da belgrado a sarajevo via banja luka

Posted on Febbraio 22nd, 2008 in cittadinanze o quasi, politica by vale

roadsign.jpegDopo le 9.00 p.m. ho guardata la televisione, avrei voluto chiuderla invece ho continuato a passare da un canale all’altro e ad ascoltare, guardare. La stessa cosa ho fatto con internet, di portale in portale, video, blog… e naturalmente non faccio altro che confrontare gli ultimi avvenimenti di Sarajevo con quelli di Belgrado, con passaggio obbligato per l’entità della RS (Repubblica Srpska).

Ad essere sincera il luogo al quale ho pensato di meno e’ stato il Kosovo o dovrei dire Kosovo e Metohija? prima dicevo kosov@, durante la 1244, un modo per accogliere le due lingue maggioritarie, perchè nel Kosov@ ce ne sono di altre oltre al serbo e all’albanese. Ma adesso questo non e’ importante.

Dunque confrontavo le proteste, le folle, le aspirazioni. E piu guardavo, piu guardo/penso quello che mi colpisce e’ la politicizzazione etnicista (!) di ogni discorso da parte del potere, tutti i poteri. Un continuo intridere infiltrare ogni cosa di etnia, appartenenza, orgoglio. Un continuo implicito richiamo ad un essere migliori di, piu antichi di, più-di, più-di, più-di.

Credo che mai come adesso sia necessario ed importante essere individue e individualiste. E’ una questione di solidariatà verso l’altr@, il/la divers@ da noi.

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Un’ossessivo ripetersi della stessa frase:

non riconosceremo la dichiarazione unilaterale di indipendenza del kosovo e metohija e il declinare ampio e variegato di serbo, serbità, …

In qualche modo, anche se lontano da me che non sono più patriota, riesco a comprendere le proteste in Serbia. E potrei comprenderle ancora meglio se includessero tutti i/le cittadine della Serbia e non solo i/le serbe di serbia. Ed e’ questo che intendo quando parlo di etnicizzazione della politica o politica etnicista. Se si stacca un pezzo del paese, questo pezzo dovrebbe appartenere a tutte; e tutte dovrebbero rivendicalo, invece nei Balcani, ma se guardo bene, un po dovunque, la rivendicazione e’ una questione di clan/etnia. Dunque appartenenza ! e chi non appartiene e’ fuori, nemica, reietta. Il cerchio magico si apre e include solo i/le medesime (le uguali fra loro). E chi rinnega la declinazione ossessiva di un’identita collettiva e’ a sua volta, dolorosamente fuori dal cerchio, traditrice della propria essenza.

Questo e’ latente, fortissimo in tutti i discorsi che hanno attraversata l’entitè RS, che a guardare bene esprime concettualmente e nominalmente il risultato di questo etnicizzare. RS ovvero Repubblica Srpska e’ una parola intraducibile, che descrive un territorio con un aggettivo di appartenenza: Repubblica della serbità, delle serbe … Come fa un luogo geografico ad essere identificato con un aggettivo qualificativo e come fa quando e’ cosi descritto ad essere il luogo di chiunque lo viva. L’essere non-srpska diventa di per se un meno, ora questo non vuol dire che essendo ostinate, ottimiste non si possa vivere, abitare il luogo … si puo e si fa. I luoghi restano abitati, ma l’abitante ne e’ diminuita.

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sempre continuando su questa ossessione di un essere positivo, intrinseco alle appartenenze, alle demagogie identitarie, un buon esempio e’ costituito dal discorso fatto ieri da Haris Silajdžić riguardo alla doppia cittadinaya bih/croazia, con il quale ha mandato in agitazione tutte quelle persone che hanno il doppio passaporto. Il presidente della trinita bosniaco-erzegovese ha pensato bene di votare contro la doppia cittadinanza dicendo che va contro l’interesse vitale del popolo (nb: musulmano). Prima nota: in bih gli interessi vitali sono appannaggio dei soli croati, musulmani e serbi, le altre che vivono questo luogo non hanno interessi vitali sono ostali ovvero il resto, una sottrazione appunto. Come dicevo sopra non appartenere ad una delle comunità significa essere un meno, avere un meno nelle relazioni di cittadinanza.

