Balkan noir

Devo prendere appunti perché la testa scoppia. Ok ragioniamo: scrivere di mafia se vuoi non è così difficile, difficile è dire le cose vere.  Si inizia con una storia, si attacca con un immagine da libro noir, da scena di film. Misa Glenny apre il suo Macmafia con la scena di Karen geofisica di 33 anni che apre la porta nella sua casa nel Surrey, in Inghilterra, “ha ordinato una pizza?” le chiedono da fuori, lei incauta apre e si ritrova uccisa da una calibro 38 (mettere dettagli sulle armi oppure sui dettagli che stanno a cuore ai criminali, metodi di raffinazione della droga, metodo di contrabbando etc. etc.). Saviano apre il suo Gomorra con la descrizione agghiacciante di un container che scarica corpi di clandestini cinesi, Lucarelli inizierebbe così “Era tornata la neve a Belgrado in quell’inverno strano in Serbia, caldo freddo caldo. La nazionale si era qualificata ai mondiali di calcio e l’obbligo del visto per viaggiare in zona Schengen era appena stato appena abolito. La Serbia era lanciata nel suo viaggio verso l’Europa” e poi continuerebbe. Io inizierei invece con l’incontro con il mio secondo esperto di crimine organizzato. Il primo era un personaggio di un istituto di sicurezza finanziato dalla Nato, uno delle poche organizzazioni che sta facendo disperatamente lobbing a favore dell’alleanza atlantica assieme a Vuk Draskovic. Il tipo era sui cinquant’anni, ambiguo, mi diceva molto poco e semmai mi consegnava dei messaggi da far arrivare ad altri politici serbi (anche se è molto dubbio che gli arrivino attraverso media italiani). Insomma tutto in lui ispirava quello che ci si aspetta da un esperto di mafia un po’ viscidino, che dice e non dice, e che alla fine dell’intervista mi regala un suo volume, un manuale sui temi della sicurezza, autografato con dedica personalizzata..

Ieri, in quel giorno che si aggirava sui meno 7 a Belgrado, incontro il giornalista del centro investigativo. E lo vedo arrivare con un panino incartato ed è un ragazzino di 25 anni, due dread lungi che gli partono dalla nuca e un anello al naso. è lui il numero due del centro che si occupa in gran parte di ricerche sulla criminalità e  la corruzione. Il ragazzino attacca a parlare e non si ferma più nel frattempo sale le scale, mangia il panino, mi fa un caffè e chatta su facebook, e mi dice che per rintracciare il crimine organizzato bisogna seguire i soldi e che quello che non riescono a fare è trovare il collegamento con i tycoon e che quello è il loro cruccio più grande, ma anche quello di fare giornalismo serio senza illazioni, senza sensazionalismi..quello che lui fa è ricercare di chi sono i beni..appartamenti, aziende..Il nerd dell’investigazioni patrimoniali ovviamente è il mio Lisbeth Salander (Uomini che odiano le donne), ma più tenero, che mi spiega a duecento parole al secondo che la mafia in Serbia, nata negli anni novanta, fino al 2000 era lo stato e arkan fino al 2003 era il clan di zemun e poi la liberalizzazione del crimine organizzato, un network che fa business all’interno di un mercato globale. As simple as that. Il calcio? mi dice come mai tutti i giornalisti italiani che ci contattano ci chiedono del calcio?si ok si fanno milioni di euro ma non quanto si faceva negli anni novanta - stessi anni anche per le malversazioni del calcio - dalle sigarette o dal contrabbando di petrolio…

In città però non ho capito bene cosa succede, ci sono in questi giorni alcuni tentati omicidi e arresti di alcuni personaggi, quelli che hanno iniziato a fare carriera con rapine a mano armata e taglieggiamenti da quando avevano 18 anni,  forse sono solo rimasugli degli anni 90 quei criminali di piccola stazza che si facevano riprendere con le loro catene d’oro e i macchinoni in “Ci vediamo nei necrologi” (Vidimo se u citulij). Sono quelli che portano avanti l’eterna lotta qui nei balcani tra il turbofolk e l’Europa.

(Certo, penso, se nasci nel quartiere li conosci e devi poi decidere come relazionarti con loro. Io ad esempio ho rotto con il mio vicino - quello del bordello  degli anni novanta - ma mi tocca vederlo spesso dalle mie estetiste che hanno il loro salone in un appartamento di sua proprietà, ma è ovvio che devo stare attenta a quanto territorio controlla quell’orribili ometto con il capello bianco lungo dietro e che sembra avere nel guardaroba solo tute da ginnastica).

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