Eccomi di ritorno da una Pasqua che, nonostante tentativi di ribellione alle feste comandate, non ho potuto fare a meno di passare a casa con l’agnello fritto della mamma e le uova di cioccolato macrobiotiche della mia amica.
Ovviamente la cosa più interessante è stata il viaggio.
Eccoci qua, sembrerebbe un pesce d’aprile ma non lo e’. Il sistema si e’ messo in moto per proteggersi dalle proteste cittadine. Con un comunicato stampa pubblicato sul sito della polizia cantonale viene annunciatoil divieto di assemblea davanti al teatro nazionale per ragioni di sicurezza.
Ogni 6 aprile da molti anni, seguendo un copione noto, personalita della politica e non solo, locali e straniere si riuniscono per celebrare la giornata della citta. Questa volta, pero’ si prevede un cordone di sicurezza a la “protezione della zona”. Cosi il potere prende le sue precauzioni, nel frattempo sul forum, provocatori cercano di irritare offendendo quanti scrivono o sono riconosciute come persone attive nelle proteste.
In fondo c’era d’aspettarselo. Il premier del cantone e’ spaventato ed alza il tiro, rilascia una intervista su Start e giura che non si dimettera mai, che solamente il suo partito puo dimetterlo, dato che il partito lo ha messo la, (bisognerebbe spiegargli le fondamentali delle elezioni).
La questione della cittadinanza puè essere estremamente seduttiva. L’idea di contribuire, scegliere, indicare fa sentire l’individua rilevante. E’ come se per un’istante, evadessimo l’anonimato di essere chiunque e divenissimo pubblicamente noi stesse.
Come italiana residente in BiH vivo lo spazio paradossale di questa cittadinanza. Grazie (!) alla riforma Berlusconi potrei votare in Italia, e grazie alla legislazione locale non posso votare in BiH. Così, la dove mi sento qualificata ad esprimere questa mia cittadinanza, la guardo confinarmi allo spazio del non-formale.
Siamo arrivate alla ottava uscita consecutiva, con un piccolo cambio anzichè la cattedrale il teatro nazionale. Effetti della pasqua cattolica e del sentimento di generale rispetto che ha imperato fra la gente del forum. Personalmente avrei tenuto la cattedrale, per questioni di comunicazione e di resistenza… infatti tanta gente all’una era la’, ma noi non c’eravamo. (Noi, il gruppo con tavoli da petizione, amplificazione, cartelloni e tutta l’attrezzatura del caso).
Va bene lo stesso. Il numero delle petizioni firmate sale, siamo a circa 12000 (ne servono 17.000, per avviare la richiesta di rimozione del premier del cantone) mentre per la sindaca non esiste procedura di iniziativa popolare che possa rimuoverla.
Un altro giornale, start, a supporto delle proteste, ha distribuito le caricature (adesive) di mama e tajo (mamma e papa, come ormai pubblicamente apostrofati).
Quando lavoravo in croazia nel ‘95 ho ricevuta la telefonata preoccupata di mia madre che aveva letto di un’azione di guerra e temeva fosse nell’area dove lavoravo io. Non c’e’ voluto molto per capire che quanto descritto accadeva a molti molti chilometri di distanza e che non c’era nessun rischio per me. Da allora, mia madre sa che la geografia, cosi come l’accuratezza e’ per molti giornali un optional.
Leggendo in questi giorni le visioni e versioni dell’ovest sui balcani, si puo immediatamente dal testo sapere l’orientamento del giornale/giornalista senza neppure guardare alla testata.
Il riconoscimento del kosov@ ha rianimato la cordata del giornalismo ideologico e quasi mi verrebbe da dire di propaganda.