Tornando ad Haris Silajdžić, dunque, ha votato contro una proposta che regolerebbe unavolta per tutte della doppia cittadinanza BiH/Croayia e la giustificazione e’ quella di non discriminare tutti le altre (musulmane) che vivono per il mondo contro la propria volonta perche scacciate dalla guerra, vero sicuramente per molte, ma a quasi 15 anni dalla guerra la vita ha seguito il suo corso. Dunque, dato che la BiH riconosce, multiple cittadinanze, solamente previ accordi bilaterali e la maggioranza del mondo non segue piu questa pratica, (nb: dato che la Croazia e’ pronta a firmare questo accordo mentre la maggioranza delle altre nazioni no) dare la possibilita alle cittadine BiH di essere anche Croate e viceversa, lederebbe il diritto di tutte le altre cittadine che non possono avere lo stesso trattamento: cio essere BiH/Danesi; BiH/Italiane, …

L’intera giustificazione e’ di per se aberrante oltre che complicata, labirintica e decisamente in mala fede. Sarebbe stato cosi semplice dire: firmiamo adesso con la Croazia ma cambiamo questo princio del bilateralismo, che non va di moda nel mondo, e diamo la possibilita a tutte di avere (se vogliono) più cittadinanze. Ma un discorso cos,i si pre-occuperebbe delle cittadine e non delle comunità, e ad Haris Silajdžić preme la sua comunita, senza la quale non potrebbe essere un paladino e cosi struttura un discorso scivoloso e ostruzionista che prende in ostaggio un gruppo per barattarlo con gli interessi vitali di un altro.

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Tornando alle proteste di sarajevo, partecipo perche sono nella loro radice proteste di cittadine. Come mi ha detto un pensionato mentre assistevamo al lancio delle pietre contro il palazzo del governo cantonale. almeno questa volta non potranno dire che sono scontri fra etnie (!). Geniale. La retorica del governo ha provato, naturalmente a dire che c’e’ un piano di destabilizzazione di forze esterne in un quadro di destabilizzazione regionale alludendo ai venti del Kosovo, ma per ora ha fallito. La protesta parte dalle abitanti ed e’ contro una modalita di gestione del potere. Certo qualcuno potrebbe dire fra musulmane… non dimentichiamo i resti (ostali, non affiliati cromosomicamente a x,y,z) la questione non e’ etnica, ha ragione il mio pensionato. E che non lo sia lo dimostra che in piazza dopo il grande sabato di commemorazione per denis,, il ragazzo 17enne ucciso non ci sono le folle che stasera erano a Belgrado.

La cittadinanza civile, laica direi, di contro a etnicizzata, nazionalistica e’ un esercizio complesso non e’ un’attaccamento emotivo, o almeno non lo e’ ancora (in quasi nessuna parte del mondo), dunque piccoli numeri e probabilmente ancora messaggi confusi, non articolati come si dovrebbe. E tanto lavoro da fare per riuscire a portare in piazza i numeri capaci di fare cadere un governo.

Le proteste di sarajevo possono finire con un puff o con un waw… quello che trovo interessante e’ l’ennesimo tentativo di mettere insieme 1+1+1+1+1+1+1+1+n individue e non ossessioni identitarie.

Quasi dimenticavo uno degli attuali tormentoni di Sarajevo è l’insegnamento della religione negli asili: piccoli credenti crescono da 3/4 anni in su. Una metafora ed una parabola perfetta della politicizzazione etnica o etnicizzazione della politica. Oltre a chi crede, c’e’ chi non crede, o chi crede ma non ne fa una questione di insegnamento in spazi pubblici. Oltre chi crede, gruppo solidale e portatore di un diritto collettivo, ci sono le tante che per proprie ragioni hanno idee diverse. Queste altre vengono soffocate in una discussione che si concentra sulla “migliore/peggiore religione”. Nello specifico nell’accuse all’osce di diffondere l’odio contro i musulmani, ai laici di essere comunisti rossi e via discorrendo di identità collettiva in identità collettiva.

Definitivamente essere individue e individualiste e’ una questione di etica dello uno spazio pubblico, dagli asili, alle scuole ai luoghi di governo…

vale, individua resistente con sorriso

One Response to 'da belgrado a sarajevo via banja luka'

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  1. ivan said,

    on Febbraio 22nd, 2008 at 14:14

    Ciao vale! Svaka čast! Tvoji postovi su super!Genialno i pametno pišeš:) Drago mi je što još uvijek u BiH i u Sarajevu postoji mnogo ljudi kojima nacionalisti nisu “isprali” mozgove njihovom glupom retorikom
    Pozdrav iz Italije
    Ivan

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