Pietre sul sistema
Le proteste contro il peggioramento della sicurezza a Sarajevo, sono iniziate lo scorso sabato, come risposta diretta alla uccisione brutale del diciassettenne Denis Mrnjavca, sono proseguite ieri (13.feb.08), di fronte al palazzo del governo cantonale a Sarajevo, questa volta con la richiesta concreta delle dimissioni della Sindaca di Sarajevo Semiha Borovac e del premier del cantone Samir Silajdjic. A differenza di sabato, quando i cittadini si sono riuniti di fronte alla cattedrale per esprimere, il proprio rispetto e dolore per la perdita di una vita cosi giovane, ma anche la propria indignazione, riguardo al mancato funzionamento delle strutture competenti a garantire la sicurezza dei cittadini, le proteste di ieri fin dal loro inizio, si sono tinte di un tutt’altro colore.
Quello che poteva sentirsi, nei vari forum online, era la rabbia presente in ognuno dei discorsi che avevano questo tema. Ed a questo riguardo e’ interessante il ruolo giocato da internet come media in questo contesto, considerando che la chiamata a raccolta dei cittadini e’ appunto stata lanciata e coordinata via internet.
Cosi le proteste sono state iniziate da parte di cittadini raccolti in gruppi non-formali, a cui, molto presto si sono uniti diverse associazioni della societa civile, che hanno assunto un ruolo di co-organizzatori del raduno. L’inizio delle proteste era annunciato per le 11.55 ovvero, cinque minuti alle dodici, ma gia prima, nel parco di fronte al palazzo del cantone, c’erano numerosi gruppi di cittadini e altri continuavano ad arrivare. Ad un certo punto, secondo alcune stime, c’erano almeno 3.000 persone, in gran parte giovani, dopo l’iniziale scandire degli slogan che chiedevano le dimissioni della sindaca della citta e del premier del cantone, all’interno della quale si stava tenendo una sessione straordinaria del consiglio cantonale, sono cominciate a volare verso il palazzo uova e mandarini e poco dopo pietre, bottiglie e bengala. Dal momento in cui sono volate le prime pietre, il lancio e’ continuato ininterrotto per tutta la durata della manifestazione, con seri danni materiali al palazzo.
Il paradosso di tutto questo e’ che, quegli stessi minorenni che lanciavano pietre e distruggevano finestre erano li chiedere misure a garanzia della sicurezza dei cittadini, tra le quali quelle di dare maggiore potere alla polizia per fermare la violenza fatta da minori. Questo, naturalmente, da la misura di come i problemi della nostra societa siano piu profondi e vadano ben oltre la questione della sicurezza dei cittadini del cantone di Sarajevo.
La pietra che distrugge le vetrate del palazzo del governo mostra la propia natura di boomerang tornando indietro a chi l’ha lanciata. In altre parole, c’e’ qualcosa di profondamente marcio nello stato bosniaco-erzegovese, e sappiamo bene cosa.
Marcio e’ lo stesso governo, in tutti i suoi livelli e in tutte le sue strutture, cosi lo studende delle scuole superiori arrabbiato che tira le pietra al sistema colpisce nient’altro che la propria immagine riflessa come dall’altro lato di uno specchio.
Praticamente quasi tutti i media hanno criticato l’uso della violenza nelle proteste di oggi, come era del resto da aspettarsi, perche un media non puo dire o scrivere altrimenti, e questo vale specialmente per i media pubblici. Ma lasciando da parte questo ed i normali clichè dei media riguardo all’uso della violenza in circostanze come queste, riconoscendo che l’uso della violenza e di per se comunque negativo, rimane una domanda, ed e’: esistono altri mezzi, efficaci per raggiungere l’obiettivo? E l’obiettivo, nel nostro caso, e’ costringere i politici a fare il proprio lavoro!
La transizione di questo paese e’ costellata da numerosi raduni, proteste e scioperi, tutte caretterizzate dal fatto di essere pacifiche proteste civiche, ci sono stati anche tentativi radicali di raggiugere l’obiettivo, violenti anche loro in qualche modo, anche se non verso lo stato, quanto verso se stessi e la propria salute; come ad esempio lo sciopero della fame. Niente di tutto questo ha dato alcun risultato, ne tantomeno ha provocato un dibattito pubblico, nel migliore dai casi ha ottenuto due minuti al telegiornale.
Ed e’ proprio questo avere ignorato tutte le manifestacioni civili e pacifiche, une delle ragioni all’origine del carattere violento della protesta di ieri. Infatti, come per miracolo, tutti parlano solo di questo, i media ronzano come api impazzite, i politici convocano sedute straordinarie, qualcosa accade.
Cerchiamo di essere onesti fino in fondo e riconosciamo che la richiesta di buttare una “pietra al sistema” gia da molto tempo vagava nell’aria. Del resto sia nei media statali, alla TV come alla radio, non sono rare le trasmissioni che parlano di rivoluzione, manifestazioni e della passivita dei cittadini. E spesso in questi discorsi si usano gli esempi della Francia e dell’Italia dove le proteste sfociano in violenza per le strade e avviano dei cambiamenti.
La società aspettava che la prima pietra venisse lanciata. Riuscirà dopo questo, il sistema, a prendere sul serio le richieste dei cittadini espresse attraverso proteste pacifiche, o dovrà nuovamente volare una pietra…
Staremo a vedere…
Denis Kajić
Post a comment