21 febbraio e oltre. Devo confessare che in questo periodo leggo sempre con il cuore in gola le notizie provenienti dalla Serbia. Il paese traballa, sbanda, cerca di tenersi in piedi, ma non si capisce dove possa andare. Pur vivendo in questo momento a Sarajevo, ho un legame affettivo molto forte con Belgrado, dove ho vissuto per un periodo della mia vita, dove torno spesso, e dove ho avuto e ho tuttora diversi importanti affetti. Ho sofferto molto vedendo l’ingloriosa manifestazione del 21 febbraio, la citta’ messa a ferro e fuoco, gli slogan e la simbologia ultranazionalisti. Ho parlato con diversi amici serbi il giorno successivo; avevano opinioni diverse, qualcuno mi ha detto di sentire un profondo senso di ingiustizia e impotenza per l’appoggio alla proclamazione unilaterale d’indipendenza del Kosovo da parte della comunita’ internazionale, qualcuno mi ha detto che la stessa proclamazione e’ stata un’operazione ormai necessaria, come l’estrazione di un dente ormai marcio.
“Stanotte (ieri per chi legge) davanti al palazzo del governo cantonale di sarajevo si sono tenute le proteste. I/Le dimostranti riunite hanno duramente espressa la propria insoddisfazione per l’attuale situazione nel cantone di sarajevo e il lavoro mai fatto dai rappresentanti eletti. I/Le dimostranti si sono bagnati con acqua fredda per congelarsi e per mantenere con fermezza le proprie posizioni, seguendo, cosi, l’esempio degli eletti al governo che badano ai mezzi da utilizzare pur di mantenere le proprie poltrone dalle quali, con successo, riescono a non fare nulla.
I/Le dimostranti hanno annunciato che la protesta proseguira per tutta la notte e oltre, fino a quando le condizioni metereologiche lo permetteranno. Non si hanno informazioni se la parola sia stata mantenuta. Non sorprenderebbe che il governo abbia intrapeso qualche azione come tagliare la testa di alcuni dei dimostranti (o forse di tutti/e, considerando che il governo non discrimina fra i/le sue cittadine), a dimostrazione del fatto che sia meglio tacere, come sempre, e lasciare che il governo continui, in santa pace, a non fare il proprio lavoro.”
(Le foto sono state pubblicate sul forum che coordina da ormai un mese le proteste. vale, quasi cittadina molto-molto divertita)
Ecco qua, un’altro sabato di protesta alle spalle. di nuovo in piu di 1000 cittadine/i si sono raccolte nello spiazzo di fronte alla cattedrale di sarajevo per esprimere la propria insoddisfazione riguardo alla classe politica che governa tanto la città che il cantone. La protesta e’ stata segnata dal rap di šaran che ha messo in rima le parole d’ordine di tutte le proteste, ovvero rulja (teppaglia/marmaglia) e i tormentoni arroganti di tajo/papa alias il presidente del cantone.
Lanciata anche la petizione che chiede insistentemente ed instancabilmente le dimissioni di papa’. Prossimo sabato 8 marzo giornata internazionale delle donne … tutta da dedicare alla sindaca di sarajevo ed alle sue dimissioni.
un testo ironico che fa da spalla alle proteste dei/delle cittadini/e di sarajevo che chiedono alle autorita’ politiche senso di responsabilita, rispetto e le dimissioni della sindaca Semiha Borovac e del premier del cantone Samir Silajidzic.
Domani 1 marzo si tiene la 5 protesta !!! (le altre date: febbraio: 9, 13, 16, 23; marzo: 1)
Da quando sono tornata da Belgrado non faccio altro che leggere le news come una drogata a cercare qualsiasi cosa che riguardi la Serbia. Per capire se si vede, quello che ho visto io. Giovedì ho assistito a qualcosa a cui non avrei mai immaginato di assistere, una enorme manifestazione fascista. Un meeting organizzato dal governo, bandiere come se piovesse, canti antichi che risuonavano negli altoparlanti, riferimenti a miti medievali, parole come orgoglio, umiliazione (senza ovviamente menzionare le parole serbi/a/ità e Kosovo) nemici esterni, traditori interni e un po’ di squadraccie lasciate scorrazzare per far capire con chi si ha a che fare. La ricetta c’è tutta al di là dell’oggetto della manifestazione.