balcani visti da ovest ovvero benzina sul fuoco
Quando lavoravo in croazia nel ‘95 ho ricevuta la telefonata preoccupata di mia madre che aveva letto di un’azione di guerra e temeva fosse nell’area dove lavoravo io. Non c’e’ voluto molto per capire che quanto descritto accadeva a molti molti chilometri di distanza e che non c’era nessun rischio per me. Da allora, mia madre sa che la geografia, cosi come l’accuratezza e’ per molti giornali un optional.
Leggendo in questi giorni le visioni e versioni dell’ovest sui balcani, si puo immediatamente dal testo sapere l’orientamento del giornale/giornalista senza neppure guardare alla testata.
Il riconoscimento del kosov@ ha rianimato la cordata del giornalismo ideologico e quasi mi verrebbe da dire di propaganda.
Una delle perle, parlando d’italia e non solo, e’ quella di quanti descrivono kostunica come un moderato, lo stesso moderato ripreso dalle televisioni durante la guerra, in visita a mladic gli stringe la mano e guarda la citta di sarajevo, assediata, dalle colline. Un vero moderato, che dire…Tutto questo lascia in bocca un sapore amaro. Lontani, rintanati nelle proprie redazioni, giornalisti rincorrono memorie e sogni di una propria verita e dimenticano di confrontarla con i fatti. Scrivono articoli d’informazione che sono in realtà commenti, opinioni, valide quanto le mie, che almeno sono dichiaratamente in un blog ed esplicitamente personali. Senza nessuna pretesa d’oggettività (!)
Ecco, il kosov@ e’ indipendente… cosi dice la macropolitica e allora? Dovrei per questo applaudire o fischiare? L’entita della Repubblica Srpska (o meglio politici a tempo pieno) grida al precedente ed invoca la revisione di dayton, della costituzione e la santificazione dell’ennesimo staterello, dovrei accendermi?
“palle, disse la regina, se le avessi sarei il re“… o detto in altre parole: fumo negli occhi, polvere per accecare mentre si accumulano capitali, si svuotano casse pubbliche e si mantiene la cittadinanza allo stato barbaro di folla che acclama e bracca il nemico di turno… e non dimentichiamolo frotte di espatriati costruiscono carriere e arricchiscono CV su modelli di governo, democratizzazione e scoop.
Sono stufa di questa etnico-politicizzazione, stufa che nel secolo cyborg si continui a proporre manicheismi del giusto/sbagliato; buoni/cattivi; una politica del-devi-scegliere-da-che-parte-stare.
Mentre leggiamo articoli macro, la gente paga per ottenere un posto di lavoro, paga per farsi le analisi, paga per essere tratta bene mentre partorisce … per questo la mia pratica politica e’ di boicottare il macro, non lo nego, lo conosco e proprio per questo lo boicotto. Boicotto le demagogie, le parole d’ordine di chi ha bisogno di grandi scenari, e sistematicamente trascura di raccontare cosa si nasconde dietro le tende pesanti di questa politicizzazione.
Messi in fila, tutti questi politici, non sono altro che accumulatori, profittatori che dentro la pace continuano a produre logiche e venti di guerra. Vanno oscurati.
Ho un’amica che da due anni lavora piu di 8 ore al giorno in una televisione pubbica della BiH e non ha contratto ma un’onorario. Il responsabile dell’ufficio ha assunto tutta la famiglia e permette loro di scegliere incarichi e turni (ovvero di decidere quali e quanti farne). Sembra di sentire collodi, quando scriveva: “Una intera famiglia di pinocchi, pinocchio il padre, pinocchio la madre, pinocchi i figli”…. Vige una censura preventiva che impedisce di commentare negativamente l’operato del sindaco perche la stazione televisiva si trova nell’edificio della municipalità. E ancora, mentre la macro politica fertilizza le menti con scenari patriottici e giustizie internazionali la gente attende gli stipendi del 2003, 2004, 2005, 2006 e molim lijepo (per favore) 2007!
Demagogia, possibile che possa essere vista e fiutata dalla gente e trascurata dai media? o forse accade perche i media nutrono buona parte delle proprie tirature con la stessa demagogia?
Quindi, in alternativa: diario di pace, a sarajevo proseguono le proteste civiche, senza partiti, senza nazionalismi. Obiettivo: costringere il corpo politico a fare il proprio lavoro e a provare una punta di vergogna (siamo all’alba della creazione di un’opinione pubblica che abbia voce in capitolo). Una battaglia ingrata, senza sponsors…
Lo scorso sabato, 8 marzo, per la sesta volta consecutiva la gente e’ scesa in piazza, dalle 11.00 alle 3.00 davanti alla cattedrale e alla vijecna vatra (gomma che brucia, in realta una fiamma perpetua in memoria delle vittime partigiane) raccolta di firme per due petizioni che chiedono le dimissioni della sindaca della citta e del premier del cantone.
