Deconstructing Belgrade 21.02
Da quando sono tornata da Belgrado non faccio altro che leggere le news come una drogata a cercare qualsiasi cosa che riguardi la Serbia. Per capire se si vede, quello che ho visto io. Giovedì ho assistito a qualcosa a cui non avrei mai immaginato di assistere, una enorme manifestazione fascista. Un meeting organizzato dal governo, bandiere come se p
iovesse, canti antichi che risuonavano negli altoparlanti, riferimenti a miti medievali, parole come orgoglio, umiliazione (senza ovviamente menzionare le parole serbi/a/ità e Kosovo) nemici esterni, traditori interni e un po’ di squadraccie lasciate scorrazzare per far capire con chi si ha a che fare. La ricetta c’è tutta al di là dell’oggetto della manifestazione.
Ma la cosa più sorprendente era la gente ragazzi normalissimi, studenti a cui sembrava normale un ritrovo con le mille berrettini cetnici, le bandiere con il teschio, gli hooligans e qualcuno con il ritratto di Karadzic o Mladic. Mi ha sconvolto la loro condiscendenza verso la violenza (questo prima della manifestazione riferita agli attacchi alle ambasciate del giorno dell’indipendenza) che questi ragazzini ti rivendevano così vabbè che vuoi che sia un po’ di vetri rotti, un paio di giornalisti picchiati..Poi quando li incalzi ti rendi conto di due cose: 1- che crollano alle prime obiezioni. 2- che nessuno gli fa queste obiezioni e che loro tra di loro non ne parlano.
Ora ho capito cosa voleva dire la Biljana Kovacevic Vuco quando diceva “è vietato parlare di Kosovo”, come è vietato? pensavo non si fa altro che ripetere Kosovo kosovo kosovo. Invece era in questo senso parlarne al di là delle tre frasi della propaganda. E quando chiedevi a questi ragazzi, ma non avete paura di restare soli, isolati contro tutti? la risposta è “guarda che noi ci siamo abituati. Tutti gli anni novanta sono stati così”.
Mi sono sentita con un peso sul petto, un’oppressione e una mancanza d’aria che non avevo mai provato. Con il leggero timore di parlare in quanto italiana, con questa ragazza amica della mia amica che mi chiedeva continuamente cosa avrei scritto, cosa avrei detto alla radio, di non scrivere cose brutte, con questa folla immensa urlante, le bandiere, gli urli “chi non salta albanese è”, i pope che marciano in testa alla manifestazione con il crocifisso in mano, ad un certo punto non ce l’ho più fatta. Ho iniziato a dire dobbiamo allontanarci perché sennò il telefono non prende la radio mi deve chiamare, con loro che cercavano di prestarmi i loro telefoni e io che mi allontanavo sempre di più. Dopo il collegamento, mentre andavamo via ho iniziato a parlare in maniera convulsiva a dire che tutto questo era molto pericoloso che se giustifichi un tipo di violenza poi dov’è il limite consentito…etc. Gli ho fatto una testa così per mezz’ora a questa povera ragazza, naturalmente con una storia triste di profuga dalla Kraina croata, ma non importava, in quel momento pensavo che chiunque si dovrebbe opporre ad una cosa del genere tanto più se ha subito la stessa cosa di segno opposto. In pratica mi ero sentita per alcune ore costretta a non parlare a non dire niente di quello che mi passava per la testa e sono scoppiata subito dopo a scapito delle persone che erano intorno a me. E non volevo più saperne di quell’atmosfera, di quella cappa, chi se ne frega dello scoop degli hooligans che assaltano le ambasciate, avevo bisogno di aria, avevo bisogno di tornare a Sarajevo.
on Febbraio 29th, 2008 at 15:32
ciao lucy, ho appena scovato il vostro blog e sono contento di scoprire che su internet si stanno aprendo tanti spazi di discussione sui problemi legati ai balcani, affrontati non solo da una prospettiva politica ma anche “vissuta”, quotidiana. sono attualmente impegnato in un progetto di ricerca sul problema della ricostruzione della memoria nei paesi ex-jugoslavi, e sto provando a collegare questa tematica a quella dei luoghi della memoria delle città balcaniche, analizzandone le trasformazioni morfologiche e semantiche attraverso i progetti di ricostruzione che sono (o non sono) stati avviati.
leggere il tuo post mi ha messo molta tristezza, soprattutto per il fatto che devo riconoscere che per alcune cose hai ragione. io conosco belgrado e sto per tornarci e la paura di trovarla così come l’hai descritta mi mette tristezza; ma al tempo stesso mi conforta sapere che c’è un’altra belgrado, forse più numerosa, che non condivide i pensieri di quegli studenti un po’ confusi che hai incontrato. tutti i serbi devono fare i conti con una decisione laterale vissuta, non a torto, come un sopruso, e il problema non è la gente che scende in piazza, il problema sta negli uomini di governo, delle istituzioni, della chiesa ecc che agitano le bandiere del nazionalismo sulla testa dei serbi, confondendogli le idee. spero davvero che i serbi riescano ad essere più lungimiranti dei loro improvvisati capipopolo…
vienimi a trovare sul mio sito, sto per partire per i balcani per la mia ricerca (belgrado, sarajevo, mostar, vukovar) e mi piacerebbe discutere con voi su questi temi. ciao e complimenti per il blog
on Marzo 9th, 2008 at 11:02
Ciao, io dovrei andare a Belgrado ad aprile, per tre mesi…sto cercando di legegere le esperienze delle persone che ci sono state prima di me, per cominciare ad immergermi nella realtà serba….posso chiederti un’informazione di tipo pratico? Sai niente su come è possibile cercare alloggio a Belgrado?
