La straniera stanca - post troppo personale
Ok lo so è brutto essere autoreferenziali, ma meno male c’è la Vale che ci riporta sui binari della non appartenenza con tanta passione. Mi ha anche un po’ sgridato che non scrivo. Ma ci sono vari motivi. Tante cose vorrei scrivere su questo strano lavoro che sto facendo, ma nel mio contratto (ancora più strano) c’è una clausola di riservatezza.
Altrimenti, se potessi, scriverei di Mostar, dell’incazzatura delle associazioni per la stagnazione politica, della preoccupazione delle ONG “La società civile è regredita rispetto a cinque anni fa”. Racconterei di come ogni gruppo, di quelli ben selezionati che abbiamo incontrato, ci abbia detto “noi siamo l’unico gruppo in tutta Mostar dove la nazionalità non ha nessun significato”, di come siano tutti stanchissimi di lavorare da tanti anni per un cambiamento che non arriva mai e di dover invece stare attenti a non perdere donors internazionali, di come li cerchino e di come li odino, perchè loro oggi ci sono domani no. Stessa identica sensazione a Srebrenica gruppi giovanili abituati a ricevere delegazioni internazionali, con mille aspettative da una parte e con un’abitudine alla trattativa dall’altra che inquieta assai.More…
I pochi internazionali che sono lì, che si trovano in una situazione di frontiera, abbandonati dal “centro” (Sarajevo) e allo stesso tempo inondati generalmente da polemiche perchè, diciamocelo, tanti soldi e non è cambiato nulla. Il sindaco è bosniaco musulmano ma vive a Sarajevo, il simbolo del genocidio è ancora lì luccicante, intatto, usato come una clava da una parte o dall’altra, ma che serve a poco in questo momento.
Se potessi scrivere direi anche della fatica che mi ha preso in questi giorni di doversi sempre giustificare di essere stranieri, di non aver vissuto niente di paragonabile alla guerra e di non aver subito il trauma di una separazione in casa come è avvenuto in Bosnia Erzegovina e nei Balcani. “Ma perchè venite qui? da firenze da venezia da un paese meraviglioso?” ti chiedono i ragazzi giovani che vogliono scappare. E di nuovo a giustificarsi, a scusarsi invece di dire “Ma insomma perchè mi devo sentire in colpa se vivo nel tuo paese? No, non sono una profittatrice e poi insomma fai qualcosa se non ti piace, che vuoi da me?”. Questo amore odio mi strema in alcuni momenti.
on Marzo 16th, 2008 at 14:23
questo post è molto interessante proprio per il suo essere più “personale”.
da italiana interessata (fino all’ossessione) ai paesi balcanici, trovo molto interessante il punto di vista degli italiani che nei balcani ci vivono. soprattutto mi piace conoscerne la quotidianità, l’approccio con il resto della società, le difficoltà e i vantaggi del vivere in Bosnia, per capire meglio anche la situazione sociale del luogo più che quella politica, dato che chi ai balcani si interessa ha molte fonti cui fare riferimento per approfondire questioni più politiche.
ho notato che usi il termine internazionali nel senso di stranieri che vivono in bosnia. se ne deduce che i bosniaci chiamano “internazionali” gli stranieri che vivono lì, sembra un dettaglio senza importanza mentre, da un punto di vista esterno, è un’informazione in più, anche piuttosto singolare, dell’approccio dei bosniaci con chi viene da fuori.
on Marzo 27th, 2008 at 12:02
Scusami Lucy, ma a te, chi ti ha chiesto di venire e lavorare per “un cambiamento che non arriva mai”?
Fai anche te la parte di quelli “internazionali” delle ONG che campano sulle spalle degli altri? Pensi che prima di te il diluvio nei Balcani? Ci sarà un motivo per il sospetto nei vostri confronti oppure no, candidi “humanitarci”?
Credi davvero di aver capito la gente dei Balcani, povera illusa!
Io sono del parere che è meglio lascere le persone che se la sbrighino da sole. Abbiamo avuto l’esperienza di vita comune per 50 anni, nel bene e nel male, ci siamo fatti svariate guerre da sempre, non sarete certo voi “umanitari” a cambiare il nostro destino. Vivremo di nuovo insieme i ci faremo di nuovo le guerre. Precisamente come fate voi in giro per il mondo ma lo chiamate le missione di pace: Iraq, Afganistan, Serbia. E’ semplice come il fatto che la Drina passa sotto il ponte di Visegrad.
Naturalmente, voi ci insegnerete un mucchio di cose importanti come la democratizzazione, la multiculturalità che non abbiamo mai conosciuto, la tolleranza, i progetti comuni e tante altre belle cose. E noi ve ne saremo infinitamente grati.
on Marzo 31st, 2008 at 13:16
bhe lilit il post esprimeva proprio i dubbi sull’utilità della cooperazione e la stanchezza di essere identificata con un “voi” come scrivi tu.
on Marzo 31st, 2008 at 17:06
Oh, mia cara e dolce Lucy, fin quando tu e gli altri sarete pagati per stare insieme a noi per insegnarci come ci si convive, dimenticandosi di 50 anni di esperienza comune sopratutto buona, che i tuoi governanti hanno contribuito a distruggere, noi, come minimo, possiamo dividerci fra “noi” e “voi”. Non vorrai mica sostenere che te sei uguale a quei poveri disgraziati che vivono in Bosnia o in Serbia che tu sostieni? Ti puoi paragonare ai tuoi colleghi delle ONG locali, certamente, in questo si, siete solo “voi”, indistintamente dalla nazionalità. Siete l’ellite (almeno nei guadagni), che non solo non migliora la situazione, ma al contrario, alimenta il sistema al quale crede di non appartenere.
Leggere Slavoj Zizek, per favore, è istruttivo!
E si, in questo certamente ti sostengo: credo sia meglio che tu comincia a pensare di cercare un lavoro onesto. La cooperazione non lo è. E te lo dice una che la cooperazione l’ha fatta.