Così lontani così vicini

Avevo iniziato il mio solito post sui vicini e sulle vicende di max, ma il post della vale mi ha fatto pensare. Ovvero mi ha fatto ripensare a quanto sono diverse le vite a Sarajevo e a Belgrado. Nella piccola città si è più al centro delle cose che succedono, la politica e le polemiche ti investono per la strada molto più rispetto a Belgrado. E sono così assurde che sembra di sognare, così lontane dalla realtà anche per chi sta a due passi. Ma ti fanno anche incazzare e reagire di più.
Qui invece la città è grande, le tensioni etniche sono un po’ sbiadite, il kosovo è lontano e la gente si sta mobilitando per una cosa stranissima: per difendere il proprio lavoro dalle privatizzazioni selvagge.
E sì sul giornale sì c’è la sezione dedicata alla repubblica Srspska sotto la Vojvodina, come se fosse una regione della Serbia e sicuramente i serbi di Bosnia vengono considerati come i cugini di campagna e sicuramente nessuno si sbraccia per l’unità e la stabilità della BiH, ma è anche vero che i titoli principali son altri: la legge sull’informazione voluta dal G17plus perchè si sente sotto attacco dai tabloid, la philip morris che a Nis licenzia un terzo dei lavoratori, il prestito del fondo monetario internazionale, i cambi di coalizione, la gay parade.
Allo stesso tempo però le cose ti investono in maniera più indiretta, devi leggere i giornali, o devi proprio voler parlare di politica e non del concerto di Madonna e dello splav che va di più.
Per questo nella grande città alla fine ci si appassiona al quartiere, ai vicini, alla small talk perchè anche se Tadic alla fine si alleerà con Nikolic non cambierà nulla.
Cambia sì se dal 2010 ci sarà la liberalizzazione dei visti, altrimenti - se non ci sarà - andremo tutti a sciare di nuovo a Jahorina, dai cugini di campagna (senza mai scendere a Sarajevo che fa un po’ paura).

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