Appunti da Berlino Est: la ostalgia
Ho trovato un posto dove i camerieri sono più lenti e più scortesi che a Sarajevo: a Berlino puoi morire prima di ricevere un bicchier d’acqua. Non solo, è evidente il fastidio che la maggior parte dei camerieri e dei baristi prova nei confronti di chi deve servire. Tu provi a dire «sorry» due o tre volte, per attirare l’attenzione, e in genere quello/quella non si gira nemmeno, alla fine disperato urli la tua ordinazione e quella/quello si gira, ti fissa con occhi di fuoco e sibila - pur di non servirti - «il mio collega sta par arrivare!».
Non è l’unica analogia che ho trovato con Sarajevo. Berlino è una città in continua costruzione ed evoluzione, non si sa bene perché. Economicamente è una specie di buco nero per la Germania, dove vanno a finire i soldi ma dove lo sviluppo fa fatica ad avanzare ed anzi indietreggia: la disoccupazione è alta, le paghe sono mediamente l’ottanta per cento rispetto al resto della Germania e, nonostante le immagini commoventi che tutti ricordiamo della caduta del muro (famiglie che si riuniscono, una nuova fratellanza etc. ), Berlino è una citta’ ancora profondamente divisa.
Postdammer Platz distrutta dai bombardamenti della seconda guerra mondiale, divisa dal muro, ricostruita con l’unificazione è bellissima, è un museo a cielo aperto delle migliori firme mondiali dell’archtettura. Ma in quei palazzi scintillanti, in quegli uffici super moderni non c’ è nessuno. Nonostante Berlino sia la capitale orami da quasi vent’anni, le aziende dopo i primi anni di entusiasmo (e di incentivi) se ne sono andate. «Continuano a costruire perchè almeno danno lavoro a quelli che lavorano» ci dicono.
Incontro il mio amico che è un ‘ossi’, ovvero un tedesco berlinese dell’est e nonostante dopo l’unificazione lui abbia potuto studiare in America e in Italia è un deluso, un tipico ostalgico. «Non c’e’ stata nessuna unficazione – dice – c’è stata semmai l’entrata della Germania Est in quella dell’Ovest. Della Repubblica Democratica e’ stato distrutto tutto come se noi non avessimo niente da offire alla nuova Germania».
a notte del 9 novembre 1989 a quanto pare fu un malinteso a dare il via alla valalgna di persone che da Berlino est andavan o a ovest. Quando il portavoce della DDR disse «verremo incontro al desiderio del nostro popolo di poter viaggiare» apparentemente un giornalista italiano fece una domanda ovvia «questo vuol dire che da adesso in poi si potrò andare liberamente a ovest?». «Sì» risponde il rappresntante della DDR. La conferenza stampa era alle sette e mezzo: alle nove davani ai check point migliaia di persone chiedevano di andare a Berlino est.
Le guardie disorientate non sapevano che fare, alla fine qualcuno deve aver dato l’ordine di non sparare e il muro si è aperto. «La prima cosa che hanno fatto gli ‘ossi’ appena entrati a berlino ovest – dice un altro amico italiano che vive da anni a Berlino – è stato riversarsi nel db il grosso centro commerciale dell’ovest. Perchè alla fine la gente della germania comunista aveva anche dei soldi, ma non sapeva come spenderli. C’erano solo i negozi statali che erano veramente poverissimi».
Ma i berlinesi volevano davvero l’unificazione? «Certo – ci dice l’italiano – nessuno ti dirà che si stava meglio prima. Quello che i ragazzi della nostra età ricordano è soprattutto un grigiore diffuso al di là del muro». Certo gli attuali trentenni si sono potuti adattare facilmente, i più vecchi invece non erano così contenti dell’apertura della cortina di ferro, sapevano che l’avrebbero presa in tasca con l’arrivo del capitalismo, e cosi’ è stato.
Secondo il ragazzo di Berlino est tutta questa volontà di riunificazione non c’era. Subito dopo la caduta del muro ci furono moltissime manifestazioni contro la riunificazione. «Le più grandi a cui sono mai stato». «Noi volevamo le riforme, volevamo una Germania Democratica migliore ma non volevamo cancellarla».
«Mi ricordo che il nove novembre ero ad un concerto punk – ci dice l’amico ossi allora quindicenne – Anzi il più bel concerto punk della Germania dell’Est. E non me ne fregava nulla della cosa del muro. Cosa possiamo noi avere dall’ovest? Niente, noi avevamo lo stato sociale piu’ avanzato, le donne piu’ emancipate. Da noi l’aborto era legale mentre nella Germania federale lo e’ stato solo dal ‘91. Grazie alla riunificazione».
I tedeschi dell’est invece sono sempre stati considerati un po’ dei disgraziati, generalmente dei parassiti abituati dal comunismo ad avere tutto. «Si riconoscono» dicono tutti, intendendo gli ‘ossi’ dai ‘wessi’, i tedeschi dell’est da quelli dell’ovest. «Ma io mi trovo molto meglio con gli ‘ossi’, sono molto più disponibili – continua l’amico italiano – Se c’è bisogno di un trasloco, e a Berlino ci sono talmente tante case che prima c’era un trasloco a settimana, i berlinesi dell’est sono quelli pronti ad aiutare. Un tedesco dell’ovest se gli invadi il suo spazio si spaventa e si indigna».