Grazie! Giulia
p.s. il mio indirizzo mail è giulia.bommaci@iol.it
on Marzo 27th, 2008 at 11:45
Cara Lucy,
quei ragazzi non sono mai usciti dal loro paese. Grazie anche ai tuoi governanti. Quei ragazzi sono il prodotto della guerra civile e dello smembramento della Jugoslavia. Grazie anche al tuo di governo ed alla nostra ingenuità nel averci fatto manipolare dai vari fantasmi del passato, e non elaborati come avrebbero divuti essere. Quie ragazzi sono anche il risultato della onipotente globalizazione e transizione durissima da uno stato sociale all’altro. Dove i genitori non li hanno visti perchè per soppravivere questi hanno dovuto fare 2, 3 lavori contemporaneamente ed i figli non li potevano vedere. Quei ragazzi sono cresciuti da soli. Ed il capitalismo non è stata una nostra scelta, ci è stato imposto anche dai tuoi governanti.
Quel uomo (Kostunica) ha vinto le ellezioni dell 2000 contro Milosevic. Ma non ha consegnato il paese alla NATO. Forse è l’unica nostra forza. E’ questo che ti dispiace? Su quale sconosciuto pianeta vivi dove la new age impera e dove sono tutti beati e pacifici? E’ sul tuo di pianeta che hanno appicato il fuoco ai vari campi Rom e mandato i squadristi con delle affermazioni politiche dubbie che li precedevano o si chiama forse Italia? Ed è per questo che dovremmo deddure che tutti gli italiani sono fascisti? E’ legittima quindi, secondo te, la dichiarazione dell’indipendenza degli albanesi, è leggittimo strappare pezzo dopo pezzo la Serbia fino a quando tu potrai essere sodisfatta perchè i serbi sono, dai, ammettiamolo una volte per tutte, i responsabili di tutti i mali dei Balcani? O è forse stato meglio cercare un vero dialogo per un’eventuale spartizione pacifica e non il risultato dettato dal vassalaggio dell’UE e dalla tirrania degli USA?
Per te la manifestazione era fascista! Complimenti! Probabilmente per te tutti i 500 000 erano ultranazionalisti? Perchè diffendevano il proprio paese. Perchè portavano il cappelino serbo (che nella tua ignoranza è cetnico; errato, mia cara, è il cappello che faceva parte della divisa militare serba nell’esercito sin dalle guerre balcaniche e non ha nulla a che vedere con i cetnici, spiacente deludere il tuo pregiudizio stavolta).Ed ora, come prima Milosevic, Kostunica è Hitler, nn è vero?
Chi ti va bene, solo quello che si inchina alle tue aspettative occidentali, quello come te? Chi non rispetta la diversità, te o me? Io non critico l’Italia nelle sue scelte di stare alla NATO, di fare il vassallo, probabilmente, anzi, sicuramente è una scelta saggia, risparmia le vite umane. Ma noi siamo un popolo dei contadini, non abbiamo avuto un Macchiavelli, il prezzo della libertà lo abbiamo pagato in sangue. Ti fa schifo, è una retorica nazionalista e non trendy? Ma non è quello la conferma del tuo pregiudizio, nn sei contenta?
E perchè non innizi con la tua di terra e ci dai un esempio: regala l’Alto Adige ai germanofoni e dì agli italiani che in cambio avranno i diritti umani rispettati. Perchè, se non sai, i tuoi amici dello LDP, del BIRO e altre stronzate finanziate da Soros e compagnia bella, propongono proprio questo. E’ scritto nel programma dello LDP. Si chiama principio 2K: territorio per uguaglanza. Sai da chi è stato dettato?
Oh, ma è così poco trandy lottare per il proprio paese! Ed è così trendy invece dire che Ibizza è il cuore della Serbia! Potresti spegare per favore cosa significa per te questo grafito: Ibiza è il cuore della Serbia?
E se è così, perchè stiamo denunciando il genocidio culturale in Tibet e l’invasione demografica dei cinesi in quelle terre? Non è lo stesso che hanno fatto gli albanesi in Kosovo?
Ma vuoi mettere i pacifici monaci tibetani con i sanguinari serbi….Rabrividisco dalla superficalità del tuo giudizio.
on Marzo 29th, 2008 at 17:21
Lucy il Grande fratello…
No, no, la verità non si deve far sapere…
Ma tu mia cara, la conosci quella del mio adorato Aladus Huxley: ““Tu conoscerai la
verità e la verità ti renderà pazzo.”
Ergo, grazie Lucy che ti preocupi per la nostra salute mentale!