio con il cane. Intanto non lo avevo mai incontrato, ma sapevo già tutto di lui guardando solo il cane, femmina pitbull con molte cicatrici. Architetto (o professione analoga) sposato con la scrittrice (o qualche professione intellettuale analoga) sta poco lontano da casa mia. I due hanno preso questo cane che è stato trovato impiccato al fil di ferro, si sospetta che sia stato usato per combattimenti (ok questo ce lo aggiungo io). Lo hanno salvato, la cucciola bravissima con gli umani si sbranerebbe qualsiasi cane (o altro animale) che gli si para davanti e per questo lo tengono sempre al guinzaglio. Per fortuna, mi spiega l&#8217;uomo &#8220;abbiamo scoperto che è bravissima con i bambini. Anche se ora la portiamo meno a correre perché sai adesso la priorità sono loro, i bambini&#8221;. Fa una pausa e poi aggiunge &#8220;alla fine è un po&#8217; come lilly e il vagabondo no? lei si sente trascurata perché nascono i bambini&#8221;. Annuisco comprensiva.</p>
<p><img class="alignleft size-medium wp-image-571" title="p1130355" src="http://blog.osservatoriobalcani.org/wp-content/uploads/2012/02/p1130355-300x220.jpg" alt="p1130355" width="270" height="198" /></p>
<p>Poi mi racconta (anche lui) della lotta che stanno facendo nel quartiere per ripristinare il prato, per farlo diventare verde pubblico perché in questo municipio c&#8217;è la stessa densità di abitanti di Hong kong e pochissimo verde, lo spazio vuoto si trova sempre il modo di riempirlo con cemento.  In effetti il prato, quando non c&#8217;è la neve, è abbastanza selvaggio, ad ogni passo che fai in quella giungla hai sempre il terrore di incappare in un cadavere. E spesso trovi delle scarpe spaiate e pensi che il cadavere lo hanno già trascinato via..<br />
Il comitato di quartiere era riuscito a far votare il municipio su una delibera di esproprio, perché è ancora privato, fallita per uno o due voti con grande sconforto dei cittadini. E così se ne occupano loro. Ed è proprio quando il tizio mi chiede &#8220;Che ce la dai &#8216;na mano la prossima volta che lo puliamo?&#8221; che penso ma dove sono capitata? A Paperopoli? A Sprinfield? A Stars Hollow? (questa è difficile). E allora non voglio lasciare la piccola città.</p>
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		<title>Villa certosa vs Cvetkova pijaca</title>
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		<pubDate>Fri, 27 Jan 2012 01:33:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>lucy</dc:creator>
		
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Ecco per una fiorentina, Roma è un po&#8217; come Belgrado: esotica e familiare al tempo stesso, dura e stimolante. Ma soprattutto grande. Grandissima.
E Villa Certosa il quartiere dove io e max siamo andati a vivere è un po&#8217; Cvetkova pijaca, o Zvezdara: stesso misto tra casine basse abusive e palazzi anni sessanta, stessi rom che rovistano [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignright size-medium wp-image-561" style="border-style: initial; border-color: initial;" title="p1130316" src="http://blog.osservatoriobalcani.org/wp-content/uploads/2012/01/p1130316-300x183.jpg" alt="p1130316" width="240" height="146" /></p>
<p>Ecco per una fiorentina, Roma è un po&#8217; come Belgrado: esotica e familiare al tempo stesso, dura e stimolante. Ma soprattutto grande. Grandissima.<br />
E Villa Certosa il quartiere dove io e max siamo andati a vivere è un po&#8217; Cvetkova pijaca, o Zvezdara: stesso misto tra casine basse abusive e palazzi anni sessanta, stessi rom che rovistano nei cassonetti, stessa aria di paese dove tutti si salutano in piazza e dopo due giorni tutti sanno chi sei. Di diverso ci sono i bengalesi, un sacco, e i cinesi, tanti di più.</p>
<div>
<p>(Anche di cinesi in Serbia e soprattutto a Belgrado ce ne sono parecchi grazie ad un accordo tra la Federazione Socialista Jugoslava e Repubblica popolare cinese che ha abolito la necessità dei visti tra i due paesi nel 1989 e grazie a Slobodan Milosevic e la moglie Mirijana che si sono inventati la chinatown serba nel blok 70 di Novi Beograd).</p>
<p><span id="more-560"></span>Villa Certosa è però qualcosa che Zvezdara non sarà mai : the &#8220;next Pigneto&#8221; come si legge nelle riviste di tendenza. Un quartiere composto da una strada principale e una piazzetta nel mezzo costruito su un terreno, pare, pieno di voragini ma dove le casette abusive diventano preziosi monolocali da affittare o vendere a prezzi incredibili per una zona che è, comunque, ancora popolare. &#8220;Io la mia l&#8217;ho comprata per venti milioni di lire - mi dice il vicino - quando c&#8217;ho messo mano, capirai, l&#8217;ho dovuta rifare da capo a piedi. E pensare che ora c&#8217;arivano i radical chic. Quando me chiedono se so di case da comprare io nun rispondo gnente, ma mica pe&#8217; boria. Pe&#8217; protezione&#8221;. (non si capisce se protezione DAI radical chic o DEI radical chic). Ma il processo di pignetizzazione è ormai iniziato: all&#8217;inizio della strada stanno aprendo una enoteca.</p>
<p>Il piano per Cvetkova è a suo modo più onesto: nei prossimi anni butteranno giù diverse file della casine basse carine e abusive, allargheranno il viale e faranno dei bei palazzi a minimo una decina di piani, possibilmente con le vetrate a specchio. A Cvetkova &#8220;di tendenza&#8221; non hanno ancora capito bene cosa voglia dire. Se dici radical chic invece pensano qualcosa di gay e puoi passare un guaio.</p>
<p>Come dopo ogni spostamento Max ha la vita più dura, deve farsi spazio fra i cani del quartiere, e io ne subisco le conseguenze. L&#8217;altro giorno ha azzannato la cagna della dirimpettaia che da una parte ha iniziato un pressing psicologico per convincermi ad andarmene, dall&#8217;altra ha un po&#8217; più paura di me. Due giorni prima invece tornavamo io e max con due o tre sacchi di spesa e un lunghissimo palo da tenda appena preso dal cinese, quando dietro l&#8217;angolo (è sempre dietro l&#8217;angolo) c&#8217;è un cane enorme senza guinzaglio scappato da uno dei cancelli che si getta su max. Io ormai non mi spavento neanche più. Un po&#8217; scocciata ho iniziato a posizionare un po&#8217; meglio il palo della tenda e a punzecchiare/allontanare da max l&#8217;altro cane. Fra gli spettatori della scena il parapiglia chi urla, chi mi strappa di mano il palo della tenda per usarlo meglio (lasciandomi pericolosamente s-palata) gridando &#8220;no ma è bono il padrone manco sa che è fòri, è solo scappato&#8221;, mentre un ragazzo bengalese con parlata super romanasi avvicina complice &#8220;gua&#8217; nun te preoccupare, cor mi cane fa &#8216;o stesso&#8221;. Alla fine riesco a recuperare il mio palo.</p>
