nella bih sud-orientale, una giornata fra Rudo e Višegrad
Per conoscere la bih, ed in generale i balcani, si deve attraversarli, andare da un luogo all’altro in autobus o auto. Il treno e’ un’opzione possibile in croazia, serbia, montenegro, … gia in bih diventa un’esperienza con le 10 ore di viaggio da Zagabria a Sarajevo, il cambio di tre locomotive una al confine croazia-bih, le altre due al non-confine fra le due entità … Comunque a parte questi lunghi viaggi esistono dei viaggi più brevi, guardando ai Km ed al tempo, che letteralmente aprono nuove dimensioni.
Venerdi scorso siamo state con un’amica a rudo e višegrad, bih sud-orientale a due passi dal confine con la serbia. Due piccoli centri urbani, il primo sconosciuto ai più, il secondo conosciuto grazie al ponte sulla Drina e ad Ivo Andrić. Siamo partite verso le 8.30 da sarajevo e ci siamo avviate per pale, girando al bivio che porta a rogatica, quindi dopo aver attraversato l’altopiano di romanija, lasciandoci sulla destra gorazde e nuovo gorazde (la bih del dopoguerra ha una grande varietà di luoghi che sfoggiano il suffisso/prefisso nuovo oppure orientale e segnano la geografia di sottili indicazioni politiche), siamo passate dall’altro lato della drina e arrivate a rudo.
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Rudo, un paese, con circa 5000 abitanti, mi ha ricordato molto da dove vengo io, la Calabria; piccoli paesi che si spopolano e vivono di inverni silenziosi per poi esplodere in una breve e intensa estate per il rientro delle/i studenti e di tutti i/le migrate altrove. La giovane coppia che abbiamo incontrata: Bojan e Mila sono fondatori, animatori di una associazione che si chiama Luna e che si e’ reinventata CIRO, un battello per turisti lungo un pezzo di drina. Mentre li ascoltavo, rivedevo la strada senza traffico, poche macchine, qualche camion, colline con poche case sparse, il fiume: silenzio (!)
Che contrasto con la sarajevo e belgrado degli ultimi giorni. Un rigurgitare di slogan, folle, poliziotti e protestanti… Nonostante il racconto di Bojan e Mila sui 1400 turisti in visita di cui, più del 40%, da sarajevo, l’impressione di essere entrata in una camera di decompressione mi e’ rimasta per tutto il tempo.
La bih sud-orientale si spopola, da zvornik verso trebinje la gente migra, direzioni principali belgrado e la vojvodina. Una fuga silenziosa e rapida, Bojan dice che quest’anno alla prima elementare si sono iscritte 27 bambine/i, altrettante sono andate via durante l’anno precedente, un totale approssimativo di 80 persone. Come sempre a partire sono quante hanno acquisito competenze, coppie giovani, Luna ha perso quattro fra i suoi membri, andati/e cercare fortuna per se e le proprie famiglie altrove.
Bojan, e’ quello che definirei una moderna personalita balcanica, attivo nel terzo settore, con un passato nel marketing privato. Impegnato nel partito socialdemocratico e condannato all’opposizione esterna ed interna (deluso dal leader eterno e intramontabile, Lagumdjia). Parte dell’iniziativa politica di danis tanovic, il premio oscar della bih tornato a vivere a sarajevo che ha annunciato di voler scendere in piazza con un nuovo partito, ed al contempo completamente sfiduciato verso i suoi concittadini. Confrontandolo con il silenzio di Rudo e l’alberghetto cittadino in disarmo, sembra veramente fuori posto. Ma forse proprio nei posti assediati dal silenzio e tagliati fuori da forme di comunicazione dirette e veloci, servono persone come bojan e mila.
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Finito il nostro incontro, ci rimettiamo in macchina, pochi chilometri e siamo a Visegrad. Anche qui abbiamo degli incontri, dopo però ci concediamo una passeggiata fino al ponte e naturalmente un paio di foto. Il ponte e’ bello, e ripensandolo con i nomi delle storie di Andric, immerso nel sole pomeridiano, un attimo prima del tramonto, fa venire un tuffo al cuore, discreto però, scombinato dal rosa e giallo di un albergo privatizzato e ricostruito in tutta fretta. Ci sono voluti 4 anni e il riconoscimento da parte dell’UNESCO del valore storico e artistico del ponte per fare decidere il sindaco di chiuderlo al traffico.
Anche qui il tempo sembra avere un suo altro ritmo. Quello che mi colpisce e’ la qualita di alcuni dei negozi che visitiamo, ripieni di roba a poco costo cinese. Višegrad e’ dopo Srebrenica la municipalita piu povera della bih. E’ una cittadina che ha pagato un prezzo alto al crollo del sistema jugoslavo. Rimanendo tagliata fuori dal grande traffico interno che portava masse di turisti dalla serbia alla costa croata. E’ anche una citta di sfollati che non rientreranno mai piu nei propri luoghi d’origine e che hanno preso il posto dei molti sfollati che a loro volta vivono in qualche altra cittadina e non rientreranno piu a Višegrad. Cosi in maniera aritmetica, questa città Visegrad ha mantenuto il totale astratto della propria popolazione.
Ma anche qui, anzi in ognuno di questi luoghi, quello che continua a girarmi in testa e’ l’assoluta noncuranza del potere verso quello che costituisce il tesoro, l’io profondo di un luogo. Qui come a Rudo, la polvere ricopre tanto le cose che le persone, eppure a guardare bene non mancano le auto nuove, i palazzi che spiccano, spesso intrusi spiacevoli, privi di senso estetico. A Visegrad ancora più che a Rudo si riconosce il male sottile della bih, questo difficile identificarsi come cittadinanza e pretendere qualcosa di più che le briciole dell’assistenza sociale. E che sia questa mancanza di cittadinanza a permettere lo sperpero si può comprendere ancora di piu se si pensa che nei nuclei urbani la discriminazione avviene fra vecchi e nuovi inurbati, dove i nuovi ovviamente stentano a vedersi riconosciuta un diritto di cittadinanza attiva.
Del resto, come ho detto, questi luoghi mi ricordano la Calabria nella quale sono cresciuta. Le štele bosniaco-erzegovesi sono le stesse raccomandazioni che imperavano fra i miei conoscenti. Anche la polvere a pensarci bene e’ sostanzialmente la stessa con le pietre dell’epoca romana trasferite alle ville private dei politici di turno e le strade del centro ritoccate all’asfalto.
Per cui … resistenza attiva dai margini, ovvero cercare in ognuno di questi luoghi insieme alla bellezza che esiste, quanti hanno gia avviata la propria rivendicazione attiva di cittadinanza. Male che vada potremo farci compagnia per una caffe fra uno skype e un incontro.
vale
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