balkani, zenith e lo specchio di dorian gray
Approfittando del weekend, un lungo ponte di 4 giorni, me ne sono andata in giro con amiche/i, amori e figli e mi sono tenuta lontana dall’informazione. Non ho acceso il computer, nè la TV. Ne ho approfittato per passeggiare fra Kreševo, Fojinica e la Pionirska Dolina (lo zoo di Sarajevo, ehm il giardino zoologico!).
I balkani sanno entrare nel sangue e nei desideri, sarà la loro abilità di generare scrittura del/sul/nel disastro, sarà la fascinazione di confrontarsi con i paradigma della complessità, sarà la gioia segreta di sentirsi don chischiotte/giovanna d’arco … sicuramente hanno un sapore che tendiamo a tramutare nel nostro sapore, con il rischio di assorbircene/intossicarcene nel tentativo di spiegarli a noi stesse.
sarajevo, belgrado, pristina, skopje, …, sono la soffitta, la stanza segreta, il luogo dietro ed oltre lo specchio. In questa primavera piovosa scandita dal ritmo della macropolitica dell’accessione … animata dalla congiuntura turistica del ponte del primo maggio e della pasqua ortodossa mi sono ricordata di dorian gray. Per meglio dire mi sono ricordata dell’immagine segreta di dorian gray, i balkani da sempre sono per me legati a questo gioco dell’essere e dell’apparire. E alla strana congiuntura che rende possibile il guardarsi quando pensiamo di guardare altr@ da noi.
Metaforicamente l’immagine riflessa nello specchio, il quadro relegato in soffitta siamo noi. Un noi pubblico, civico e politico. Sono i nostri stati, le amministrazioni i servizi alle e contro le cittadine.
Quando siamo nei nostri luoghi, prede dell’occidente sofisticato, non riusciamo a guardare negli occhi l’immagine riflessa. Quando vaghiamo/viviamo in questa regione, ancora non troppo occidentale del mondo, ecco che il nostro corpo si sostanzia e lo vediamo con i graffi, le ferite. La magia dei balcani è la capacità di dare spazio pubblico al disastro insieme alla resistenza e alla capacità di ricreare.
In qualche modo, nella mia vita i balcani sono al tempo stesso rifugio ed esercizio di realtà. La corruzione, la fascistizzazione delle nostre società sono qui evidenti ed intriganti. Berlusconi/Brankovic/Dodik/Nikolic… sono prodotti in serie, modelli dalle stesse prestazioni.
La differenza, la variazione sul tema è costituita dalle persone, e dallo spazio di relazione che questa società da. In fondo è la resistenza dei margini all’impero; al centro che vende solo macro-agende e disconosce le vite quotidiane si oppongono mille e diversi margini che parlano lingue quotidiane.
Stasera, mentre ancora una volta il pre-potere cittadino festeggierà la propria capacità di furto e disastro ai danni del Cantone di Sarajevo, un concerto di pentole offrirà musica di resistenza e pratica di ri-socializzazione della politica. Nuovamente una micro-agenda opposta alla macro auto celebrazione, alle strette di mano fra politici locali e politici internazionali, venuti qua a fare gli interessi delle proprie oligarchie economiche e politiche dentro un velo sempre più consunto di democratizzazione.
Questa resistenza costruita attraverso azioni di guerriglia urbana, artistica e politica costituisce la migliore pratica per non disperdersi dietro lo strillo del non-esiste-serbia-senza-kosssovo o non-esiste-bosnia-erzegovina-senza-repubblica-srpska.
Così, stasera contro-evento: pentole e performance, domani o fra qualche giorno il video, nel frattempo pioggia e cielo grigio.
vale




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