<p>Tra l&#8217;altro Villa certosa è super attiva c&#8217;è un comitato di quartiere dove si discutono i problemi, dove si fanno progetti da sottoporre al municipio ma soprattutto è un posto dove vanno i vecchini tra le 5 e le 8 di sera. L&#8217;altro giorno ne ho fermato uno e gli ho fatto qualche domanda. Soprattutto ero curiosa di sapere che cosa era quel manichino nero con tutta una serie di addobbi bizzarri sul balcone di fronte al comitato di quartiere. &#8220;Quella - mi dice il signore sgranando gli occhi - è una ragazza di sangue blu!&#8221;, non sono sicura di capire nobile? &#8220;Sì sì certo, pare sia figlia di una baronessa. Fa la giornalista, fa anche i film, ha fatto anche un film sul quartiere, ma sai ha delle tendenze &#8220;femminili&#8221;. Per carità bravisssssima ragazza eh? viene anche ai pranzi sociali del quartiere. Si vede che c&#8217;ha classe, che non borgatara..c&#8217;ha solo queste tendenze&#8221;. Ho capito faccio ma il manichino, il balcone gli addobbi? Il signore mi guarda con tenerezza come se fossi un povera ingenua &#8220;Ma quelle so&#8217; &#8216;e sue fantasie!&#8221;.<br />
Ma forse devo ancora perfezionarmi nella comprensione della lingua locale.</p></div>

<a href='http://blog.osservatoriobalcani.org/archives/560/p1130316' title='p1130316'><img src="http://blog.osservatoriobalcani.org/wp-content/uploads/2012/01/p1130316-150x150.jpg" width="150" height="150" class="attachment-thumbnail" alt="" /></a>
<a href='http://blog.osservatoriobalcani.org/archives/560/p1130314' title='p1130314'><img src="http://blog.osservatoriobalcani.org/wp-content/uploads/2012/01/p1130314-150x150.jpg" width="150" height="150" class="attachment-thumbnail" alt="" /></a>
<a href='http://blog.osservatoriobalcani.org/archives/560/p1130301' title='p1130301'><img src="http://blog.osservatoriobalcani.org/wp-content/uploads/2012/01/p1130301-150x150.jpg" width="150" height="150" class="attachment-thumbnail" alt="" /></a>
<a href='http://blog.osservatoriobalcani.org/archives/560/p1130299' title='p1130299'><img src="http://blog.osservatoriobalcani.org/wp-content/uploads/2012/01/p1130299-150x150.jpg" width="150" height="150" class="attachment-thumbnail" alt="" /></a>
<a href='http://blog.osservatoriobalcani.org/archives/560/p1130295' title='p1130295'><img src="http://blog.osservatoriobalcani.org/wp-content/uploads/2012/01/p1130295-150x150.jpg" width="150" height="150" class="attachment-thumbnail" alt="" /></a>

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		<title>delitto e castigo</title>
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		<pubDate>Wed, 07 Dec 2011 00:29:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator>lucy</dc:creator>
		
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		<description><![CDATA[Appena tornata a casa, dopo aver fatto chilometri in aereo e in treno, praticamente di fronte al mio portone, mi è cascata la bottiglia di rakja e si è rotta in mille pezzi. Più che altro si è rotta dentro mia borsa dove stava, preziosamente custodita, insieme a varie cose tra cui il portafoglio, i documenti, il cd [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Appena tornata a casa, dopo aver fatto chilometri in aereo e in treno, praticamente di fronte <img class="size-medium wp-image-556 alignleft" style="border-style: initial; border-color: initial;" title="il-barbeque" src="http://blog.osservatoriobalcani.org/wp-content/uploads/2011/12/il-barbeque-300x274.jpg" alt="Monumento a Mitrovica Nord, chiamato dai locali &quot;barbeque&quot; per ovvi motivi" width="240" height="219" />al mio portone, mi è cascata la bottiglia di rakja e si è rotta in mille pezzi. Più che altro si è rotta <em>dentro </em>mia borsa dove stava, preziosamente custodita, insieme a varie cose tra cui il portafoglio, i documenti, il cd dell&#8217;ong anticorruzione, ma soprattutto il quaderno con <em>tutti</em> i miei appunti, e numeri di telefono, di questa e della scorsa volta a Mitrovica. E siccome era un litro di praticamente alcol puro, si è cancellata un sacco di roba scritta del quadernino, in pratica tutti i bordi lasciando solo il centro un po&#8217; leggibile.<span id="more-554"></span><br />
E tutto il giorno che mi chiedo che significato possa avere questa cosa. Che non si può avere il quadro completo della situazione in Kosovo perché è tutto sbavato ai contorni? Oppure che c&#8217;è un dio dei serbi che mi guarda e mi fa i dispetti? O forse che devo bere meno rakja?</p>
<p>Non lo so, pensavo solo alle storie che non ho scritto e che mi ricordo, quelle che le persone, gli amici ti raccontano quasi senza chiederle in una specie di atto terapeutico. Tutti quelli che ho incontrato sono stati cacciati di casa, serbi e albanesi, spesso è il vicino di casa o l&#8217;amico che dice loro di andarsene.</p>
<p>E mi chiedo quando riuscirò a parlare con i perpretators, con i colpevoli, con l&#8217;amico serbo di basket che improvvisamente fa finta di non riconoscere l&#8217;amico albanese e lo deporta in un posto militare possibile obiettivo dei bombardamenti o con il vicino albanese che va dal serbo di Pristina dopo la guerra e lo avverte/minaccia &#8216;adesso e meglio se te ne vai&#8217;.</p>
<p>Anche se la storia più bella rimane quella dell&#8217;unico IDP (sfollato) da &#8216;mitrovica nord a mitrovica nord&#8217; che aveva la casa nella confidence zone quella sicura accanto all&#8217;Ibar dove la Nato doveva mantenere un certo grado di sicurezza. &#8220;Era talmente sicura che siamo dovuti sfollare&#8221; mi dice. &#8220;E poi quando siamo tornati per vedere se potevamo ritornare o meno abbiamo scoperto che ci avevano rubato la casa. Non rubato <em>in</em> casa, ci avevano letteralmente rubato la casa. Mattone per mattone, infisso per infisso, se l&#8217;erano portata via&#8221;.</p>
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		<title>barricate e capelli rossi</title>
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		<pubDate>Fri, 02 Dec 2011 01:34:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>lucy</dc:creator>
		
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Perché alla fine la domanda è chi diavolo ci va su queste barricate che nascono come funghi? Vengono pagati, dicono gli albanesi, sennò chi ci starebbe! dice che gli danno 80 euro al mese, se fossi serbo ci andrei anch&#8217;io sicuro!
