secessione e tribunali

Oggi è stata la giornata dell’indipendenza. O meglio, la giornata era ieri, il 1 Primo Marzo. Oggi era un lunedì di festa regalato dalle autorità della Federazione e da due terzi (2/3)  della Presidenza della BiH. Un terzo dell’establishment politico si è astenuto, insieme a quel terzo di popolazione che si identifica con la visione di maggioranza serbo-bosniaca, e che rinnega tutto della BiH tranne dayton e la giornata della fondazione della RS (gennaio, il 9! o giù di lì).

Giudici impegnati e scrupolosi fermano processi. La politica si impegna a distruggere quel poco di polizia che lavora. Dodik impreca contro tutto: i giudici musulmani che ce l’hanno coi serbi, il diplomatico americano che non lo teme. E’ tutto in un correre ed inseguirsi di comunicati stampa e altre amenità.

Danaro, ce n’è così tanto che vale la pena soffiare venti di secessione. Tensione, mentre la legalita latitante e collusa mantiene il prepotere.

Per due giorni me ne sono andata in montagna, uno splendido rifugio lungo le pendici dell’Igman: la montagna della guerra, dell’assedio e delle fughe. La neve era bianca, assoluta. Con pochi passi dentro il bosco, senza alcuna rete telefonica. Presa e persa, il romanticismo interrotto dall’acqua fredda che paralizza le mani.

Il rientro in città è stato soft, fra le chiacchiere assordanti di 5 donne dentro una vecchia wolksvagen. Seguita da una notte di risotto ai frutti di mare e musica jazz. Il giorno dopo, il 2 marzo e’ tutto un entrare nella realtà. PoliTICa, PoliTIcA, polITicA

In fondo senza questo continuo azzannarsi questo paese sarebbe meraviglioso, io me ne starei tranquilla e mi occuperei d’altro.

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