Approfittando del weekend, un lungo ponte di 4 giorni, me ne sono andata in giro con amiche/i, amori e figli e mi sono tenuta lontana dall’informazione. Non ho acceso il computer, nè la TV. Ne ho approfittato per passeggiare fra Kreševo, Fojinica e la Pionirska Dolina (lo zoo di Sarajevo, ehm il giardino zoologico!).
I balkani sanno entrare nel sangue e nei desideri, sarà la loro abilità di generare scrittura del/sul/nel disastro, sarà la fascinazione di confrontarsi con i paradigma della complessità, sarà la gioia segreta di sentirsi don chischiotte/giovanna d’arco … sicuramente hanno un sapore che tendiamo a tramutare nel nostro sapore, con il rischio di assorbircene/intossicarcene nel tentativo di spiegarli a noi stesse.
Penso di essere malata, mi sta prendendo questa ossessione sulla Serbia che mi preoccupa molto: non faccio altro che leggere il sito di B92 e tutto ciò che riguarda Belgrado e dintorni; mentre tutti gli italiani che conosco si stracciano le vesti per Alemanno sindaco di Roma e il ritorno del saluto romano al Campidoglio, io mi esalto perché Tadic accettava di farsi dare del traditore assistendo alla firma degli Accordi di Stabilizzazione e Accesso all’Ue, ultima mossa disperata per bloccare l’avanzata dei radicali e di Kostunica.
Un biglietto del tram a sarajevo costa un 1,60 Km (poco di piu’ di 80 centesimi).
Si puo usare una volta e non e’ a tempo. Se vuoi prendere l’autobus devi comprare un altro biglietto. Non esiste il biglietto unico. Le sigarette costano di meno, almeno le marche popolari, di un biglietto di tram/autobus!
Utilizzare il servizio di trasporto urbano, è una esperienza interessante dati i tanti cantieri aperti che rendono le linee inservibili e generano percorsi alternativi. Per chi si muove con i mezzi pubblici il tempo degli spostamenti si dilata, le carrozze sono cosi affollate che a volte non si riesce a salire.
A volte penso che non faccia così bene al mio lavoro di giornalista stare così dentro le cose.. me ne sono resa conto quando è venuto il fotografo ed era eccitatissimo per alcune cose che mi sembravano ovvie: dalla miniera di breza agli sminatori alla sottile depressione che coglie ogni tanto questa città. Nonostante questo ho fatto del mio meglio per fargli vedere com’era interessante sarajevo, per mostrargli quanto più complessa è la situazione in Bosnia, che insomma facile lui che sta a Mitrovica dove tutto è molto più chiaro o stai da una parte o dall’altra del ponte. E allora guardare le cose con una persona che non sa nulla può diventare più interessante. Dallo sminatore che ti dice che la guerra è veramente finita quando gli sminatori se ne sono andati dal paese, al tipo che chiede di mitrovica un po’ guardingo e alla fine dice “sì sono successe delle cose brutte ma ora dovrebbe essere tranquillo” e poi quasi di nascosto aggiunge “sai io sono serbo”;
3000! Eccoci qua eravamo tremila, forse qualcosa di meno, una oscillacione che puo andare da alcune centinaia ad alcune migliaia.
A me siamo sembrate tante/i, ma certamente ancora non cosi tante/i da poter generare dimissioni. Creare quel meccanismo che si chiama opinione pubblica e’ sicuramente un lungo percorso. Il 6 aprile e’ stata una buona tappa, la squadra ha passata la prova.
Quasi 2 ore di musica, di slogan, di cartelloni, per rovinare il gusto dell’auto-celebrazione a chi sente di essere padrone più che amministratore/trice della cosa pubblica. In generale il 6 aprile, apre piu domande che risposte.
la lingua può suonare straniera ma il messaggio e’ chiaro: cittadine/i difendono sarajevo - domenica 6 aprile alle 19.00 davanti al teatro nazionale. Da chi la difendono, la liberano? dalla cattiva politica, dalle/dai politici, dal malgoverno, dall’arroganza… ecco il video:
Eccoci qua, sembrerebbe un pesce d’aprile ma non lo e’. Il sistema si e’ messo in moto per proteggersi dalle proteste cittadine. Con un comunicato stampa pubblicato sul sito della polizia cantonale viene annunciatoil divieto di assemblea davanti al teatro nazionale per ragioni di sicurezza.
Ogni 6 aprile da molti anni, seguendo un copione noto, personalita della politica e non solo, locali e straniere si riuniscono per celebrare la giornata della citta. Questa volta, pero’ si prevede un cordone di sicurezza a la “protezione della zona”. Cosi il potere prende le sue precauzioni, nel frattempo sul forum, provocatori cercano di irritare offendendo quanti scrivono o sono riconosciute come persone attive nelle proteste.
In fondo c’era d’aspettarselo. Il premier del cantone e’ spaventato ed alza il tiro, rilascia una intervista su Start e giura che non si dimettera mai, che solamente il suo partito puo dimetterlo, dato che il partito lo ha messo la, (bisognerebbe spiegargli le fondamentali delle elezioni).
La questione della cittadinanza puè essere estremamente seduttiva. L’idea di contribuire, scegliere, indicare fa sentire l’individua rilevante. E’ come se per un’istante, evadessimo l’anonimato di essere chiunque e divenissimo pubblicamente noi stesse.
Come italiana residente in BiH vivo lo spazio paradossale di questa cittadinanza. Grazie (!) alla riforma Berlusconi potrei votare in Italia, e grazie alla legislazione locale non posso votare in BiH. Così, la dove mi sento qualificata ad esprimere questa mia cittadinanza, la guardo confinarmi allo spazio del non-formale.