La ragazza del centro giovani invece mi dice con gli occhi che brillano di passione, certo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-medium wp-image-547" style="margin: 1px; border: 2px solid black;" title="cassonetti" src="http://blog.osservatoriobalcani.org/wp-content/uploads/2011/12/cassonetti-300x146.png" alt="cassonetti" width="216" height="105" /></p>
<p>Perché alla fine la domanda è chi diavolo ci va su queste barricate che nascono come funghi? Vengono pagati, dicono gli albanesi, sennò chi ci starebbe! dice che gli danno 80 euro al mese, se fossi serbo ci andrei anch&#8217;io sicuro!<br />
La ragazza del centro giovani invece mi dice con gli occhi che brillano di passione, certo che ci andiamo è un dovere morale. Così come il giovane democratico, io ci vado come volontario ogni volta che posso. Aha volontario&#8230; Chi lavora nelle aziende statali infatti qui a Nord (acqua,elettricità, comune, università etc.) fa dei turni di lavoro alle barricate. Se non ci vado, mi dice uno, ho problemi al lavoro però non lo scrivere mi raccomando che magari qualcuno lo legge in Italia e passo dei guai. Che si fa alle barricate? te lo dico io cosa si fa: la moglie ha delle ore libere dal marito e può vedere il ganzo e viceversa.</p>
<p>Poi c&#8217;è la signora del villaggio che ovviamente va alla barricata perché è lì e soprattutto perché la Kfor per levare un&#8217;altra barricata ha costruito un enorme check point - strano check point da cui non si può passare - e ha bloccato la strada principale per andare in città. Ora c&#8217;è sto campo base tra il villaggio serbo e quello albanese, neanche fosse Restrepo camp in Afghanistan. La signora, e molte altre come lei, sono incazzate nere.</p>
<p><span id="more-545"></span></p>
<p>Però con il tempo la passione cala. &#8220;Non abbiamo tempo&#8221; mi dice cortesemente la ragazza di un&#8217;altra ong oggi, &#8220;Non ne vedo la necessità&#8221; mi dice il ragazzo del punto internet del villaggio misto.</p>
<p><img class="alignleft size-medium wp-image-548" style="margin: 1px; border: 2px solid black;" title="pane" src="http://blog.osservatoriobalcani.org/wp-content/uploads/2011/12/pane-300x217.png" alt="pane" width="240" height="174" />Nel villaggio misto c&#8217;è questa ragazzina 15 enne dai capelli rosso carota che mi attira subito e io lei perché sono grande e ho una macchina fotografica. E&#8217; bosniaca e albanese e parla tutte e due le lingue senza problemi, mi porta a casa sua, una casa povera tipica dei villaggi di qua, tappeti ovunque una stanza riscaldata con la stufa che è anche cucina e basta. La madre mi bacia e mi abbraccia e mi dice subito &#8220;Mi può aiutare per la stanza?&#8221;, la stanza? &#8220;sì la stanza!&#8221;  e mi fa vedere la sua camera da letto, freddissima e con un muro mangiato dall&#8217;umidità. Dopo una mezz&#8217;ora di discussione sulla &#8220;stanza&#8221;, la ragazza mi dice vieni ti porto da un mio amico che parla inglese così puoi fargli delle domande. Strano, penso, stiamo parlando da un&#8217;ora in bosniaco-serbo e ci capiamo benissimo, ma tant&#8217;è. Nel frattempo si scioglie i capelli, si pettina, si mette il lucida labbra si toglie il sopra della tuta e si mette un piumino sciccosissimo. Andiamo a casa del suo amico ma lei si vergogna a suonare &#8220;vai tu vai tu che mi vergogno!!!&#8221; e ride dall&#8217;imbarazzo. Alla fine arriva questo amico, un ragazzo enorme serbo, 10 anni più grande di lei che naturalmente non sa una parola di inglese, ma che, come mi dice più tardi la ragazzina, &#8220;hai visto come è bello? o mi raccomando facci una foto insieme e fatti dare il numero di telefono che poi lo copio&#8221;. Ovviamente ho fatto tutto quello che mi ha chiesto e per un attimo, un attimo solo, ho invidiato i suoi 15 anni.</p>
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		<title>La storia della rana</title>
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		<pubDate>Thu, 01 Dec 2011 00:53:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>lucy</dc:creator>
		
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		<category><![CDATA[rana Mitrovica Nord]]></category>

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		<description><![CDATA[La sai la storia della rana no? quella che se la metti nella boccia di acqua bollente salta e si salva la vita mentre se la metti nell&#8217;acqua fredda e scaldi piano piano l&#8217;acqua, la rana viene bollita e non se ne rende nemmeno conto. ecco noi siamo rane bollite, o quasi. Quando una rana [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignright size-medium wp-image-541" style="border: 1px solid black;" title="Panchina di fronte all'Ibar" src="http://blog.osservatoriobalcani.org/wp-content/uploads/2011/12/panchinasullibare-300x160.jpg" alt="Panchina di fronte all'Ibar" width="270" height="144" />La sai la storia della rana no? quella che se la metti nella boccia di acqua bollente salta e si salva la vita mentre se la metti nell&#8217;acqua fredda e scaldi piano piano l&#8217;acqua, la rana viene bollita e non se ne rende nemmeno conto. ecco noi siamo rane bollite, o quasi. Quando una rana è a metà ormai non si rende più conto di niente, non arriva più a considerare strano ad esempio una bomba lanciata verso un quartiere misto o se bruciano la macchina ad uno che lavora con gli internazionali (&#8221;e vabbè ma non s&#8217;è fatto mica male nessuno, è così lo fanno di notte, si sa e probabilmente si erano sbagliati&#8221;) oppure un ragazzo ucciso da quelli dell&#8217;<em>altra parte</em> (&#8221;e vabbè ma quelle erano cose tra ragazzi, finite male, l&#8217;altro pare stesse rubando..&#8221;)</p>
<p>E ogni tanto, nel paese delle rane bollite, Mitrovica/Nord, capita che a qualche rana venga un dubbio che forse quel tepore dell&#8217;acqua è un po&#8217; eccessivo, anche se confortevole, e capita che all&#8217;inizio dell&#8217;intervista l&#8217;interlocutore - il tuo key player, il tuo target - ti chieda: ma tu cosa ne pensi? E non riesco mai a capire se vogliono una mano a decifrare questo garbuglio o se mi chiedono in realtà &#8220;che ne dici? com&#8217;è lo spettacolo?&#8221;. ed anche mi chiedono ma gli altri cosa ti dicono? ovvero &#8220;ma gli altri come si comportano sulla scena? Meglio o peggio di noi?&#8221; ovviamente ognuno pensa di essere il più fico, il più simpatico, il più intelligente e quello che la sa lunga, ti serve il caffè ti paga la birre e da tutti i pori grida &#8220;scegli me! scegli me!&#8221;.</p>
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		<title>Vedi i Balcani e poi scappa</title>
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		<pubDate>Thu, 28 Jul 2011 23:21:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>lucy</dc:creator>
		
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		<description><![CDATA[Ogni volta che torno nei Balcani ho le stesse sensazioni. La prima è &#8220;mamma mia meno male che non vivo più qui&#8221; e quando me ne vado è &#8220;mamma mia perché non vivo più qui?&#8221;.
