La straniera stanca - post troppo personale

muro abrašević - mostar by lucyOk lo so è brutto essere autoreferenziali, ma meno male c’è la Vale che ci riporta sui binari della non appartenenza con tanta passione. Mi ha anche un po’ sgridato che non scrivo. Ma ci sono vari motivi. Tante cose vorrei scrivere su questo strano lavoro che sto facendo, ma nel mio contratto (ancora più strano) c’è una clausola di riservatezza.

Altrimenti, se potessi, scriverei di Mostar, dell’incazzatura delle associazioni per la stagnazione politica, della preoccupazione delle ONG “La società civile è regredita rispetto a cinque anni fa”. Racconterei di come ogni gruppo, di quelli ben selezionati che abbiamo incontrato, ci abbia detto “noi siamo l’unico gruppo in tutta Mostar dove la nazionalità non ha nessun significato”, di come siano tutti stanchissimi di lavorare da tanti anni per un cambiamento che non arriva mai e di dover invece stare attenti a non perdere donors internazionali, di come li cerchino e di come li odino, perchè loro oggi ci sono domani no. Stessa identica sensazione a Srebrenica gruppi giovanili abituati a ricevere delegazioni internazionali, con mille aspettative da una parte e con un’abitudine alla trattativa dall’altra che inquieta assai.More…

I pochi internazionali che sono lì, che si trovano in una situazione di frontiera, abbandonati dal “centro” (Sarajevo) e allo stesso tempo inondati generalmente da polemiche perchè, diciamocelo, tanti soldi e non è cambiato nulla. Il sindaco è bosniaco musulmano ma vive a Sarajevo, il simbolo del genocidio è ancora lì luccicante, intatto, usato come una clava da una parte o dall’altra, ma che serve a poco in questo momento.

Se potessi scrivere direi anche della fatica che mi ha preso in questi giorni di doversi sempre giustificare di essere stranieri, di non aver vissuto niente di paragonabile alla guerra e di non aver subito il trauma di una separazione in casa come è avvenuto in Bosnia Erzegovina e nei Balcani. “Ma perchè venite qui? da firenze da venezia da un paese meraviglioso?” ti chiedono i ragazzi giovani che vogliono scappare. E di nuovo a giustificarsi, a scusarsi invece di dire “Ma insomma perchè mi devo sentire in colpa se vivo nel tuo paese? No, non sono una profittatrice e poi insomma fai qualcosa se non ti piace, che vuoi da me?”. Questo amore odio mi strema in alcuni momenti.

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