Assediati in pace
Comincia così, sottilmente, la condizione dell’assediato in pace. La gente ti guarda e non ti riconosce ti dice ma sei stanco? Ti chiede cose di cui non ti importa niente. E tu ti senti dissociato da quasi tutti fuorché da chi era con te quella sera, ma anche in quel caso la paranoia aumenta in maniera esponenziale perché non si sa che cosa esattamente succede, le comunicazioni con il centro della vicenda (l’associazione Q) sono limitate, e ci si alimenta a vicenda con niente. Non sappiamo cosa vogliamo fare, come dobbiamo comportarci, noi che abbiamo visto la Sarajevo fascista. Capisco un po’ di più le donne assediate di Belgrado, le nemiche della patria che convivono con la paura e vengono prese per folli. Lo stesso meccanismo: un piccolissimo gruppo di persone che cerca di agire secondo coscienza per resistere allo sciovinismo (con qualsiasi sfumatura), un gruppo di estremisti fanatici appoggiati e foraggiati da pezzi di stato e la massa che non si rende conto o se si rende conto pensa “ma perchè non si adattano a questo sciovinismo? è così soft guarda quanti mac donalds abbiamo! Guarda i caffè con i divani colorati? Ma dove si credono di essere in Pakistan?”.
Qui ovviamente c’è l’aggravante della presenza pachidermica e, a questo punto è cristallino, inutile della comunità internazionale: OHR, OSCE, EUPM, UN, EU, EUGENDERFOR (ultimo nome delle forze di pace), un numero spropositato di ambasciate, e ong internazionali che fa finta di niente.
Da una parte c’è chi dice ma dai esageri, ma figurati che vuoi che sia, oppure ma cosa ti aspetti da questo posto? Dall’altra c’è chi ti dice ma sei pazza, non ti immischiare io li conosco questi qui: rischi tu senza ottenere nulla. E soprattutto fai finire il Ramazan. Comunque tutti si girano dall’altra parte e fanno come se non fosse successo nulla e la tentazione di fare lo stesso è grande. Girarsi. In fondo non sono problemi miei, se questi lasciano le proprie strade, le proprie libertà, in mano ai wahabiti e agli hooligans sono fatti loro. Tornare a fare la vera internazionale e prendersi il weekend, andare alle feste, nei pub.
E poi come vorrei essere una giornalista scafata, non farmi mettere nel mezzo, non andare a prendere il pugno ma scattare la fotografia. Capire che cosa sta esattamente cercando di dirmi l’hooligan che si fa intervistare (perchè si fa intervistare dopo quello che è successo? mi usa e basta o è un po’ fuori dal coro? perchè tremo alla fine dell’intervista?). Oppure riuscire ad essere veramente dentro per sapere le cose davvero, per avere le notizie in esclusiva, non in questa situazione per cui ti prendi la merda ma non gli scoop perché alla fine sei una giornalista e non un’attivista e non vali abbastanza per fare lobbing.
Sono nera, ma me lo diceva il mio oroscopo: per tutta l’agitazione che hai intorno non riuscirai a concentrarti sul lavoro. Quanto ha ragione!
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One Response to “Assediati in pace”
said on October 1st, 2008 at 21:27
io ti capisco lucy
anche io ho fatto un’intervista ai dimostranti di belgrado..
ti diro’ una cosa preziosa : piu’ sei brava e piu’ ti danno addosso..
vai avanti e non dare retta a nulla..
neanche io sono contenta di come stanno andando i balkani.. ma sono disperata per come stanno rovinando l’italia…
sembra che alla fine vincano sempre i piu’ forti, le mafie e i criminali..
ma sotto sotto le persone che vogliono costruire si danno da fare…
vedrai che i risultati arriveranno.. non ti scoraggiare..
stai di sicuro meglio li’ che in italia…
lina
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