Viaggio in Italia (Sarajevo-Roma)
Eccomi di ritorno da una Pasqua che, nonostante tentativi di ribellione alle feste comandate, non ho potuto fare a meno di passare a casa con l’agnello fritto della mamma e le uova di cioccolato macrobiotiche della mia amica.
Ovviamente la cosa più interessante è stata il viaggio.
Sarajevo - Budapest: tre ore all’aeroporto passate con una ragazza che lavora da anni in una grande organizzazione internazionale che mi ha raccontato mille storie: dai troiai dell’UNDP a Srebrenica, al lavoro in Kosovo nella enclave serba di Pristina chiamata “The Cage”, gli interpreti albanesi che non volevano parlare con i serbi, uno spreco di energie per mancanza di praticità e di conoscenza del posto, allo studio al master internazionale di Bologna-Sarajevo dove si ritrovano concretamente ragazzi dell’ex-ju a dibattere sulle materie studiate, ai tentativi di fare qualcosa di attivo in queste enormi organizzazioni burocratizzate e prudenti. Fino al più classico finale su cosa fare e dove andare, Bosnia sì Bosnia no e se non nei Balcani dove?
Budapest - Roma Fiumicino: cercando di dormire accanto a due giovani e dinamici imprenditori italiani che investono all’est, che non fanno altro che di parlare di navigatore Tom tom, di come scaricare le nuove cartine da internet, di come la Polonia non sia coperta perché fanno una nuova strada ogni cinque minuti, di congiunture economiche, di nuovi competitors nell’est, di vita di italiani all’estero “ma se me lo dicevi ieri offrivo io cena e mignotte”…
Fiumicino - Roma Termini: in scompartimento con la bionda svampita con i riccioli e tre romanacci sanguigni. Mi rendo conto che sono l’unica ad aver pagato il biglietto (sempre più caro) perché “tanto sulla navetta il controllore nun c’è mai”. Guardando i ragazzi mi vengono in conto le banlieues francesi che per strani motivi conosco assai meglio delle borgate romane, ma l’abbigliamento è uguale: pantaloni larghi, giacca altrettanto larga aperta su una t-shirt, un cappello da baseball che fa intravedere un panno sui capelli. Piercings su molte parti della faccia compresa la lingua. Suo fratello un po’ più grande è evidentemente più timido con un bomber, jeans e solo qualche orecchino. Il terzo scopro che è lo zio dei due, che vive a Monaco da otto anni, immigrato dalla borgata romana, e che torna a pasqua a casa. Ci racconta della comunità italiana a Monaco, qualche centinaio di migliaia di persone - la seconda comunità dopo i turchi - soprattutto di seconda generazione, ma non lui che se ne è andato da Roma pochi anni fa, “ma Roma manca sempre”. Al nipote chiede se lavora ancora dal “Secco” o qualche altro soprannome caratteristico, il ragazzo risponde “ntshc” “e perchè?” “così perché me ne sono andato”. E penso alla periferia romana e alle comunità di immigrati in Germania che sono solo altri aspetti del margine di cui pensiamo di parlare anche noi dai Balcani.
Parliamo dei viaggi rispettivi “E tu da dove arrivi?” “Da Sarajevo” un lungo sguardo interrogativo “e che sei ‘na giornalista?” “bhe sì” “e per forza a Sarajevo o sei giornalista o sei cecchino e cecchino non mi sembravi”. Ok scherza. Si sveglia in quel momento la bionda incuriosita “Ma che a Sarajevo c’è la guerra?” “…no”. Interviente il ragazzo “ma c’è l’embargo ancora vero?” “??no, veramente no”. Tutti comunque mi guardano con altri occhi e che non sono più la scema che ha pagato il biglietto della navetta “Leonardo” da Fiumicino a Termini. Meno male.
Post-scriptum: quando ho sentito ieri che in Italia c’era il rischio di rinvio delle elezioni per colpa di uno sconosciuto che ha registrato i diritti del marchio della DC, e che Air France ha abbandonato il tavolo e l’Alitalia rischia di fallire ho tirato un sospiro di sollievo perchè sono a Sarajevo.
