Gli archivi della Jugoslavia
Gli archivi degli organi centrali della federazione jugoslava si trovano a Belgrado. Parto una ventina di giorni fa per cercare di capire come funzionano, cosa contengono, che aspetto hanno. Internet mi aveva aiutato poco. Pagine vecchie, cataloghi on line quasi inesistenti. Partendo da un paio di contatti mi si apre davanti una disponibilità inattesa da parte di quasi tutte le persone che incontro e che lavorano nel settore. Alcuni archivi dimostrano un’accessibilità invidiabile. Altri molto meno. Paradossalmente – ma forse non troppo – è più semplice accedere all’archivio di Stato e all’archivio del ministero degli Affari esteri che a quello dell’Accademia serba delle arti e delle scienze. Dell’archivio storico-militare non se ne parla. Non si capisce nemmeno dove si trovi e non possiede un sito internet; mi dicono si trovi da qualche parte a Novi Beograd, ma non si sa dove con esattezza. Il Titov Arhiv si trova nel Museo della storia della Jugoslavia, già Museo 25 maggio. Non ho avuto tempo di visitare archivi minori, come quello che della Cineteca, che pare conservi materiale di gran qualità e qualità. Entro nei meandri dell’Arhiv Srbije i Crne Gore che contiene l’Arhiv Jugoslavije. Il materiale è diviso in periodo capitalista e periodo socialista; chi ne ha ideato l’ordinamento probabilmente era convinto, con una bella dose di positivismo socialista, che il secondo periodo era lo stadio finale a cui era arrivato il paese e sarebbe durato all’infinito. E forse aveva ragione perchè prima è finita la Jugoslavia. Manca quasi del tutto la documetazione del periodo tra le due guerre; andata persa durante la seconda guerra mondiale, mi dicono. Quella sulla resistenza e il periodo bellico, invece, si trova nell’archivio storico-militare. Molto rimane invece ed accessibile della Jugoslavia socialista. C’entri o non c’entri, di sicuro la storia del secondo dopoguerra è meno sensibile di quella del 1941-45, così piena di četnici e ustaša. Mi addentro in una giungla di documentazione, polverosa, spesso male ordinata. Dopo pochi minuti mi prudono le mani. Mi tuffo in buste e cartelle. Si tratta di una Jugoslavia molto diversa dai pezzi che ne ho conosciuto io in questi anni. Isolata dall’esterno, bloccata dai suoi nazionalismi, vittima dei postumi della guerra. Sembra scontato, ma in quel momento mi fermo a ripensarci. La Jugoslavia che incontro in archivio ha un orgoglio molto forte di sé stessa e dell’esperimento che sta costruendo. E un ottimismo socialista che sgocciola da ogni riga. Tratta alla pari con i paesi occidentali. Ha un’estrema mobilità tra le sue repubbliche. Ospita un forte numero di studenti stranieri che arrivano dai paesi non allineati di Africa e Asia. Con l’Italia c’è una perenne tensione, per via della questione di Trieste, e non solo. Ma ciò non impedisce che tra i due paesi si instaurino fortissimi legami commerciali, culturali e politici. La lega dei comunisti jugoslavi segue da vicino la politica dei diversi partiti e sigle che si alternano nel panorama della sinistra italiana. Manda rappresentanti ai congressi, invia finanziamenti in alcuni casi; delegazioni di partito jugoslave se ne vanno in viaggio di piacere e politica in Italia e viceversa. Diversi personaggi si muovono tra il sole e l’ombra. Alle volte i loro nomi sono stati tagliati via dal foglio, al quale manca un rettangolino. Altre sono in codice. In altre ancora c’è un nome e un cognome. Mi immergo ancora di più in quello che sto leggendo. Infiniti fogli ingialliti, scritti a macchina. Dove viene registrato tutto. Mi riesce molto difficile capire il confine tra un informatore, un giornalista, una spia, un attachè per la stampa. Mi chiedo chi fossero i loro interlocutori, quanta fiducia avessero in chi gli stava davanti, quanto fingessero e bleffassero e quanto parlassero con sincerità. Chi fossero le loro controparti italiane. Mi faccio prendere talmente tanto da dimenticare il passaporto in archivio il giorno prima di dover partire e da doverlo recuperare in maniera rocambolesca all’ultimo minuto.
francesca
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4 Responses to “Gli archivi della Jugoslavia”
said on June 16th, 2008 at 10:53
Grazie Francesca davvero un intervento interessante,io partirò tra qualche giorno per Belgrado per fare appunto alcune ricerche in archivio per la tesi…mi dai una vera boccata di entusiasmo…
said on June 19th, 2008 at 17:30
“Mi riesce molto difficile capire il confine tra un informatore, un giornalista, una spia, un attachè per la stampa. Mi chiedo chi fossero i loro interlocutori, quanta fiducia avessero in chi gli stava davanti, quanto fingessero e bleffassero e quanto parlassero con sincerità”.
Come noi con te o con voi delle ONG venute a costruire il nostro benessere. Chi siete e quanto siete sinceri con voi stessi prima che con noi? In fondo, non doveva esserti così difficile capirlo.
said on August 3rd, 2008 at 11:07
Ciao a tutti. Sono di belgrado e sposata con un uomo di mondo politico serbo. Vorrei raccontarvi un po delle cose vere. Perche? C’e’ l’ ho un motivo personale.
Tanto per cominciare vi dico che qua e’ peggio dai tempi di Milosevic. Dittatura!!! Qua diventera peggio di Bulgaria.
abbraccio, a presto
said on October 8th, 2008 at 09:14
ci sono aggiornamenti circa l’archivio storico-militare di Belgrado?,
grazie
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