messa in mezzo, ovvero elezioni e partecipazione
La questione della cittadinanza puè essere estremamente seduttiva. L’idea di contribuire, scegliere, indicare fa sentire l’individua rilevante. E’ come se per un’istante, evadessimo l’anonimato di essere chiunque e divenissimo pubblicamente noi stesse.
Come italiana residente in BiH vivo lo spazio paradossale di questa cittadinanza. Grazie (!) alla riforma Berlusconi potrei votare in Italia, e grazie alla legislazione locale non posso votare in BiH. Così, la dove mi sento qualificata ad esprimere questa mia cittadinanza, la guardo confinarmi allo spazio del non-formale.
Per straniante che sia, questa situazione mi da di fatto il privilegio di de-nazionalizzarmi. Ovvero di fare della cittadinanza una questione dell’essere e non dell’apparire, infatti il mio essere italiana e’ una funzione amministrativa e culturale ed il mio non-essere bosniaca-erzegovese anch’essa una funzione amministrativa e culturale. Ed è grazie a questo mio volere essere cittadina del luogo in cui vivo che non voterò e non potrò aiutare Berlusconi a salvare la sua bella italia.
Sono convinta che poter sperimentare una cittadinanza etica e non per nascita, genetica, razza, lingua e religione apra un percorso affascinante: quello di r-esistere come cittadina anche la dove la legge non ti definisce. Priva di appartenenze e dunque ennesima altro, resto, si impara che l’essenza della cittadinanza sta nelle persone, nella loro dignità e non in presunti valori etnografici.
vale
on Marzo 31st, 2008 at 22:41
Cara Vale,
non mi hai proprio convinto con questo post.
Potresti per favore spiegarci la segiente tua affermazione: se il tuo essere italiano è cultural-amministrattivo ed il tuo aparire bosniaco è lo stesso cultural-amministrattivo, tu cosa scegli: essere o aparire?