Immagino che la nostalgia sarà parte della mia vita come già lo è, come già mi mancano Gerusalemme e Bangkok e [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ogni volta che torno nei Balcani ho le stesse sensazioni. La prima è &#8220;mamma mia meno male che non vivo più qui&#8221; e quando me ne vado è &#8220;mamma mia perché non vivo più qui?&#8221;.<br />
Immagino che la nostalgia sarà parte della mia vita come già lo è, come già mi mancano Gerusalemme e Bangkok e Sarajevo e Belgrado.</p>
<p><span id="more-529"></span>Ho pensato così in questi 4 giorni a Sarajevo, prima<br />
mamma mia com&#8217;è soffocante questa città, poi mangi, bevi, litighi e fai pace con quelli del Sarajevo film festival, incontri quello che ti sembrava lo sfigato del kino bosna che ti dice di andare a vedere il tal film perché fa una parte e si scusa perché deve andare dalla fidanzata. Parli con la coinquilina del tuo amico che pare abbia dei parenti all&#8217;Aja e ti racconta che lei viveva lì, serba a Sarajevo, che i suoi quando hanno firmato Dayton sono andati a Bratunac, paesino terribile vicino a Srebrenica, e che da quando lei è tornata a vivere a Sarajevo i suoi non le hanno dato pace. Prima cercando di convincerla a lasciare quella città musulmana e poi hanno smesso di parlarle quando hanno capito che non funzionava. E poi incontri il tipo che organiz</p>
<p><div id="attachment_533" class="wp-caption alignleft" style="width: 310px"><img class="size-medium wp-image-533" title="sarajevob_n" src="http://blog.osservatoriobalcani.org/wp-content/uploads/2011/07/sarajevob_n-300x201.jpg" alt="Sarajevo foto di F. " width="300" height="201" /><p class="wp-caption-text">Sarajevo foto di F. </p></div></p>
<p>zava i concerti in un parco e ti raccontava di tutta la musica della regione che riusciva a portare al suo festival.. ma quando gli chiedi perché ha smesso fa &#8220;eh il proprietario è finito all&#8217;Aja&#8221; (anche lui!) &#8220;Sai eravamo molto amici ma poi quando ho scoperto quelle cose che ha fatto ai croati.. non mi è piaciuto più. Sai aveva quelle mercedes, quelle ferrari&#8221;.<br />
Quando parti da Sarajevo ti rendi conto che non hai mangiato abbastanza pita e fai la scorta di venti pite diverse per il viaggio. Non si sa mai. E ti ritrovi a salutare i cimiteri di Sarajevo con uno certo struggimento.</p>
<p>Invece non ho ancora raccontato di Belgrado ai tempi della cattura di Mladic quando tutti quei giornalisti arrivavano a Belgrado (sorvolerò sui grandi inviati che litigano per le ricevute e sull&#8217;espressione di pietà che si disegna sul loro volto quando dici &#8220;free lance&#8221;). Tutti - tassativamente - si facevano lo stesso giro: Lazarevo il paesino di 4 case, con i pittoreschi vicini del superlatitante, un po&#8217; omertosi un po&#8217; loquaci che avevano cambiato il cartello di entrata in città da &#8220;Lazarevo&#8221; a &#8220;Mladicevo&#8221; o qualcosa del genere. E ogni giornalista arrivava con una storia diversa &#8220;perché basta fargli bere un po&#8217; di rakija e poi parlano&#8221;, &#8220;Quello ci ha detto qualcosa ma poi è arrivato un altro che lo controllava&#8221;. La seconda tappa Srebrenica, la città martire dove Mladic arrivò e divise gli uomini dalle donne e portò i primi a morire. Nei miei incubi di guerra penso costantemente che quando dividono gli uomini dalle donne è bene scappare.<br />
Ultima tappa per i giornalisti stranieri, la manifestazione a Belgrado, le foto di Mladic e Karadzic e Milosevic, l&#8217;orgoglio nazionale indotto, i super destrorsi che blaterano di perdita dei valori cristiani. C&#8217;è questo super giovane che è il capo di Obraz un gruppo che fa dei proclami folli in salvaguardia della cultura serba, un ragazzino con quest&#8217;aria brillante costringendoti a chiederti se ci è o ci fa perché è troppo normale per le cose assurde che dice. Lo intervista questa giornalista anglosassone e lui va subito sul fatto che in occidente le famiglie non sono più quelle di una volta e insomma quanti figli avevamo noi. La bionda anglosassone occidentale scocciatissima gli fa &#8220;io due, forza andiamo avanti&#8221;.</p>
<p>E poi i soliti scontri, prevedibili e previsti, degli hooligan che buttano giù i cestini della spazzatura, tirano pietre ai poliziotti, corrono si fanno arrestare, e si fanno fotografare dai mille fotografi accorsi per il grand&#8217;evento.<br />
E&#8217; tutto andato come doveva andare l&#8217;arresto del grande latitante, il grande tabù fino a questo momento che mai si sarebbe creduto la Serbia avrebbe fatto arrestare. Invece eccolo là con il cappellino da baseball, invecchiato con l&#8217;espressione stupita che ogni tanto hanno i vecchi quando non sono più in sé.<br />
e allora pensi che è veramente troppo tardi che la Serbia ha dato un simulacro di un criminale non un criminale vero. Certo meglio di niente ma non basta. Perché è vero che la Serbia deve smettere definitivamente di fare i giochini e capire che è il paese più importante della regione, nel bene e nel male. Tutto dipende da quello che fa Belgrado: la Bosnia, il Kosovo e anche la Croazia in un certo senso.</p>
<p><div id="attachment_534" class="wp-caption alignright" style="width: 310px"><img class="size-medium wp-image-534" title="img177" src="http://blog.osservatoriobalcani.org/wp-content/uploads/2011/07/img177-300x225.jpg" alt="Belgrado foto del mio cellulare" width="300" height="225" /><p class="wp-caption-text">Belgrado foto del mio cellulare</p></div></p>
<p>Comunque mentre ero a Bangkok ho sognato che facevo, con due o tre altri giornalisti, un&#8217;intervista esclusiva a Mladic mentre andava all&#8217;Aja e mi ricordo che avevo un sacco di domande fighissime e intelligentissime in testa ma che poi arrivava un collega, maschio - che era importante perché i colleghi maschi sono spesso arroganti - e faceva lui delle domande idiote facendomi sprecare la mia opportunità. In quel momento mi sono svegliata ansimando.</p>
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		<title>Ancora Divjak e ancora Sarajevo e un po&#8217; di RS</title>
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		<pubDate>Fri, 11 Mar 2011 16:54:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator>lucy</dc:creator>
		
