proteste: giornata della citta 6 aprile a sarajevo

Posted on Aprile 10th, 2008 in cittadinanze o quasi, commenti dal margine, manifestazioni, politica by vale

6 aprile - radiosarajevo3000! Eccoci qua eravamo tremila, forse qualcosa di meno, una oscillacione che puo andare da alcune centinaia ad alcune migliaia.

A me siamo sembrate tante/i, ma certamente ancora non cosi tante/i da poter generare dimissioni. Creare quel meccanismo che si chiama opinione pubblica e’ sicuramente un lungo percorso. Il 6 aprile e’ stata una buona tappa, la squadra ha passata la prova.

Quasi 2 ore di musica, di slogan, di cartelloni, per rovinare il gusto dell’auto-celebrazione  a chi sente di essere padrone più che amministratore/trice della cosa pubblica. In generale il 6 aprile, apre piu domande che risposte.

Due mesi di proteste, di presenza sulla strada/piazza, non e’ poca cosa per un gruppo di persone che si sono conosciute attraverso un forum, e che appartengono a generazioni diversi, opzioni politiche diverse e che si sono ritrovate insieme sulla spinta emotiva generata dall’uccisione di Denis (il ragazzo diciassettenne pugnalato a morte sul tram) ed in reazione al comunicato stampa pagato e pubblicato a nome del Contone di sarajevo che accusava le cittadine/i di essere teppaglia pagata da un nemico esterno.

Due fattori che hanno fatto traboccare i mille piccoli vasi personali, nell’unico vaso comune delle proteste. Adesso pero il percorso si fa complesso, questo e’ un anno di elezioni (amministrative di ottobre). La pressione politica si fa piu forte, le tensioni dei partiti pressanti. Se guardiamo ai risultati, ancora di quanto richiesto, non abbiamo ottenuto nulla. I due politici siedono al proprio posto. Certo entrambi avvertono la pressione e per la prima volta reagiscono. La sindaca partecipando a dibattiti, parlando, cercando a proprio modo di dimostrare che c’e’ e che ascolta la cittadinanza anche se naturalmente a dare le dimissioni non ci pensa lontanamente. Il premier del cantone si eclissa, si fa intervistare ma evita accuratamente dichiarazioni pubbliche o qualunque occasione di confronto diretto con la gente-del-forum.

Le proteste hanno promesso di raccogliere almeno 17.000 firme per le dimissione del premier del cantone, tante quanti i voti elettorali ricevuti, e di presentarle alle autorita competenti richiedendo il voto di sfiducia per il governo. Di petizioni ad oggi ne sono state firmate circa 12.000 si tratta quindi di continuare e di sostenere il momento di curiosita, interesse e fiducia della cittadinanza.

Il 6 aprile ha rappresentato per alcune persone un traguardo, per altre una tappa per alcune ancora un punto di partenza. Questi 2 mesi hanno goduto del supporto e della simpatia di molte, il punto adesso e’ di continuare. Ragioni per r-esistere ce ne sono molte, ma si tratta di una struttura con basi volontarie che deve fare i conti con le vite personali di tutte quante le persone coinvolte. Questa struttura deve anche fare i conti con il riconoscimento pubblico, con l’entrata nello spazio pubblico, rimanere orizzontali, trasparenti non farsi intrappolare dal gioco facile dei media che cercano sempre portavoci, leader e’ meno facile di quello che sembra.

Resistere al patriottismo, alle bandiere, riuscire a ripensare la propria storia personale in funzione collettiva, o meglio in funzione di una collettivita che non e’ fatta di individue che pensano esattamente come noi non e’ scontato. La Bosnia Erzegovina e’ un sistema di sabbie mobili e le migliori intenzioni possono divenire ostaggio delle peggiori pratiche. Annusando le proteste da vicino, frequentandole, vivendole come un momento culturale, sociale di pratica politica si possono individuare punti di rottura e di fragilita’.

Un esempio di questo continuo oscillare fra cittadinanza civile e appartenenta o sentire patriottico puo vedersi attraverso la scelta delle canzoni. La maggioranza delle quali provengono dalla scena musicale rock e hip-hop impegnata su temi civili di denuncia al sistema e alla sua corruzione. Una delle canzoni trasmessa durante la protesta, vojnik srece (il cantante della felicita), di un cantante pop dino Merlin, si allontana da questa linea e in qualche modo sbilancia il messaggio lungo una linea patriottica (uno dei versi dice “non e’ peccato morire per questa citta”).

La citta di sarajevo (contestata nella figura della sindaca), premia il I corpo della Armija (esercito BiH durante la guerra 92-95) dopo 12 anni dalla firma del trattato di pace, premio che sarebbe forse stato piu “naturale” dare immediatamente a ridosso della guerra, e la protesta civile applaude questi soldati pur fischiando la sindaca. Comprensibile identificazione, ritorno alla memoria collettiva dell’assedio ma al tempo stesso spia di una continua tensione. O ancora il costante ringraziamento fatto alle forze di polizia per il loro corretto comportamento. Un rituale che si ripete dal 16 febbraio e che se era comprensibile all’inizio, quando la rulja (teppaglia) dei dimostranti voleva dimostrare a se stessa, alla citta ed ai politici di non essere teppaglia ora, dopo 2 mesi di proteste senza incidentisuona anacronistica e ossequiosa.

Alle proteste di domenica, il cordone di polizia ha tenuto i/le dimostranti sulla strada ed ha lasciato completamente sgombra la bella piazza davanti al teatro nazionale per il potere/autorita. I/le dimostranti non hanno invaso lo spiazzo e si sono auto confinate alla strada, rispettando la distanza di sicurezza dettata dalla polizia. Quindi grazie di cosa? Di avere fatto il servizio d’ordine al potere?

Domande, domande, domande… un nuovo sabato si avvicina… petizioni? proteste? strada? piazza?concerto?…da vedere e da partecipare

vale

One Response to 'proteste: giornata della citta 6 aprile a sarajevo'

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  1. Lilit said,

    on Aprile 22nd, 2008 at 14:42

    Mia cara, quindi, il tuo ruolo lì è di creare l’opinione pubblica. Mi chiedo: è a casa tua che hai imparato che esiste un opinione pubblica e che questa sia riuscita a cambiare qualcosa in meglio? Ever?
    L’esempio, per favore.
    E se è così, perchè a casa tua non cerchi di insegnare come si fa a essere un opinione pubblica responsabile, che non risponde come un gregie di pecore ogniqualvolta il sistema si adoperi tramite il suo potente mezzo che sono i media stradipendenti di muovere questa opinione a secondo i propri fini (vedi l’Iraq, Afganistan, Serbia)?
    Mio Dio, chi ti credi di essere, esiste una coscenza in te? Come fai ad insegnare agli altri quello che tu non lo sai fare? Quello che a casa tua è sempre fallito?
    Cazzo, li state facendo impazzire a questa gente. Gli state dicendo che il bianco qualche volta non è bianco anche se sembra, che è un effetto ottico e che di volta in volta bisogna ristabilire di che colore fosse. Ma non vi rendete conto che la gente lì vede ancora tutto nero e voi con la vostra confusione non li state certo aiutando. Io so che hai le intenzioni migliori, ma la conosci la storia delle intenzioni…Qualche volta, per non fare del male non bisogna fare del bene. Bisogna lascare che il sistema imploda, in occidente come in Oriente.
    Ecco, in Italia è già iniziato questo processo.

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