La notte dell’Avnoj

Posted on Maggio 16th, 2008 in commenti dal margine, politica, viaggi e paesaggi by francesca

Museo dell\'AvnojDurante il ponte del Primo maggio sono stata a visitare la città di Jajce, Bosnia centrale. Jajce ha un patrimonio storico affascinante, segno delle diverse dominazioni che si sono sovrapposte nei secoli. Uno scenario naturale che lascia stupefatti per la sua bellezza.

La città, candidata nel 2006 ad essere un sito Unesco, è ancora in via di ricostruzione dopo aver subito danni ingenti durante l’ultima guerra. Il conflitto non ha risparmiato i monumenti storici, anzi, sembra aver dato un valore simbolico alla loro distruzione. Oltre che come capitale del regno bosniaco cristiano prima dell’arrivo dei turchi, Jajce è famosa per aver ospitato la seduta del Consiglio antifascista di liberazione della Jugoslavia (AVNOJ) nella quale i rappresenti dei consigli nazionali delle diverse repubbliche hanno posto le basi fondati del futuro stato federale. L’epopea partigiana vuole che i delegati abbiano affrontato ogni sorta di pericolo per arrivare a Jajce, combattendo e attraversando territori impervi, in una gelida Bosnia (si era al 29 novembre). Non c’è motivo per non credergli. Il territorio jugoslavo a quei tempi non era un luogo tranquillo per andarsene in giro. A Jajce furono dunque insediati per alcuni mesi i vertici civili e militari della nascente Jugoslavia. E la città sarebbe diventata, dagli anni cinquanta, un museo a cielo aperto della memoria, dove generazioni di cittadini si sarebbero recate in gita; si poteva prendere il fresco su una panchina ammirando le cascate, visitare i resti storici delle epoche passate e i monumenti legati alla repubblica partigiana. Alle volte le due cose non erano disgiunte. Per esempio nelle catacombe, costruite come luogo di culto sotterraneo dai seguaci della chiesa bosniaca, era solito nascondersi il compagno Tito durante gli attacchi aerei. Gli studenti a scuola familiarizzavano con il mito della guerra di liberazione nazionale, mentre la figura del maresciallo li osservava, li inquietava o li faceva sentire protetti, a volte creando uno strano rapporto psicologico. In molti - da Alexandar Hemon in “The Question of Bruno” al regista Nedžad Begović in “Sasvim lično” - hanno raccontato le sensazioni provate nella loro infanzia nei confronti dell’onnipresente maresciallo. La retorica partigiana era pervasiva, essendo il mito fondativo dello stato; le imprese eroiche della lotta antifascista occupavano un peso preponderante nel cinema, nella letteratura, nel teatro. Si trattava di una memoria storica a volte epica, a volte manipolante, a volte ingenua. Non una rilettura del passato, piuttosto la costruzione del passato.

Il Museo dell’AVNOJ a Jajce probabilmente non è cambiato molto da come appariva ai suoi tempi d’oro. Durante l’ultima guerra fu danneggiato ed è stato in seguito riutilizzato come magazzino, oltre che come rifugio per i profughi, ma è stato in seguito ricostruito. Entrando nella sala principale si respira l’aria tipica di locali poco arieggiati, di vecchia Jugoslavia e di nostalgija. Alle pareti cimeli, bandiere, riproduzioni di documenti e fotografie della resistenza, ma soprattutto della Avnojska noć, che si concluse alle luci dell’alba con la nascita della nazione jugoslava, la proclamazione di Tito a primo maresciallo di Jugoslavia, l’elezione dei membri del comitato nazionale di liberazione nazionale e il disconoscimento del governo jugoslavo in esilio in Inghilterra. Citando un opuscolo dei tempi passati: “Questa storica notte nella sede dell’AVNOJ ha aperto una nuova pagina nella storia del nostro paese. Allora sono state poste le fondamenta sulle quali si è cominciato a costruire una nuova, più giusta società in Jugoslavia, le cui fondamenta sono la fratellanza e l’unità, caratterizzata da libertà nazionale e eguali diritti per tutti i popoli della Jugoslavia”. Sul leggio una raccolta di giornali clandestini rilegata. Alle pareti le scritte: “Živio drug Tito!” e “Živio drug Stalin”. Sembra di essere fermi addirittura al 1943, prima del grande scontro con il potere sovietico.

Ci fermiamo a parlare con la persona che si occupa del museo, la quale ne è visibilmente contenta. (Prima della fine della conversazione mi trovo un cappello da pioniere in testa e un fazzoletto rosso al collo, e un invito ai miei amici a scattare una foto). Ci racconta del passato, del presente e del futuro. Il passato è quello glorioso. Il presente è difficile, ci parla di isolamento da parte delle istituzioni. Il futuro per lui è rappresentato dal giorno dopo, quando avrebbe organizzato una manifestazione per commemorare l’anniversario della morte di Tito.

Io inizio a sfogliare un opuscolo senza data, ma visibilmente datato; è una guida ai luoghi della memoria partigiana a Jajce. Lui mi ferma e mi dice che c’è solo il museo da vedere. Perchè la casa dove ha soggiornato Tito durante “il periodo di Jajce” è stata distrutta durante la guerra ed è ora ricoperta di spazzatura. Così la casa Burić, che era stata la sede degli alti comandi militari – e rappresentava un esempio di architettura tipica bosniaca. Così la casa Šaren, risalente al periodo austro-ungarico, che aveva ospitato la sezione propaganda del Partito comunista, la nascente Tanjug e l’atelier del pittore Antun Avgustincić. Così la cosiddetta “casa di Jovi Grubač” (dal nome del suo precedente propietario), in cui aveva vissuto e lavorato il compagno Kardelj. E così via. Viene da pensare che il maresciallo Tito si metterebbe le mani nei capelli se vedesse questo sfacelo.

Rifletto sulla memoria storica della resistenza oggi in Bosnia. Sicuramente è più forte che in altre repubbliche. Perlomeno non ha un’altra memoria storica, di recente riabilitata, che le si opponga. Il significato della lotta antifascista sembra essere ancora radicato nelle persone. Ci sono delle commemorazioni ufficiali. Ma nella maggior parte dei casi per i nuovi poteri iper-nazionalisti e iper-nazionalizzanti questa memoria è inutile, c’è stata un’altra guerra che ha portato con sè nuovi eroi o supposti tali. Molto spesso si torna indietro di secoli a ricordare battaglie, sangue, scontri che hanno contrapposto un gruppo identitario all’altro, all’interno di una memoria storica di lunga durata, in cui il presente interagisce con il passato in una catena continua di sangue e sopraffazione tra gli slavi del sud. Mentre i momenti storici che in quest’area sono stati testimoni di una convivenza o addirittura di un’unità tra i vari gruppi sembrano essere oggetto di una voluta rimozione. E qualunque giudizio se ne dia, la lotta contro il fascismo è stata uno di questi. Come il modus vivendi, l’equilibrio tra le varie comunità, che ha retto per secoli.

La memoria storica è dovunque un fattore delicato. Pero’ da queste parti lo è in modo particolare.

francesca

One Response to 'La notte dell’Avnoj'

Subscribe to comments with RSS or TrackBack to 'La notte dell’Avnoj'.

  1. vittorio said,

    on Maggio 22nd, 2008 at 16:40

    intervento equilibrato e ben fatto, invita ad un turismo di qualità.

Post a comment