missing and dreaming sarajevobelgradoskopjepristina

stazione di servizio in qualche punto tra belgrado e skopje

ho guadagnato gli aperitivi ma ho quasi finito la rakija, maledizione…ho guadagnato la tranquillità ma mi manca la scoperta.. guardo i video sull’Uck, sull’assedio di sarajevo, di b92, mi manca la

guerra, mi manca il contrabbando, l’arrangiarsi, mi mancano i serbi incazzati, gli albanesi furbi, i bosniaci ironici, i rom appiccicosi, i macedoni cool..
Mentre sorseggio il mio negroni a sant’ambrogio inizio a diventare molesta con i rom che chiedono gli spiccioli inizio a parlare serbo, bosniaco sta god..e chiedo “Di dove sei?” “Sono di Bosnia” “Si ma dove?!” “Di Bosnia!” “Ma dove di Bosnia!!” sempre più aggressiva “ci sono stata!” “Beh ecco in realtà sono del Kosovo, ma mio marito è bosniaco” e lentamente la signora rom prende per mano la bambina e si allontana da me impaurita..

Il mio amico mezzo macedone e mezzo serbo che 3 anni fa non si capacitava che fossi venuta a vivere a Sarajevo mentre lui cercava tutti i modi per andarsene a parigi e mi chiedeva se conoscevo qualcuno all’ambasciata, tre anni dopo quando gli ho detto che me ne andavo, che ero un po’ stanca è tutto contento: che ti avevo detto? finalmente!! te l’avevo o non te l’avevo detto?? lui intanto si è sposato a skopje e ha mille business, associazioni e cose da fare e di andarsene a parigi non se ne parla più.

e chissà se al mio semaforo a Cvetkova Pijaca c’è ancora Tamara la bambina rom dagli occhi grigi che aveva quell’espressione fissa che ti trapassava con gli occhi finchè non mi incontrava e mi riconosceva perchè avevo il cane, perchè avavevamo chiacchierato, non se lo ricordava neanche più perchè, ma ero familiare quindi mi sorrideva grata, di non essere una faccia tra le tante.

mi ricordo la prima volta nei balcani, in Kosovo nel 2005, prima di partire un tizio amico di amici aveva lavorato per i militari italiani in kosovo e rideva amaro del mio progetto di cooperazione con i bambini.. “sì magari da bambini sono anche carini è che dopo crescono.. diventano kosovari”. Io ero scandalizzata da cotanto razzismo, ma sotto sotto pensavo oddio e se avesse ragione? Appena arrivata all’aeroporto di Pristina ad aspettare i bagagli, ero rimasta lontano dal gruppo, arriva questa donna urla qualcosa in albanese e mi lascia una culla con un bambino. Eccoci, penso, sono appena arrivata e già coinvolta in tratta di minori. Poi torna la madre e mi ringrazia in questa lingu

a incomprensibile.

Addirittura a Gerusalemme non sono riuscita a staccarmi i balcani di dosso. Arriviamo in questo ostello abbandonato sopra Gerusalemme in una cittadina abbandonata dai palestinesi nel ‘48, presidiata da due conventi francescani e ripopolata da artisti e fricchettoni israeliani. questo ostello è una strana comune chiediamo ad una ragazza quanto costa una notte. è tutto pieno! ci dice, ok ma quanto costa? E’ TUTTO COMPLETO!! mah. Andiamo comunque a vedere com’è e sembra più una casa occupata. Esce un signore di una certa età e ci sorride. chiediamo che lingua parla: inglese?francese? scuote la testa.. allarga i palmi delle mani, come dire vabbè non c’è verso non ci possiamo capire, e poi dice “hrvaski”. Ma vieni!! - esulto dentro di me- e rispondo d’istinto Srpski, e lui dice vabbè qualsiasi cosa..Il signore è un croato di Sarajevo ed è qui dalla guerra… spalanco gli occhi non sono sicura di aver capito bene, in israele non è facile stare come clandestini, poi penso alla chiesa cattolica alla presenza dei francescani in quel paese, ai francescani in erzegovina, non so cmq il signore è un po’ confuso e comunque la guerra è finita 15 anni fa. gli richiedo: quindi lei dal tempo della guerra è venuto qui ed ha vissuto qui? “Beh sì - mi risponde - almeno per il momento”.

Infine sempre a Gerusalemme est sono convinta di aver incontrato Carla del Ponte. Eravamo in questo super hotel, l’American Colony, ex residenza del marajà ora posto di ritrovo per internazionali, diplomatici, giornalisti e spie di tutto il mondo. Arriva questa tizia e inizio ad entrare in fibrillazione “cazzo è la Del Ponte che ci farà qua? che cosa sta trattando? lavorerà con blair per la risoluzione del conflitto medio orientale? che le chiedo? Il sospetto traffico di organi ai danni di cittadini serbi nel nord dell’Albania?”. Alla fine prendo coraggio e mi avvicino: “mi scusi ma lei è la signora del Ponte?” Lei ride e dice “Mi dispiace per lei ma no, sono una documentarista tedesca…però sa è buffo è la seconda persona da quando sono qui che me lo chiede…dovrei proprio vederla questa Del Ponte”.

Ok Carla, sei stata brava a far finta di non parlare l’italiano ma non mi freghi. Non a me.

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