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balcani: europa o quasi, commenti dal margine

Villa certosa vs Cvetkova pijaca

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Ecco per una fiorentina, Roma è un po’ come Belgrado: esotica e familiare al tempo stesso, dura e stimolante. Ma soprattutto grande. Grandissima.
E Villa Certosa il quartiere dove io e max siamo andati a vivere è un po’ Cvetkova pijaca, o Zvezdara: stesso misto tra casine basse abusive e palazzi anni sessanta, stessi rom che rovistano nei cassonetti, stessa aria di paese dove tutti si salutano in piazza e dopo due giorni tutti sanno chi sei. Di diverso ci sono i bengalesi, un sacco, e i cinesi, tanti di più.

(Anche di cinesi in Serbia e soprattutto a Belgrado ce ne sono parecchi grazie ad un accordo tra la Federazione Socialista Jugoslava e Repubblica popolare cinese che ha abolito la necessità dei visti tra i due paesi nel 1989 e grazie a Slobodan Milosevic e la moglie Mirijana che si sono inventati la chinatown serba nel blok 70 di Novi Beograd).

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delitto e castigo

Appena tornata a casa, dopo aver fatto chilometri in aereo e in treno, praticamente di fronte Monumento a Mitrovica Nord, chiamato dai locali "barbeque" per ovvi motivial mio portone, mi è cascata la bottiglia di rakja e si è rotta in mille pezzi. Più che altro si è rotta dentro mia borsa dove stava, preziosamente custodita, insieme a varie cose tra cui il portafoglio, i documenti, il cd dell’ong anticorruzione, ma soprattutto il quaderno con tutti i miei appunti, e numeri di telefono, di questa e della scorsa volta a Mitrovica. E siccome era un litro di praticamente alcol puro, si è cancellata un sacco di roba scritta del quadernino, in pratica tutti i bordi lasciando solo il centro un po’ leggibile. (Read more…)

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barricate e capelli rossi

cassonetti

Perché alla fine la domanda è chi diavolo ci va su queste barricate che nascono come funghi? Vengono pagati, dicono gli albanesi, sennò chi ci starebbe! dice che gli danno 80 euro al mese, se fossi serbo ci andrei anch’io sicuro!
La ragazza del centro giovani invece mi dice con gli occhi che brillano di passione, certo che ci andiamo è un dovere morale. Così come il giovane democratico, io ci vado come volontario ogni volta che posso. Aha volontario… Chi lavora nelle aziende statali infatti qui a Nord (acqua,elettricità, comune, università etc.) fa dei turni di lavoro alle barricate. Se non ci vado, mi dice uno, ho problemi al lavoro però non lo scrivere mi raccomando che magari qualcuno lo legge in Italia e passo dei guai. Che si fa alle barricate? te lo dico io cosa si fa: la moglie ha delle ore libere dal marito e può vedere il ganzo e viceversa.

Poi c’è la signora del villaggio che ovviamente va alla barricata perché è lì e soprattutto perché la Kfor per levare un’altra barricata ha costruito un enorme check point - strano check point da cui non si può passare - e ha bloccato la strada principale per andare in città. Ora c’è sto campo base tra il villaggio serbo e quello albanese, neanche fosse Restrepo camp in Afghanistan. La signora, e molte altre come lei, sono incazzate nere.

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La storia della rana

Panchina di fronte all'IbarLa sai la storia della rana no? quella che se la metti nella boccia di acqua bollente salta e si salva la vita mentre se la metti nell’acqua fredda e scaldi piano piano l’acqua, la rana viene bollita e non se ne rende nemmeno conto. ecco noi siamo rane bollite, o quasi. Quando una rana è a metà ormai non si rende più conto di niente, non arriva più a considerare strano ad esempio una bomba lanciata verso un quartiere misto o se bruciano la macchina ad uno che lavora con gli internazionali (”e vabbè ma non s’è fatto mica male nessuno, è così lo fanno di notte, si sa e probabilmente si erano sbagliati”) oppure un ragazzo ucciso da quelli dell’altra parte (”e vabbè ma quelle erano cose tra ragazzi, finite male, l’altro pare stesse rubando..”)