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		<description><![CDATA[La giustizia nel dopoguerra balcanico non sembra fatta per la riconciliazione. Come dice sempre un mio amico prospettando guerre future sicure. &#8220;Come fai a non vederlo?&#8221; mi dice &#8220;Nessuno, dico, nessuno è contento con i confini attuali&#8221;. Allo stesso modo le sentenze e gli arresti legati ai crimini di guerra scontentano sempre qualcuno, in genere ricompattano [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-medium wp-image-524" title="sarajevo " src="http://blog.osservatoriobalcani.org/wp-content/uploads/2011/03/p1090939-300x225.jpg" alt="sarajevo " width="300" height="225" />La giustizia nel dopoguerra balcanico non sembra fatta per la riconciliazione. Come dice sempre un mio amico prospettando guerre future sicure. &#8220;Come fai a non vederlo?&#8221; mi dice &#8220;Nessuno, dico, nessuno è contento con i confini attuali&#8221;. Allo stesso modo le sentenze e gli arresti legati ai crimini di guerra scontentano sempre qualcuno, in genere ricompattano il fronte della &#8220;propria&#8221; nazionalità. Se ti arrestano il kosovaro, i kosovari scendono in piazza, se ti arrestano il serbo i serbi etc.<span id="more-519"></span> Il generale Divjak è un caso particolare nel senso che il suo arresto ha scontentato quelli della nazionalità &#8220;nemica&#8221; i bosniaci, il suo rilascio su cauzione ha scontentato quelli della &#8220;sua&#8221; nazionalità, i serbi.</p>
<p>Ovviamente, come un sacco di gente, anch&#8217;io ho conosciuto il generale Divjak, il serbo buono che ha difeso Sarajevo dai serbi, che si metteva a testa in giù per spiazzare i suoi interlocutori. Lo intervistai nei primi mesi che stavo a Sarajevo e la nostra lingua comune era il francese che lui parla molto bene. Un affascinante illuminista come ce ne sono pochi nei Balcani (e ormai anche nel mondo), ma pensai anche che era troppo affascinante che qualche pecca ce la doveva avere. Non mi sono mai fidata degli uomini carismatici.</p>
<p>Poi però, mi ricordo, che raccontai per caso ad Haris che avevo intervistato Divjak e a lui si illuminarono gli occhi, perché Divjak veniva sempre al fronte a vedere come stavano le truppe a tirare su il morale. E nel mondo, un generale che andava a trovare le truppe non s&#8217;era mai visto.</p>
<p>Anche lì, la mia vocina malefica: te credo era serbo e lo esoneravano sempre di più dal comando che altro doveva fare?</p>
<p>Ma il serbo di Sarajevo era importantissimo proprio per quei Sarajevesi che non volevano combattere come bosgnacchi o musulmani che dir si voglia, ma si sentivano la resistenza di Sarajevo  contro i fascisti che la volevano occupare ed imporre idee fasciste come il nazionalismo.</p>
<p>Questo certo non vuol dire che la resistenza non possa commettere crimini di guerra e che non vadano indagate ne&#8217; che la guerra dei musulmani fosse pura come la neve. Ma su Dobrovoljacka, l&#8217;attacco alla colonna dell&#8217;esercito che stava uscendo dalla città, in cui morirono dai 7 ai 14 soldati (secondo un documento della Republika Srpska furono 13 uccisi e un disperso), l&#8217;unico video che c&#8217;è è quello di Divjak che urla &#8220;non sparate&#8221;.</p>
<p>Divjak è un serbo di Sarajevo, dicono gli accusatori, uno dei pochi, tenuto lì come un fantoccio per sbandierare la Sarajevo multietnica per coprire quella al 90% musulmana, per coprire &#8220;Teheran&#8221; come la chiamava Dodik,  che è il suo vero volto.</p>
<p>Ma siamo sempre lì all&#8217;errore della prospettiva unica, Sarajevo è Teheran, è mussulmana, ha le targhe delle strade verdi e ha una Comunità islamica che entra sempre più nella politica. Ma Sarajevo è anche la città dei serbi e dei croati, è la città dei gay e degli internazionali, i miei amici più cari sono serbi, croati, di famiglia mista e bosgnacchi (musulmani). Se volessi essere retorica come un canzone degli U2 direi: ragazzi e ragazze di Sarajevo.</p>
<p>&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;-</p>
<p><em>Non dobbiamo, però - presi dalla retorica della città che resiste all&#8217;assedio - dimenticarci del sentimento dei serbi che non vivono a Sarajevo (come quello dei croati ma lo conosco meno), a rischio di fare un discorso vagamente razzista e sicuramente poco illuminista. I</em><em>l sentimento dei serbi è molto simile al sentimento degli israeliani: non si può solo dire che gli israeliani impongono un regime di occupazione ai palestinesi e quindi sono cattivi. Va capito che anche gli israeliani più progressisti più di sinistra, amano Israele e faranno di tutto per difenderla perché sono terrorizzati di essere ributtati in mare, perché il timore che in una terra non ebraica ci sia sempre il rischio dell&#8217;olocausto </em>è concreto<em>, perché &#8220;hai visto voi europei come non avete mosso un dito per noi&#8221;.<br />
Allo stesso modo c&#8217;è un&#8217;identità serba estremamente radicata in cui la sindrome di accerchiamento è reale, l&#8217;idea di essere i più odiati al mondo lo stesso, la paura del giogo turco o ustascia idem. Così come è per loro importantissima la Repubblica Srpska che </em>non deve<em> essere toccata, neanche per i giovani, soprattutto per i giovani. Senza la RS non c&#8217;è futuro e qualsiasi unione a qualsiasi livello presuppone assimilazione o pericolo.</em></p>
<p><em>L&#8217;ultima volta che sono andata in Bosnia sono andata con il marito serbo bosniaco - ormai italiano - di una mia amica, che mi faceva domande su Sarajevo e i bosniaci &#8220;ma lo sanno loro che prima erano serbi?&#8221;, non capiva che uno forse non se le pone queste domande. Ma poi ho capito &#8220;vedi il mio nonno è stato massacrato nella prima guerra mondiale, mio padre nella seconda, poi è successo anche a me, è chiaro che io ero pronto&#8221;. Non è solo propaganda insomma c&#8217;è una memoria familiare</em><em> importantissima, centrale, nella vita dei serbi che li fa sentire ancora vittime dell&#8217;occupazione ottomana o austroungarica. Ecco adesso qualcuno mi odierà (vedi, già mi sento un po&#8217; serba). </em></p>
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		<title>Abbasso Ivan, Forza Ivan!</title>
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		<pubDate>Sun, 17 Oct 2010 23:18:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>lucy</dc:creator>
		
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		<description><![CDATA[Ormai è passata anche questa mezza settimana a giro per l&#8217;Italia accolta come un&#8217;eroina. Com&#8217;è andata? ti ho pensato? stai bene? Eh ma tu lo dicevi degli hooligans..tutti preoccupati che chissà cosa mi fosse successo tra questi serbacci che tutta Italia ha visto in azione allo stadio di Genova. Sono tornata martedì sera da Belgrado, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ormai è passata anche questa mezza settimana a giro per l&#8217;Italia accolta come un&#8217;eroina. Com&#8217;è andata? ti ho pensato? stai bene? Eh ma tu lo dicevi degli hooligans..tutti preoccupati che chissà cosa mi fosse successo tra questi serbacci che tutta Italia ha visto in azione allo stadio di Genova. Sono tornata martedì sera da Belgrado, in macchina, con max che mi guardava storto (&#8221;di nuovo le solite dieci ore in macchina!&#8221;), con pochissimo sonno alle spalle, guidavo come una pazza sorretta dall&#8217;adrenalina ancora in circolo del gay pride e da questo fantastico antidolorifico serbo: 500 mg di paracetamolo più imprecisata quantità di caffeina, medicinale con ogni probabilità vietato in Italia.</p>