Mi piacerebbe che giornali/gionalisti cercassero di piu dentro i balcani storie di resistenza della gente al pensiero unico degli interessi e confini nazionali. Mi piacerebbe che giornali/giornalisti ammettessero che tutto il patriottismo e non solo quello di alcune grandi potenze e’ funzionale ai capitali, che l’orgoglio nazionale servito con la religione e’ la droga di piu largo consumo ed a maggiore accessibilità.
E ancora diario di pace: ci sono centinaia di persone che non sono andate a belgrado, che vivono con altre idee, forse meno mainstream ma sicuramente a misura d’essere uman@
vale, resistente attiva dai margini
Video: Non sono il tuo popolo, Kostunica/Ja nisam tvoj narod Kostunice by biro

on Marzo 17th, 2008 at 20:14
bella
on Marzo 18th, 2008 at 10:20
non ho capito il video (non conosco il serbo-croato)? chi mi spiega?
on Marzo 19th, 2008 at 17:25
il video spiega im modo creativo le mezogne (come la frase: mladic non e’ un assassino) ed il tentativo di una intera classe politica di rendere la questione kosovo l’unica questione rilevante, dimenticando tutte le altre questioni come il diritto all’educazione, a non essere derubati dai propri politici e via discorrendo. 500000 giovani sono emigrati altrove, il livello di disoccupazione fra gli stessi e’ alto… alla fine il messaggio, diretto a kostunica, e’: non ti appartengo e non parli in mio nome… voglio vivere !!!
on Marzo 21st, 2008 at 17:16
La geografia e la politica sono una strana cosa, e a tredici anni lo sono ancora di più. Sto studiando per l’ennesima volta con i miei alunni la Prima Guerra Mondiale per scoprire che Sarajevo è nei Balcani, i Balcani sono in Europa, ma noi questa Europa non sappiamo proprio dove sia.
Il Kossovo è l’ennesima notizia che la Profe porta in classe, la Serbia è quella che è stata aiutata dai russi contro l’Austria e se ancora oggi la Russia la difende beh è pura casualità, non sarà mica vero che certe cose scritte nei libri di scuola abbiano ancora senso nel nostro presente?
Così leggo quello che si scrive sui giornali, sopra la carta e dentro la superficie delle cose, e mi chiedo se a qualcuno sia mai interessata la storia delle persone che protestano per il loro presente o debba, quello dell’informazione, essere un rito da caffé o cena consumato tra una pubblicità e l’altra.
La gente che non si schiera, non ha la forza di un monaco birmano, non troverà lo spazio su un quotidiano nazionale. Non stiamo certo parlando di una elezione presidenziale in cui destra e sinistra sono tornate ad essere posizioni dello stare e non del pensare, stanno vivendo il loro piccolo mondo, vorremmo forse dedicare loro un titolone in grassetto, perché dovrebbe interessare il lettore medio.
Però a pensarci bene parlava di Bosnia, di persone che non hanno lo stipendio da anni , di gente che “sistema la famiglia” attraverso l’esercizio concorsuale del nepotismo….sicuro che non è l’Italia o un qualunque altro posto:…?
Demagogia e populismo sono da sempre la realtà delle cose, la coscienza è uno scherzo del destino ancora più tragico se seguita dall’azione critica di pensiero. Boicottare allora non è solo una pratica politica ma diventa l’unica strada per preservare una minima resistenza.
Credo che spesso accada alle persone, a me è accaduto, di svegliarsi e accorgersi che il sistema di valori, credi ecc. sia un bluf, il buon senso, l’etica hanno vita relativa figuriamoci se in questo complesso gioco un giornalista possa accorgersi che a Sarajevo si protesta nonostante e indipendentemente dal Kossovo, che la gente abbia richieste e desideri, speranze e aspettative al di là di qualche partita di Risiko.
Oggi di nuovo il telegiornale ha parlato di Kossovo, i Balcani si sono contratti in quei metri quadri il resto è solo margine.
Francesca
on Marzo 21st, 2008 at 19:12
mitica vale:)
on Marzo 28th, 2008 at 00:22
Ci spieghi per favore, cosa significa il grafito “Ibiza è il cuore della Serbia”?
Per me che sono serba e resistente ai margini della propaganda Occidentale, significa: ce ne infischiamo del Kosovo, dell’identità, di storia, del mito, di quella gente la giù che in fondo se ne è cercata (i serbi del Kosovo), bisogna smettere di lottare, bisogna accettare la realtà, entrare in Europa e sopratutto, si, avere un visto ed andare a Ibiza, Canarie, Capri. Chi se ne fotte del Kosovo. Questo è quello che pensano i tuoi amici dello LDP.
Ebbene, io non la penso così. Per me, Kosovo è ancora il cuore della Serbia. E non si scambia con un visto per Ibiza. Questo video è la demagogia e propaganda fatta ad arte. Complimenti!