voglia di manifestare
parole parole parole… fatto salvo il silenzio di sabato 9 febbraio, sono sommersa dalle parole. Sommersa dalle dichiarazioni, da una febbrile attività che attraversa ogni cosa, web, caffè, grandi e piccoli media, forum, comunicati stampa, faccia a faccia televisivi, chat, skype…
Dopo la passeggiata di sabato 16, ero divertita, felice. Un lungo giro ad anello, con un tempo da lupi, che ha portato in piazza, per la terza volta in 7 giorni, quasi 1000 persone (c’e’ chi mi ha detto che siamo state anche 2000 ad un certo punto). Dalla cattedrale al parlamento, e dal parlamento alla cattedrale lungo la Miljiacka, abbiamo sorriso allo schieramento di forze speciali, mobilitate da un governo che si ostina a non parlare e confrontarsi con la propria cittadinanza.
Li abbiamo guardati correre con le loro divise, i giubbotti anti sommossa dall’uno all’altro dei palazzi, convinti che prima o poi ci saremmo avvicinate, fatte sotto e, sempre piu rossi, affannati, capire che non lo avremmo fatto. Non volevamo lo scontro, eravamo felici di essere in strada nonostande la neve, il vento, un freddo cane indimenticabile.
Un sabato strano, una sensazione di leggerezza, il compiacimento di essere stata parte di una bella cosa.
E subito dopo la domenica, il 17 febbraio di questo 2008, il Kossov si fa indipendente e la tregua si rompe. Le parole e le manifestazioni inondano le strade. Non solamente quelle della Serbia e del Kossovo ma anche quelle della BiH. Un ronzio aggressivo, un bruciare bandiere, un applaudire, fischiare…
Schieramenti, e tonnellate di parole. In queste notti, mentre combatto fra wordpress, drupal e lavoro arretrato ho il sottofondo delle TV della regione che incessantemente commentano, dichiarano, riportano.
Domani si manifesta a Belgrado, sarà una manifestazione possente, sabato si manifesta a sarajevo… per qualcosa che d’un tratto puo sembrare un piccolo tema ed invece, e’ come una ciambella di salvataggio, un appello ad una cittadinaza invece che ad una nazione.
Sempre di più le questioni dell’identità mi trovano spiazzata. Questo appartenersi per ascendenze, diritti d’origine… definitivamente ormai appartengo alle piccole cose. Alla cittadinanza dei luoghi più che all’origine delle nazioni.
vale
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