<p><span id="more-512"></span>Parcheggio accendo la tv e mi ritrovo davanti Ivan &#8220;il terribile&#8221; Bogdanov,le sue tronchesi, il suo passamontagna, i tatuaggi il suo dito medio e la mamma che dice che è il figlio più buono del mondo. La caricatura perfetta che ha sbancato tra i vignettisti serbi e italiani. Insieme a lui, tutti i suoi simpatici compagni.<br />
ll fatto che poi fossi tornata con un occhio nero (dovuto a problemi tecnici della macchina e a tre serbacci che mi aiutano a spingerla sul marciapiede e al rinculo che mi fa sbattere lo sportello aperto sull&#8217;occhio, sì insomma è comunque colpa loro), ha notevolmente amplificato l&#8217;effetto. Oddio mio che ti hanno fatto?!</p>
<p>Dopo qualche giorno, da lontano mi sembra tutto assurdo, il ripetersi di parole ne annulla l&#8217;effetto.<br />
Serbi, serbia, effetto serbo, serbismo, non è questa la serbia, scusa dai serbi&#8230;ecco direi che stucca un po&#8217;.</p>
<p><strong> La squalifica dagli Europei o la squalifica dall&#8217;Europa?</strong></p>
<p><span style="font-size: 10.8333px;"><strong> </strong></span></p>
<p><img class="alignleft size-medium wp-image-514" title="bulevar" src="http://blog.osservatoriobalcani.org/wp-content/uploads/2010/10/bulevar-300x225.jpg" alt="bulevar" width="300" height="225" /></p>
<p><strong><br />
</strong><span style="font-size: 13.3333px;">Chi non vuole la serbia in Europa? Si vuole buttare giù il povero Tadic che ama l&#8217;Europa ma ama anche il piccolo berlusconi della Repubblica Srpska, che invita Ceca vedova di Arkan per chiudere il suo comizio elettorale?<br />
</span><span style="font-size: 13.3333px;">Chi non vuole l&#8217;entrata in Europa di Belgrado?  I tycoons i  mafiosi? Sembra questi ultimi secondo le indiscrezioni dei giornali. Fra questi entra in gioco il mitico narcotrafficante Darko Šarić</span><span style="font-size: 13.3333px;">, accusato di aver organizzato un carico di 2,8 tonnellate di cocaina dal Sud America all&#8217;Europa, che sembra essere riuscito negli ultimi due anni a comprarsi mezza serbia (il montenegro lo aveva già in parte e comunque c&#8217;è troppa concorrenza) all&#8217;insaputa di tutti. Oggi di <span style="font-size: 11.1111px;">Šarić</span> sappiamo tutto e lo incolpiamo anche un po&#8217; di tutto, pare che Saric appunto abbia dato 200. mila euro agli uligani per fare casino sia al gay pride del 10 ottobre (di cui magari più in là daremo conto) sia alla partita contro l&#8217;Italia. Il Kurir tuona che i soldi sborsati sono 1 milione (1 MILIONE) e che il prossimo inferno ci sarà per il derby cittadino stella rossa, partizan il 23 ottobre a Belgrado.</span></p>
<p><span style="font-size: 13.3333px;">Il più informato Blic parla della mala di Novi Beograd coinvolta negli affari sporchi delle compravendite di giocatori, dell&#8217;utilizzo dei tifosi per spaccio e raket. Forse sono coinvolti anche nella vendita del portiere Stojković attaccato a Genova. Insomma tornano le cose che si dicevano un anno fa con le inchieste sulla mafia dei tifosi dopo la morte di Brice Taton. Questa volta però si fa quel collegamento che l&#8217;anno scorso si aveva un po&#8217; di remore a fare ovvero quello con la mafia novobelgradese e con il suo boss Dejan Stojanović Keka. Bhe&#8217; insomma l&#8217;avevamo scritto noi, peccato che Narcomafie lo leggano in pochi. Ma mi aveva stupito come nessuno volesse parlarne, come se lo stato fosse così debole e loro così forti.<br />
Adesso invece è necessario buttarli a mare questi mafiosi perché hanno esagerato ed è bene dire che è solo colpa loro. Che c&#8217;è un complotto delle forze del male contro la Serbia in Europa. Così come i gay sono pagati dalla CIA. Quello che mi conforta è che i miei due temi si sono messi insieme Saric e hooligan, e anche gay. Il che mi mette al primo posto fra i sospettati come autrice del complotto<img class="alignright size-medium wp-image-517" title="Kneza Mihajlova" src="http://blog.osservatoriobalcani.org/wp-content/uploads/2010/10/p1090215-300x225.jpg" alt="Kneza Mihajlova" width="300" height="225" /> ..</span></p>
<p><strong>Cronaca del gay pride e dell&#8217;anti-gaypride</strong></p>
<p><span style="font-size: 13.3333px;">Invece domenica dieci ottobre è stato il giorno della guerriglia in città e della polizia speciale. La città è vuota quando arriviamo al cordone di polizia, vuota con alcuni ragazzotti che camminano non lontano, fanno finta di niente. Uno dei poliziotti mentre entriamo nel primo cordone si fa ripetutamente il segno della croce ancora ci chiediamo se perché davanti a peccatori o perché pregava il signore di mandargliela buona in quella giornata. Il gay pride è un grido di felicità, ce l&#8217;abbiamo fatta, abbiamo l&#8217;Europa con noi, abbiamo l&#8217;America, siamo coraggiosi e siamo quelli che cambieranno il mondo. Ci sono le persone più aperte e più coraggiose, ci sono pochi gay come al solito nei gay pride a rischio nei paesi dell&#8217;est ma alcune piccole delegazioni da varie parti dei balcani (coraggiosissimi bulgari, teneri i greci).  C&#8217;erano anche gli anarchici che erano fra i primi del corteo con la scritta &#8220;morte al fascismo&#8221;. Questo era il significato più ampio della manifestazione, non solo per i diritti dei gay e delle lesbiche, ma basta al fascismo che impedisce la manifestazione di diversi punti di vista, di diversi modi di essere. </span></p>