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4 Responses to “Viaggio in Italia (Sarajevo-Roma)”
said on April 5th, 2008 at 09:28
complimenti per l’articolo, l’ho letto tutto di un fiato.
Allora vivi a Sarajevo? Beata te da un certo punto di vista
said on April 5th, 2008 at 15:17
Eh eh eh!E se ti dicessi che solo oggi mi hanno chiesto se Sarajevo e’ in Moldavia e mi hanno contestato che il Montenegro si affaccia sul mare che mi rispondi?
Mi sembra di rivivere nelle tue parole i miei “pochi” viaggi di ritorno da Sarajevo! Qui siamo ancora in piena Skopijacrise!
Kisses
said on April 9th, 2008 at 14:28
Mia cara, puoi considerarti privilegiata di vivere in Bosnia. Almeno lì hai la illusione (o forse tale non è) di vivere la storia in diretta, anzi, di vivere una storia-post-storia che è di gran lunga più avanti di quella di casa tua (e con la quale i bosniaci tutti con te farebbero a cambio, in questo sono uniti). Ed al contempo di vivere una depressione ed immobilità cosmici. E di goderti il SEVDAH, il saudade balcanico…
D’altronde, esisteva durante la “I love YU” (come io chiamo la Jugoslavia) il detto: “Jebes zemlju koja Bosne nema!”
Mi manca la Bosnia. Quella vera. Mi manca la Jugoslavia. Ma questo è già il KARASEVDAH…
Bell’articolo.
said on April 23rd, 2008 at 16:17
Carissima,
ho sempre temuto che qualcuno scrivesse ciò che hai scritto tu. La ragione è che da italiano mi vergogno di leggere un resoconto veritiero come quello che hai scritto tu. Fa male da morire credere che il “Bel Paese” avrebbe potuto essere migliore di come è nella realtà. Volgarità e superficialità sono i tratti caratteristici dell’italiano medio di oggi. Si va dai “giovani e dinamici imprenditori che investono all’est” come dici bene tu, chiusi tra la ricerca delle ultime novità tecnologiche e l’illusione di essere alla moda salvo poi dimostrare che accanto alla cena volevano offrire anche le “mignotte” e i “romanacci sanguigni” che non pagano il biglietto. Da questo punto di vista non ti nascondo che mi vergogno profondamente di essere italiano perchè purtroppo per me, accomunato per la mia carta d’identità a gente del genere, subisco le inevitabili conseguenze a cui vengo additato. Li conosco bene i giovani romani di oggi. Non sono romano ma ci vivo da decenni e credo che sia stata la rinuncia più sofferta della mia vita a vivere qui, nella “città eterna”, che di eterno ha solo la volgarità, in cui l’arroganza, la mancanza di codici etici di comportamento e di lealtà con gli altri sono la dura concretezza della vita reale con cui ci si scontra nel vivere quotidiano.
Cara Lucy, forse sei stata anche generosa nel tuo racconto. Anch’io prendo il trenino per Fiumicino più volte all’anno. Ho visto cose anche peggiori di quelle che racconti tu. Dopo avere deciso di fare il tour delle 27 capitali dell’Unione Europea, come omaggio alla più grande avventura politica del Continente, mi muovo spesso tra aerei e mezzi di trasporto di tutta Europa. E vedo continuamente che grande differenza esiste sul piano comportamentale e del senso civico tra “noi” italiani e il resto degli europei. Ma la cosa che più mi sta a cuore è la profonda incapacità degli italiani di rendersi conto del tesoro di popoli che ci sono ai confini orientali della Repubblica e dell’enorme prezzo che l’Italia paga per non avere compreso che avremmo dovuto tenerli stretti a noi, vivendo con amicizia e senso di comunione di vita. Tra non molto partirò per alcuni giorni nella bellissima Ljubljana. Sono sicuro che alla fine del viaggio sloveno ritornerò a casa più ricco interiormente di prima. Ciao e continua ad essere sempre te stessa. L’Europa ha bisogno di giovani come te.
Zeno
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