Un biglietto del tram a sarajevo costa un 1,60 Km (poco di piu’ di 80 centesimi).
Si puo usare una volta e non e’ a tempo. Se vuoi prendere l’autobus devi comprare un altro biglietto. Non esiste il biglietto unico. Le sigarette costano di meno, almeno le marche popolari, di un biglietto di tram/autobus!
Utilizzare il servizio di trasporto urbano, è una esperienza interessante dati i tanti cantieri aperti che rendono le linee inservibili e generano percorsi alternativi. Per chi si muove con i mezzi pubblici il tempo degli spostamenti si dilata, le carrozze sono cosi affollate che a volte non si riesce a salire.
3000! Eccoci qua eravamo tremila, forse qualcosa di meno, una oscillacione che puo andare da alcune centinaia ad alcune migliaia.
A me siamo sembrate tante/i, ma certamente ancora non cosi tante/i da poter generare dimissioni. Creare quel meccanismo che si chiama opinione pubblica e’ sicuramente un lungo percorso. Il 6 aprile e’ stata una buona tappa, la squadra ha passata la prova.
Quasi 2 ore di musica, di slogan, di cartelloni, per rovinare il gusto dell’auto-celebrazione a chi sente di essere padrone più che amministratore/trice della cosa pubblica. In generale il 6 aprile, apre piu domande che risposte.
la lingua può suonare straniera ma il messaggio e’ chiaro: cittadine/i difendono sarajevo - domenica 6 aprile alle 19.00 davanti al teatro nazionale. Da chi la difendono, la liberano? dalla cattiva politica, dalle/dai politici, dal malgoverno, dall’arroganza… ecco il video:
Eccoci qua, sembrerebbe un pesce d’aprile ma non lo e’. Il sistema si e’ messo in moto per proteggersi dalle proteste cittadine. Con un comunicato stampa pubblicato sul sito della polizia cantonale viene annunciatoil divieto di assemblea davanti al teatro nazionale per ragioni di sicurezza.
Ogni 6 aprile da molti anni, seguendo un copione noto, personalita della politica e non solo, locali e straniere si riuniscono per celebrare la giornata della citta. Questa volta, pero’ si prevede un cordone di sicurezza a la “protezione della zona”. Cosi il potere prende le sue precauzioni, nel frattempo sul forum, provocatori cercano di irritare offendendo quanti scrivono o sono riconosciute come persone attive nelle proteste.
In fondo c’era d’aspettarselo. Il premier del cantone e’ spaventato ed alza il tiro, rilascia una intervista su Start e giura che non si dimettera mai, che solamente il suo partito puo dimetterlo, dato che il partito lo ha messo la, (bisognerebbe spiegargli le fondamentali delle elezioni).
La questione della cittadinanza puè essere estremamente seduttiva. L’idea di contribuire, scegliere, indicare fa sentire l’individua rilevante. E’ come se per un’istante, evadessimo l’anonimato di essere chiunque e divenissimo pubblicamente noi stesse.
Come italiana residente in BiH vivo lo spazio paradossale di questa cittadinanza. Grazie (!) alla riforma Berlusconi potrei votare in Italia, e grazie alla legislazione locale non posso votare in BiH. Così, la dove mi sento qualificata ad esprimere questa mia cittadinanza, la guardo confinarmi allo spazio del non-formale.
Siamo arrivate alla ottava uscita consecutiva, con un piccolo cambio anzichè la cattedrale il teatro nazionale. Effetti della pasqua cattolica e del sentimento di generale rispetto che ha imperato fra la gente del forum. Personalmente avrei tenuto la cattedrale, per questioni di comunicazione e di resistenza… infatti tanta gente all’una era la’, ma noi non c’eravamo. (Noi, il gruppo con tavoli da petizione, amplificazione, cartelloni e tutta l’attrezzatura del caso).
Va bene lo stesso. Il numero delle petizioni firmate sale, siamo a circa 12000 (ne servono 17.000, per avviare la richiesta di rimozione del premier del cantone) mentre per la sindaca non esiste procedura di iniziativa popolare che possa rimuoverla.
Un altro giornale, start, a supporto delle proteste, ha distribuito le caricature (adesive) di mama e tajo (mamma e papa, come ormai pubblicamente apostrofati).
Quando lavoravo in croazia nel ‘95 ho ricevuta la telefonata preoccupata di mia madre che aveva letto di un’azione di guerra e temeva fosse nell’area dove lavoravo io. Non c’e’ voluto molto per capire che quanto descritto accadeva a molti molti chilometri di distanza e che non c’era nessun rischio per me. Da allora, mia madre sa che la geografia, cosi come l’accuratezza e’ per molti giornali un optional.
Leggendo in questi giorni le visioni e versioni dell’ovest sui balcani, si puo immediatamente dal testo sapere l’orientamento del giornale/giornalista senza neppure guardare alla testata.
Il riconoscimento del kosov@ ha rianimato la cordata del giornalismo ideologico e quasi mi verrebbe da dire di propaganda.
21 febbraio e oltre. Devo confessare che in questo periodo leggo sempre con il cuore in gola le notizie provenienti dalla Serbia. Il paese traballa, sbanda, cerca di tenersi in piedi, ma non si capisce dove possa andare. Pur vivendo in questo momento a Sarajevo, ho un legame affettivo molto forte con Belgrado, dove ho vissuto per un periodo della mia vita, dove torno spesso, e dove ho avuto e ho tuttora diversi importanti affetti. Ho sofferto molto vedendo l’ingloriosa manifestazione del 21 febbraio, la citta’ messa a ferro e fuoco, gli slogan e la simbologia ultranazionalisti. Ho parlato con diversi amici serbi il giorno successivo; avevano opinioni diverse, qualcuno mi ha detto di sentire un profondo senso di ingiustizia e impotenza per l’appoggio alla proclamazione unilaterale d’indipendenza del Kosovo da parte della comunita’ internazionale, qualcuno mi ha detto che la stessa proclamazione e’ stata un’operazione ormai necessaria, come l’estrazione di un dente ormai marcio.