<p>Il corteo arriva al suo traguardo il SKC e noi, io e un&#8217;altra giornalista italiana, vogliamo uscire, abbiamo sentito di scontri, vogliamo andare a vedere. Chiediamo ai colleghi serbi: che succede? casino? loro, manco a dirlo, minimizzano. &#8220;Sì qualcosa ma niente di che&#8221;. Va bene superiamo in senso contrario il primo cordone di polizia e ci sono questi tre  vestiti da cristiani hippy che con le icone in grembo e gli occhi bassi mormorano preghiere contro il peccato, dietro di loro lo scenario diventa sempre più surreale, persone sparse in una città vuota come dopo una battaglia, i cordoni, di polizia che non ti fanno passare, i lampioni divelti, le pietre per terra, questi giovanotti che vagano a gruppetti o da soli stanno cercando che fare dove andare.. tu cerchi di non guardarli negli occhi, gruppetti di religiosi che pregano o cantano. Noi non troviamo gli altri giornalisti. C&#8217;è sempre un punto dove vanno tutti i giornalisti, dice la mia amica, dobbiamo trovarlo anche per non rimanere sole. Aggiriamo il cordone arriviamo da dietro a piazza trg republike, sempre questo misto surreale di gente normale e gruppetti di giovani impegnati nelle azioni, noi ci mettiamo nella scia delle signore che passano. Ad un certo punto escono da un edificio una coppia di sposini, lei bionda con il vestito bianco e la pettinatura ricercata lui nel suo completo da matrimonio. Si rendono subito conto che c&#8217;è qualcosa di strano, un giornalista vede la &#8217;storia&#8217; e li approccia, noi facciamo un po&#8217; di foto entusiaste poi come uno sciamo arriva il gruppo di hooligan ragazzini esaltati, molti con il volto coperto, che avevamo visto due minuti prima spaccare dei pezzi di cemento per farne pietre. Si esaltano vedendo il matrimonio &#8220;ehhee questa è serbia&#8221; urlano e gli sposini intimoriti fanno il tre con le dita, just in case, i ragazzini si autoesaltano ancora di più. Io e la mia amica nel mezzo, nascondiamo cautamente le macchine fotografiche i iniziamo con gli altri ad applaudire. &#8220;Sorridi e applaudi e non parlare possibilmente&#8221; ci diciamo. Porca puttana gli sciami di uligani, un grosso problema, quel giorno, più imprevedibili di quelli che ingaggiano la battaglia con la polizia&#8230;<br />
Poi ci dicono che stanno prendendo a sassi al sede del partito socialista. Ci avviamo. Kneza Mihajlova anche è devastata ancora sciami di teppisti che si passano informazioni e persone normali che camminano con la spesa. Inizia il sapore del gas lacrimogeno i miei occhi scoppiano, bruciano, troppo voglio fermarmi tornare indietro. Neanche fossimo in vietnam, l&#8217;I. la mia amica mi prende e mi urla &#8220;non possiamo fermarci ora dobbiamo raggiungere studenski trg&#8221;, dico ok bestemmio e la seguo. troviamo finalmente i giornalisti, ma è tutto finito, solo devastazione e in lontananza cassonetti della spazzatura pieni di fumo. Una rete di protezione in mezzo ad una piazza e una vecchietta che passa in mezzo alla rete, così. I giornalisti serbi sono un po&#8217; preoccupati per noi.. noi non li molliamo un attimo. Decidiamo tutti insieme di tornare all&#8217;inizio di Kneza Mihajlova. Si cammina, poi si sente una pattuglia della polizia speciale che trotta dietro di noi, un&#8217;altra, cazzo c&#8217;è qualcosa e ad un certo punto c&#8217;è questa scena surreale dei giornalisti che corrono al passo con i militari in una goffa imitazione. Hanno rotto una vetrina e qualcuno è entrato dentro tutti ad aspettare di fotografare l&#8217;arresto. Almeno due vengono presi e legati e messi in ginocchio. I fotografi esultano.</p>
<p>Poi arriva il sindaco a fare una ricognizione. Lo sciame di giornalisti si fionda il sindaco parla. e dall&#8217;altro lato della strada si forma una folla, si addensificano e si uniscono i passanti e i teppisti e iniziano ad urlare &#8220;buaa&#8221; &#8220;buaa&#8221;. E a insultare il sindaco, colpevole, di aver permesso il gay pride.<br />
Una signora bionda attraversa la strada, incazzata nera, urla in faccia al sindaco coperto dai giornalisti &#8220;Da dove vengono i soldi per tutto questo??&#8221; &#8220;TU NON SEI IL SINDACO DEI BELGRADESI TU ODI BELGRADO BUAA&#8221;.<br />
Ce ne torniamo verso casa contente di essere sane e salve, ma guardandoci continuamente le spalle, e senza guardare nessuno negli occhi.</p>
<p><span style="font-size: 13.3333px;"><br />
</span></p>
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		<title>morte ai gay viva i gay</title>
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		<pubDate>Sat, 09 Oct 2010 16:44:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator>lucy</dc:creator>
		
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		<description><![CDATA[Al media center ci sono Amnesty international, National Endowment for Democracy, Civil right defenders, l&#8217;associazione progay e Gay solidarity. In perfetto inglese si parla di come domani la gay parade di Belgrado segnerà un cambiamento irreversibile per il paese, di come questa lotta condotta con testardaggine non è solo per la popolazione LGBT ma anche [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Al media center ci sono Amnesty international, National Endowment for Democracy, Civil right defenders, l&#8217;associazione progay e Gay solidarity. In perfetto inglese si parla di come domani la gay parade di Belgrado segnerà un cambiamento irreversibile per il paese, di come questa lotta condotta con testardaggine non è solo per la popolazione LGBT ma anche per   i diritti di tutti, la libertà di espressione in primis.<span id="more-508"></span> &#8220;Dobbiamo aprire una conversazione - dice Claire Dimyon attivista britannica - mostrare la mano aperta, anche se domani sfileremo circondati da poliziotti, loro saranno la nostra prima audience e poi andremo con la mano aperta anche dalla chiesa anche da quelli che scrivono i graffiti, bisogna far vedere che vogliamo il dialogo&#8221;. Se ne deve andare Clare ma lascia la platea dicendo non pensate alle cose negative pensate a quell<span style="font-size: 13.3333px; ">e positive. Domani ci sarà il primo gay pride, e dagli anni prossimi non sarà più una questione se far</span><span style="font-size: 13.3333px; ">e o non fare il pride ma di come farlo. E vai, la rivoluzione sta riuscendo, è dura sembra dire il forum di oggi ma domani c&#8217;è la gay parade e il governo è con noi, la politica - con parecchie pressioni internazionali si ammette - ha scelto la parte della parata. Mi viene sempre da pensare da come la lotta per la libertà di  orientamento sessuale sia una delle poche che ancora dirompenti in questa parte di mondo, una chiave per il progresso. Prendiamo il nostro badge per la stampa con i colori dell&#8217;arcobaleno, approfittiamo del pranzo e guardiamo l&#8217;orologio, fra un po&#8217; c&#8217;è l&#8217;annunciata &#8220;marcia della famiglia&#8221;, speriamo di beccarli penso mi sa che saranno quattro stronzi come l&#8217;anno scorso. Ad un certo punto tutti vanno alle finestre, impietriti, la marcia della famiglia sta passando sotto le finestre del media center e stanno tutti inveendo contro le finestre.</span><br />