Ma com’era prima? Com’era la DDR? «Bhe imparavamo a contare con il carrarmatini russi, il capitalismo era il nemico e l’Unione Sovietica la grande madre. Avevamo la vita sociale completamente organizzata come bambini e si stava bene». Ma il fatto di non poter viaggiare non vi soffocava? «Come non potevamo viaggiare? Certo che potevamo: andavamo a Cracovia, Praga, Budapest, Mosca, Cuba».
La Germania Est da un certo punto in poi è come se non ci fosse stata mai, rimaneva solo nei souvenir per turisti: i trabant tour, il museo del check point charlie, i colbacchi con la stella rossa. Anche il poderoso Palazzo della Repubblica, accanto al duomo di Berlino, simbolo della DDR, dopo tante polemiche e petizioni è stato buttato giù nella inutile rincorsa alla distruzione dei simboli del regime precedente. Prima dell’arrivo dell’armato rossa al posto del Palazzo della Repubblica c’era un magnifico castello dell’impero prussiano buttato giu dal realismo comunista. Oggi il Comune di Berlino ha deciso di ricostruire il castello secondo il progetto di un architetto italiano, spendendo milioni di euro. Adesso ci sono 4 piloni, uno scheletro e del terreno vuoto, creando uno strano buco nel paesaggio. «Passare di là fa male al cuore» conclude il nostro amico e anche noi pensiamo che i poveri ‘ossi’ sono veramente i più sconfitti dalla storia, fagocitati dai loro stessi fratelli.
P.S.Dopo Berlino sono andata a trovare incuriosita la mia zia tedesca dell’ovest per chiederle dell’est. E lei mi ha raccontato dei suoi cugini di berlino est. Prima della caduta del muro lavoravano tutti e tre: uno un superingegnere, uno insegnante e uno operaio (perchè su tre figli almeno un operaio ci doveva essere) dopo l’89 sono rimasti tutti e tre disoccupati, vivono insieme nella stessa casa, non escono mai e sono considerati i parenti poveri, sembra che un po’ puzzino, che non si lavino tanto anche se, dice la zia, il bagno ora ce l’hanno anche loro in casa.

3 Responses to “Appunti da Berlino Est: la ostalgia”
said on December 17th, 2008 at 18:50
Uhm! Io ho qualche dubbio che ciò che dice il ‘wessi’ sia vero. Intendiamoci, non voglio dire che dice delle bugie. Assolutamente. Lui pensa che le cose siano proprio come le vede lui. E’ in buona fede, ma non dice la verità. Perchè? Perchè lui non potrebbe mai vivere da ‘ossi’. Vivere da ‘ossi’ è difficile, è complicato, è alienante, è necessario avere esperienza di vita ‘ossi’. E poi è costoso. In una sola parola non conviene. In verità ormai siamo tutti ‘pseudo-ossi’, cioè cinici, egoisti, incapaci di relazionare in modo vero, naif, convincente senza essere ‘ossi’ come una volta. La nostalgia dei ‘wessi’ la capisco ma non la condivido. Il passato è passato. Lasciamolo alla storia. Nel 2002 in estate sono stato una settimana a Berlino all’Hotel Forum e ho fatto anch’io il percorso turistico del check point Charlie, etc. Mi sono fatto a piedi da una parte e dall’altra della strada la Karl Marx Allee ed ho visto la Moskva Haus malridotta, abbandonata e desolata. Ho pensato alle sensazioni di potenza provate dai sovietici di allora che si mostravano dalla vetrata di questo ritrovo e le ho confrontate con quelle che i russi di oggi provano nella nuova Berlino: sono ormai diventati quasi ininfluenti, nella città che avevano conquistato. Dura, eh? A Berlino ho incontrato invece camerieri cortesi sia nella Unter den Linden, sia in altre parti della città. Forse perchè venivo dalla mitica Rom? Per me era Berlino la città desiderata e mitizzata. Ma io non faccio testo, perchè a me l’Europa piace tutta, dico tutta. Per me l’Europa è come il maiale che viene ucciso per le festività natalizie e non si butta via nulla. Si mangia tutto. Alla stessa maniera mi piacciono tutte le nazioni europee, piccole e grandi, famose e dimenticate, ricche e povere, presuntuose e umili. Le vorrei tutte nell’UE, dico tutte, senza tralasciarne alcuna e poi essere tutti insieme, ascoltare la musica di tutti, leggere narrativa di tutti, vedere l’arte di tutti, mangiare i piatti tradizionali di tutti e, soprattutto, essere allegri con tutti. E’ prematuro? Sono troppo esigente? Sarà, ma ci spero.
said on February 22nd, 2010 at 11:41
Che bel commento Zeno che hai postato, grazie. E grazie a Lucy per il magnifico post.
said on April 29th, 2010 at 12:48
Grazie per la stupenda testimonianza. Oggi si vuole demonizzare l’est, ma non si rimarcano mai gli aspetti positivi della DDR. E devo dire che tornare a Berlino e trovare un prato al posto del Palast mi ha lasciato un vuoto dentro.
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