la politica del cambiare piano..

Posted on Aprile 28th, 2008 in cittadinanze o quasi, commenti dal margine by lucy

davanti al cantone giovedì 24 aprile i gradani dimostrano

A volte penso che non faccia così bene al mio lavoro di giornalista stare così dentro le cose.. me ne sono resa conto quando è venuto il fotografo ed era eccitatissimo per alcune cose che mi sembravano ovvie: dalla miniera di breza agli sminatori alla sottile depressione che coglie ogni tanto questa città. Nonostante questo ho fatto del mio meglio per fargli vedere com’era interessante sarajevo, per mostrargli quanto più complessa è la situazione in Bosnia, che insomma facile lui che sta a Mitrovica dove tutto è molto più chiaro o stai da una parte o dall’altra del ponte. E allora guardare le cose con una persona che non sa nulla può diventare più interessante. Dallo sminatore che ti dice che la guerra è veramente finita quando gli sminatori se ne sono andati dal paese, al tipo che chiede di mitrovica un po’ guardingo e alla fine dice “sì sono successe delle cose brutte ma ora dovrebbe essere tranquillo” e poi quasi di nascosto aggiunge “sai io sono serbo”; al ragazzino con i dred e mille anelli che lavora nella radio, fa il manager, e che poi sulle proteste a Sarajevo viene fuori che insomma va bene essere attivi ma quel suo amico che è sempre presente con un bambino appena nato va un po’ troppo in là, che bisogna cercare di utilizzare quello che si ha un appoggio uno zio un entratura ai piani alti..che cambiare sì, ma piano. Senza disturbare. Ed è un po’ quello che sembrano fare tutti qui. Sì vogliamo cambiare ti dicono i più saggi ma con molta calma, senza rischiare di farsi male, che le ferite sono ancora aperte.

Altre categorie come al solito che nella mia lentezza ci metto un po’ a capire. Ma quando i tipi del nuovissimo e dirompente partito del regista di No Man’s Land mi dicono che bisogna aggrapparsi a Dayton, la prima cosa che penso è ma che diavolo di politica è questa che respiro corto, cortissimo. Invece non è così scontato perché spesso chi va contro lo status quo in questo paese è in malafede e manipolatore. Anche i duri e puri di Dosta, i più puliti, gli unici che rifiutano il sistema ormai consolidato di donors internazionali che porta fiumi di soldi sulle ong e sui partiti della Bosnia Erzegovina, non sono dei rivoluzionari, sono pronti a fare un discorso che li porti all’interno del sistema politico e ti dicono abbiamo grandi idee, grandi progetti.. e ti aspetti che ne so l’abolizione della nazionalità, una rivoluzione a scuola.. e invece ti viene spiegato che i grandi progetti sono una serie di dighe sulla MIliacka per avere elettricità e rimettere a posto il fiume e.. un parcheggio sotto l’ospedale per risolvere. Merda, penso, anche il sindaco della mia città, noto per la sua poca fantasia, avrebbe saputo fare di meglio.

E allora dove la differenza.. la differenza vera non è l’offerta politica e di idee, ma in chi ti dice partecipa che faremo insieme qualcosa e in chi dice invece non ti preoccupare che ti proteggo io dagli altri, da quelli cattivi. La differenza è nel livello di partecipazione, nel numero di persone che decidono di attivarsi e allora forse qualcosa, pianissimo, sta cambiando.

Foto manifestazione del 24 aprile 2008, ore 12 di fronte al palazzo del Cantone.

One Response to 'la politica del cambiare piano..'

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  1. fabrizio said,

    on Aprile 30th, 2008 at 09:58

    Si, forse hai ragione… qualcuno diceva che: “la giusta distanza che un giornalista deve avere dai fatti e dalle persone è una linea impercettibile” ..
    …Vivere il pezzo, la realtà, con un certo distacco aiuta a non lasciarsi coinvolgere troppo e a mantenere la “giusta distanza” … ma nello stesso tempo rischia d’essere un’approccio troppo superficiale… perche i fatti di cui scriviamo altro non sono che la vita degli altri..riguardano le persone e la loro vita.. sono loro che fanno la storia…

    A Mitro non è così semplice stare da una parte o dall’altra…o almeno io non ci riesco…l’unica cosa che faccio è stare il più possibile dentro la quotidianità altrui..per capirci qualcosa… cercando di non farmi condizionare troppo da pregiudizi o sentimenti…. lo faccio con un certo entusiasmo…osservando i gesti, le espressioni e le figure che mi scorrono davanti con gli occhi d’un bambino…che non conosce la parola ovvietà…
    Con questo, non credo che il mio sia l’unico approccio possibile… poi c’è da considerare che un reportage passa dallo stomaco del giornalista che lo digerisce secondo i tempi e i canoni del SUO metabolismo…

    Credo che tu sia una “buona penna” una persona che crede nel suo lavoro e che lo fa investendo molto di se…. Gli skazzi nel mezzo sono contemplati…ma allo stesso tempo credo che bisogna tener conto della natura umana, capace di grandiosità e pochezza….e del fatto che in fondo anche noi siamo solo persone…..

    il fotografo.

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