Corriamo giù a vedere. E&#8217; un fiume di persone che urla ubi ubi pederi &#8220;uccidi uccidi i g<span style="font-size: 13.3333px; ">ay&#8221;, &#8220;la parata non si farà&#8221; e anche il grido che cantavano contro Milosevic &#8220;Salva la Serbia, salva la Serbia, Boris (Tadic, il presidente) ucciditi&#8221;. Ragazzi giovani, immagino tanti tifosi, ma anche famiglie, signore e non solo le signore borghesi ma anche hippy vestiti casual. Ci trovo perfino - e mi si spezza il cuore - la mia ex estetista, Svetlana che era il vero motivo per cui ero tornata a belgrado questa settimana, che ero andata a cercare nel mio vecchio quartiere ma che non avevo trovato più. Hanno cambiato il negozio, mi dice, mi vuole dare il numero ma non la sento sono triste perché è alla marcia della famiglia per fortuna ho già cambiato estetista.</span></p>
<p>Un fiume di persone che si muove il sabato per protestare contro la parata gay. Incredibile. Secondo un poliziotto sono diecimila. &#8220;La natura è dalla nostra parte&#8221; dice uno striscione dice la ragazza che lo tiene che la famiglia è in pericolo per la crisi, per il fatto che lo stato non fa nulla e la gay parade? è una provocazione di quelli che hanno rovinato la nostra nazione. La seconda signora non vuole parlare inglese, mi dice sono qui per appoggiare la famiglia ortodossa, contro la gay parade? Sono per appoggiare la famiglia nient&#8217;altro.</p>
<p>Cerco quello un po&#8217; più casual, un quarantenne con un camicione il capello lungo, si scopre che è il bassista degli Ekaterina Velika un gruppo mitico negli anni ottanta in ex yu. <span style="font-size: 13.3333px; ">
<a href='http://blog.osservatoriobalcani.org/archives/508/p1080877' title='p1080877'><img src="http://blog.osservatoriobalcani.org/wp-content/uploads/2010/10/p1080877-150x150.jpg" width="150" height="150" class="attachment-thumbnail" alt="" /></a>
<a href='http://blog.osservatoriobalcani.org/archives/508/za-porodnicu-0' title='za-porodnicu-0'><img src="http://blog.osservatoriobalcani.org/wp-content/uploads/2010/10/za-porodnicu-0-150x150.jpg" width="150" height="150" class="attachment-thumbnail" alt="" /></a>
</p>
<p></span><span style="font-size: 13.3333px; ">Ci dice che non ha niente contro il gay,&#8221;La marcia è perché la maggior parte della nostra gente è contro l&#8217;idealizzazione dell&#8217;omossessualità. Io ho tanti amici gay, ma ma siamo contro la globalizzazione che usa l&#8217;omosessualità per i suoi sporchi interessi&#8221;. COSA? EHH? chiedo ridendo non ce la faccio. &#8220;Allora - mi spiega con pazienza -io sono contro l&#8217;America, morte all&#8217;america e alla sua politica&#8221; Ma anche contro l&#8217;Europa? &#8220;L&#8217;Europa è serva dell&#8217;America&#8221;. Ma la Serbia sta facendo di tutto per entrare in europa..&#8221;Non sono i leader politici che sono traditori! sono solo servi per dell&#8217;unione europea e del pentagono&#8221;. e questa gente è tutta contro l&#8217;america contro l&#8217;europa? &#8220;sì è opinione comune&#8221;. Chiede l&#8217;I. non sei contro la democrazia?&#8221;La democrazia come appare oggi non è vera è uno strumento per la manipolazione&#8221;. Ma non pensi che oggi grazie alla democrazia tu puoi sfilare così come domani possono sfilare altri? &#8220;L&#8217;evento di domani è un evento del pentagono, Radio free europe è pagata dalla cia, i giornali sono pagati da Soros. Noi siamo contro di questo non gli omosessuali che sono solo povere persone che sono usate per scopi sporchi&#8221;. Ma se non fosse così, se non fossero manipolati dall&#8217;esterno. &#8220;Non è possibile perché loro natura i gay amano l&#8217;intimità, non fanno queste manifestazioni&#8221;. Ma se siete contro l&#8217;Europa etc. cos&#8217;è nostalgia per Milosevic? &#8220;questa è una domanda stupida, noi tutti eravamo contro milosevic, abbiamo fatto le marce contro milosevic e lo abbiamo buttato giù&#8221;. Poi vabbé il batterista degli EKV che mi diceva scrivilo scrivilo, cima, questo era il mio soprannome dice che sono blasfemi, che insomma anche in italia che hanno vietato l&#8217;uso delle croci a scuola è un errore e lì mi incazzo e gli dico che io non sono religiosa e non voglio le croci nella scuola pubblica. &#8220;Ah sì certo - dice un po&#8217; imbarazzato - in questo caso in effetti la conversazione è un po&#8217; stupida&#8221;. Bravo.</span></p>
<p><span style="font-size: 13.3333px;"><span style="font-size: 13.3333px; ">
<a href='http://blog.osservatoriobalcani.org/archives/508/p1080877' title='p1080877'><img src="http://blog.osservatoriobalcani.org/wp-content/uploads/2010/10/p1080877-150x150.jpg" width="150" height="150" class="attachment-thumbnail" alt="" /></a>
<a href='http://blog.osservatoriobalcani.org/archives/508/za-porodnicu-0' title='za-porodnicu-0'><img src="http://blog.osservatoriobalcani.org/wp-content/uploads/2010/10/za-porodnicu-0-150x150.jpg" width="150" height="150" class="attachment-thumbnail" alt="" /></a>
</p>
<p></span>bon. Il ragazzino con la scritta &#8220;Dosta je&#8221; e il bicchiere con la classica goccia che fa traboccare il vaso. Che vuol dire? è incerto. &#8220;Ma vuol dire basta&#8221; a cosa? &#8220;non so&#8221; ma perché sei qui? &#8220;eh vedi? ci sono i miei amici&#8221;. </span></p>
<p>Ma il massimo si raggiunge con un altro signore casual occhiali da sole e una sciarpa che sembra una kefia. Gli chiediamo perché del volantino &#8220;vi aspettiamo&#8221; è un po&#8217; una minaccia. Dice sì certo. Ma sarà pericoloso domani? può darsi, ma lei è d&#8217;accordo con questa violenza. Sì è l&#8217;unico modo. Ma perché scusi che gli hanno fatto i gay? Ci guarda, ci soppesa se siamo sufficientemente di fiducia, si toglie gli occhiali da sole e ci dice &#8220;Mia figlia, 7 anni fa, me l&#8217;hanno rapita i gay&#8221;. Silenzio. Imbarazzo. Ce ne andiamo.</p>
<p>to be continued&#8230;</p>
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		<title>le parole nello stomaco</title>
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		<pubDate>Tue, 21 Sep 2010 23:17:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>lucy</dc:creator>
		
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		<description><![CDATA[ci sono queste parole nello stomaco che non vogliono uscire, anzi che vogliono uscire ma si arrotolano su se stesse, non si stendono. Viene in mente il presidente dell&#8217;unione delle città di tiro, libano che rispose ad un giornalista italiano. dice &#8220;io non capisco l&#8217;italiano ma ho l&#8217;impressione che questa domanda vada come stirata&#8221;. Come [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>ci sono queste parole nello stomaco che non vogliono uscire, anzi che vogliono uscire ma si arrotolano su se stesse, non si stendono. Viene in mente il presidente dell&#8217;unione delle città di tiro, libano che rispose ad un giornalista italiano. dice &#8220;io non capisco l&#8217;italiano ma ho l&#8217;impressione che questa domanda vada come stirata&#8221;. Come una camicia sgualcita. Ed aveva ragione.</p>
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