E ogni tanto, nel paese delle rane bollite, Mitrovica/Nord, a qualche rana venga un dubbio che forse quel tepore dell’acqua è un po’ eccessivo, anche se confortevole, e capita che all’inizio dell’intervista l’interlocutore - il tuo key player, il tuo target - ti chieda: ma tu cosa ne pensi? E non riesco mai a capire se vogliono una mano a decifrare questo garbuglio o se mi chiedono in realtà “che ne dici? com’è lo spettacolo?”. ed anche mi chiedono ma gli altri cosa ti dicono? ovvero “ma gli altri come si comportano sulla scena? Meglio o peggio di noi?” ovviamente ognuno pensa di essere il più fico, il più simpatico, il più intelligente e quello che la sa lunga, ti serve il caffè ti paga la birre e da tutti i pori grida “scegli me! scegli me!”.

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Vedi i Balcani e poi scappa

Ogni volta che torno nei Balcani ho le stesse sensazioni. La prima è “mamma mia meno male che non vivo più qui” e quando me ne vado è “mamma mia perché non vivo più qui?”.
Immagino che la nostalgia sarà parte della mia vita come già lo è, come già mi mancano Gerusalemme e Bangkok e Sarajevo e Belgrado.

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Ancora Divjak e ancora Sarajevo e un po’ di RS

sarajevo La giustizia nel dopoguerra balcanico non sembra fatta per la riconciliazione. Come dice sempre un mio amico prospettando guerre future sicure. “Come fai a non vederlo?” mi dice “Nessuno, dico, nessuno è contento con i confini attuali”. Allo stesso modo le sentenze e gli arresti legati ai crimini di guerra scontentano sempre qualcuno, in genere ricompattano il fronte della “propria” nazionalità. Se ti arrestano il kosovaro, i kosovari scendono in piazza, se ti arrestano il serbo i serbi etc. (Read more…)

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Abbasso Ivan, Forza Ivan!

Ormai è passata anche questa mezza settimana a giro per l’Italia accolta come un’eroina. Com’è andata? ti ho pensato? stai bene? Eh ma tu lo dicevi degli hooligans..tutti preoccupati che chissà cosa mi fosse successo tra questi serbacci che tutta Italia ha visto in azione allo stadio di Genova. Sono tornata martedì sera da Belgrado, in macchina, con max che mi guardava storto (”di nuovo le solite dieci ore in macchina!”), con pochissimo sonno alle spalle, guidavo come una pazza sorretta dall’adrenalina ancora in circolo del gay pride e da questo fantastico antidolorifico serbo: 500 mg di paracetamolo più imprecisata quantità di caffeina, medicinale con ogni probabilità vietato in Italia.

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morte ai gay viva i gay

Al media center ci sono Amnesty international, National Endowment for Democracy, Civil right defenders, l’associazione progay e Gay solidarity. In perfetto inglese si parla di come domani la gay parade di Belgrado segnerà un cambiamento irreversibile per il paese, di come questa lotta condotta con testardaggine non è solo per la popolazione LGBT ma anche per i diritti di tutti, la libertà di espressione in primis. (Read more…)

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le parole nello stomaco

ci sono queste parole nello stomaco che non vogliono uscire, anzi che vogliono uscire ma si arrotolano su se stesse, non si stendono. Viene in mente il presidente dell’unione delle città di tiro, libano che rispose ad un giornalista italiano. dice “io non capisco l’italiano ma ho l’impressione che questa domanda vada come stirata”. Come una camicia sgualcita. Ed aveva ragione.

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Voi che vivete sicuri.. meditate che questo è stato

"Bosnian girl" di Šejla Kamerić (2003)

"Bosnian girl" di Šejla Kamerić (2003)

In Bosnia Erzegovina l’11 luglio non mandano musica, non mandano film, solo musica classica o religiosa. E’ il giorno del lutto, il giorno in cui si ricorda il massacro di circa ottomila musulmani in pochi giorni, la presa di Srebrenica l’enclave protetta dall’Onu da parte dell’esercito Serbo-bosniaco di Ratko Mladic (ancora fuggitivo), i giorni in cui i caschi blu olandesi abbandonarono i civili spaventati e si lasciarono dietro scritte come quella qui a sinistra.

E’ uno di quei massacri senza parole, che vorremo scordarci perchè non è possibile pensare che qualcuno possa pianificare di portare, mille, duemila persone in una scuola per ucciderle ore e ore di lavoro, di munizioni di armi automatiche di bombe a mano e nei giorni successivi di scavi per le fosse comuni. Un lavoro enorme, sotto il sole di luglio e agosto. (Ecco una ricostruzione fatta da Birn). (Read more…)

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