Eurovision? Eurovizija? Evrovizija?
Casualmente mi sono trovata a Belgrado nella settimana nella quale la citta’ ha ospitato l’edizione 2008 del concorso sonoro Eurovision. Chi mi conosce puo’ essere certo che si e’ trattata di una coincidenza. In realta’, come molti italiani, non ho molta familiarita’ con Eurovision. L’Italia ha smesso di partecipare a Eurovision dagli anni novanta, per mancanza di interesse da parte del pubblico e della Rai. Abbiamo già il Festival nazionale, Sanremo, e anche quello non si puo’ dire che rapisca gli spettatori. Diciamo che ci basta. Anche se nel passato l’Italia vinse due volte Eurovision: la prima nel 1956 con “Non ho l’età per amarti”, la seconda nel 1990 con “Insieme” di Totò Cutugno. Ho letto su qualche sito balcanico le considerazioni di qualcuno che notava come il titolo fosse suonato sarcastico. L’edizione 1990, infatti, era stata ospitata a Zagabria.
Al di là delle considerazione sulla qualità della maggior parte dei pezzi, che riguardano il gusto individuale, Eurovision è senz’altro uno specchio dei cambiamenti che si sono imposti in Europa nei decenni. Tra glam e pajette. Come negli anni novanta, quando una dopo l’altra sono entrate a farne parte tutte le nazioni dell’Europa dell’Est.
Prima della caduta del muro l’unico paese al di fuori del “blocco occidentale” a prendervi parte fu la Jugoslavia, dal 1961 in poi, con alcune pause. La prima fu nel 1976, quando la canzone a sfondo patriotico “Zemljo moja” presentata dal gruppo pop di Sarajevo Ambasadori (nel quale cantava anche il giovane Zdravko Čolić), incorse in un supposto errore nelle votazioni e la faccenda spezzò per 4 anni le relazioni diplomatico-canore tra la delegazioni jugoslave e l’intero concorso. La seconda pausa fu nel 1985 perchè lo spettacolo coincideva con l’anniversario dei 5 anni dalla morte di Tito. E finalmente nel 1989 la Jugoslavia riuscì a vincere Eurovision con il pezzo “Rock me” del gruppo di Zara Riva e a imporsi appunto come sede per l’edizione 1990. Le votazioni tenutesi a Sarajevo per scegliere il rappresentante jugoslavo per l’edizione 1991 riflessero le spaccature che di li’ a poco sarebbero esplose: i partecipanti delle giurie provenienti dalla Serbia, dal Montenegro e dalle provincie a maggioranza serba sostennero la cantante serba Bebi Dol, mentre quelli delle altre repubbliche un’altra concorrente. L’atmosfera era tesa, i carri armati facevano la comparsa nelle strade di Belgrado in seguito alle prime manifestazioni contro Milošević. Pochi giorni prima del festival iniziarono i primi scontri armati in Croazia. L’anno successivo, una Jugoslavia che perdeva pezzi uno dietro l’altro, fece la sua ultima apparizione a Eurovision.
Alcune repubbliche iniziarono a prendere parte ad Eurovision fin da subito dopo la disgregazione della federazione, altre alcuni anni dopo. La prima volta che ho sentito parlare di Eurovision ero a Belgrado nel 2006. Le votazioni per decidere il rappresentante di Serbia e Montenegro, tenutesi l’11 marzo, avevano portato a una violenta bagarre tra i rappresentanti serbi e montenegrini, terminata con lanci di oggetti da parte del pubblico del Sava Centar. Il clima era caldo: la notte prima Milošević era morto a L’Aia. A distanza di un paio di mesi si sarebbe tenuto il referendum che avrebbe portato all’indipendenza del Montenegro.
Mi sono infine trovata a Belgrado nei fatidici giorni dell’edizione 2008 di Eurovision. Già da alcuni giorni mi sentivo chiedere da edicolanti, commessi, taxisti, se ero a Begrado per Evrovizija, appena capivano che ero straniera. Rispondevo di no, spero che mi abbiano creduto. Perchè come sempre accade in caso di grandi avvenimenti nazional-popolari, vigeva la corsa al negazionismo. In molti negavano il proprio interesse per Eurovision, salvo poi scoprire che ne conoscevano tutti i fatti salienti. Nel complesso il paese ha seguito assiduamente il festival. Se non altro perchè si svolgeva a Belgrado. Come pare essere ormai una legge provata, dai alla Serbia un campione di canasta e il paese si appassionerà alla canasta. Volente o nolente la vita cittadina, in quel weekend è girata intorno a Eurosong, tra facce appiccicate allo schermo e party anti-Eurosong. E i prezzi dei biglietti, non solo della finale ma anche delle prove, sono lievitati. Molti turisti, ma non tanti quanti se ne sarebbero aspettati, folla ma non eccessiva. Tutto scorre liscio. Folk, glam, lustrini al loro posto.
Ma una delle presenze più interessanti dell’edizione dell’Eurovision belgradese è quella del rappresentate bosniaco Laka. Elvir Laković Laka nasce a Goražde, cerca di sfondare in differenti modi, suona nelle kafane, ma finisce a fare rock’n'roll anzichè folk; tenta la carta dell’America, dove rimane un paio d’anni, ma ne torna deluso. Incide un nuovo album a Sarajevo, una specie di alternative pop, che mischia musiche da carillon e melodie orecchiabili; la musica è solo un aspetto dello spettacolo, affiancata da una scenografia clownesca e soffusa che si porta dietro nei video e nei concerti, accompagnato dalla sorella Mirela e da una serie di stravaganti oggetti e personaggi. Per quello che se ne pensi musicalmente, di sicuro si tratta di qualcosa di originale e molto diverso dagli altri partecipanti. Tanto che Laka ha conquistato anche molti serbi. I quali lo hanno preferito alla rappresentante nazionale Jelena Tomašević, che nella sua canzone d’amore, accennava a un tema già sentito in Serbia: il giorno di San Vito. Chissa’ che questo non sia una piccolissima breccia in mercati discografici (e culturali) spesso stupidamente divisi su linee “etnico-nazionali”.
francesca
Tags : belgrado, eurovision

One Response to “Eurovision? Eurovizija? Evrovizija?”
said on July 20th, 2008 at 12:52
ciao francesca, sono capitato in questo sito alla disperata ricerca di informazioni su belgrado e sarajevo, se ti va di aiutarmi un pò mi potresti scrivere una mail? asmod3o@hotmail.com
grazie mille
giuseppe
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